Una decina di rosario

Carissimi,
in settimana inizierà il mese di ottobre: papa Francesco ci chiede di vivere questo mese missionario in modo straordinario, un invito perché quello del 2019 sia “mese missionario speciale”; il nostro Arcivescovo Mario ci consegna in merito alcune riflessioni nella sua lettera pastorale “La situazione è occasione”…

Tutti, però, sappiamo che la sapiente sensibilità pastorale della Chiesa ci invita a vivere il mese di ottobre guardando alla Vergine Maria, onorata e pregata come “Regina del Santo Rosario”, ricorrenza che celebreremo il 7 del mese.
Ed il popolo cristiano ha accolto con entusiasmo e larghezza di cuore questo dono della Chiesa, così che il “pio esercizio” del Santo Rosario ha accompagnato e continua ad accompagnare i momenti significativi e le giornate quotidiane di molti cristiani.

Il Santo Rosario ha dato respiro di fiducia, di conforto, di comunione alle nostre famiglie nei momenti della gioia e in quelli del dolore; è con la corona del Santo Rosario che intrecciamo le mani dei nostri cari defunti prima di consegnarli alla terra, quasi a dire: “Signore, accoglili nel tuo Regno di vita eterna; guarda alle loro mani, strette da quelle Ave Maria che Lei, la Madre tua e nostra, depone sul tuo Cuore perché si dilati nella misericordia e nel perdono”.

Vi invito e vi sollecito a vivere questo mese di ottobre con rinnovato vigore, con un proposito deciso a pregare tutte le sere, in famiglia, il Santo Rosario o almeno una decina.
La preghiera in famiglia che, forse, stiamo dimenticando sia un momento desiderato, cercato, voluto ed attuato con la corona del Santo Rosario.

Se nelle nostre famiglie si pregasse un po’ di più insieme, se davvero avessimo l’amorosa determinazione di fermarci e sostare nella preghiera, non pensate che tante tempeste si dissolverebbero, tante oscurità scomparirebbero, tante tensioni si attenuerebbero, tante incomprensioni si pacificherebbero?…
Ritorniamo a pregare in famiglia; ritorniamo a quel respiro orante di cui le nostre case hanno forse smarrito il ritmo e il profumo…

Propongo due semplici riflessioni che ci possono essere di aiuto nella preghiera del Santo Rosario.

Il Santo Rosario, come ogni preghiera cristiana, si apre ed inizia con il segno della Croce.
Il segno di Croce è, in qualche modo, la sintesi della nostra fede, perché ci dice quanto Dio ci ha amati; ci dice che nel mondo c’è un amore più forte della morte, più forte delle nostre debolezze e dei nostri peccati. La potenza dell’amore è più forte di ogni male.
La potenza dell’amore è la vita di Gesù, il Crocifisso Risorto, colui che è “nato da donna”. Meditando e pregando i misteri del Santo Rosario, noi ripercorriamo la vicenda del Figlio di Dio, il Crocifisso Risorto che vince ogni male, calpesta la morte, ci incammina con Maria verso il traguardo della “gloria” di cui Maria, segno di sicura speranza, già rifulge.

Nella preghiera del Santo Rosario, noi ci rivolgiamo alla Madonna con un’insistenza caparbia e fiduciosa (Ave Maria… Ave Maria… Ave Maria… per 50 volte!) perché ci introduca nella comunione d’Amore del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo (Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo… preghiamo dopo ogni decina).
Allora comprendiamo come il Santo Rosario sia una preghiera profondamente “teocentrica” cioè animata e protesa verso il nostro Dio e Signore che è Trinità di Persone e comunione di vita.
Ed è Maria, madre e sorella nostra che è stata pellegrina come noi nel cammino della fede, che ci offre il suo cuore, le sue labbra, il suo sguardo per contemplare la vita del Figlio suo, Cristo Gesù: Lui che ci rivela il cuore del Padre e, nella consumazione d’amore sulla Croce, con l’ultimo respiro ci fa dono dello Spirito Santo.

Preghiamo il Santo Rosario! Con semplicità, con confidenza, con disponibilità, così che, guidati da Maria, ci facciamo discepoli di Gesù in un dialogo cordiale e consolante con Lui, il Maestro, imparando dalla Madonna, la vera discepola, “a serbare, meditandoli nel cuore, i misteri (le sorprendenti meraviglie) della vita di Cristo”.

Il Signore vi benedica.

don Diego