TRATTATO SULLA SPIRITUALITÀ DEL TELEGRAMMA Omelia dell’Arcivescovo mons. Delpini per le ordinazioni diaconali

  1. Il telegramma

Il telegramma è uno strumento di comunicazione che è meno usato oggi perché altri strumenti di comunicazione sono più rapidi e meno costosi e perciò più diffusi. Tuttavia le poste prestano ancora questo servizio e in certe occasioni si rivela necessario.

  1. Il telegramma si usa per una comunicazione urgente.

C’è un messaggio che in poche ore deve arrivare a destinazione, per partecipare a un evento festoso o doloroso, per far giungere in fretta una risposta importante e attesa.

La spiritualità del telegramma è quindi di farsi carico di un’urgenza: non c’è tempo da perdere. C’è gente che ha bisogno della buona notizia e della speranza, per non cedere allo scoraggiamento e alla disperazione. Non è possibile disperdersi in curiosità o perdersi in discussioni. Si deve annunciare che ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli … lo hanno vinto grazie al sangue dell’Agnello.

  1. Il telegramma non è importante: conta chi lo manda e che cosa dice.

Chi riceve il telegramma non dà importanza al telegramma, ma guarda con impazienza da chi sia stato inviato e che cosa dice.

La spiritualità del telegramma è quella di offrire un servizio non di richiamare l’attenzione su di sé: è importante che sia chiaro chi lo ha inviato e quale sia il contenuto del messaggio. I destinatari dell’annuncio devono essere aiutati a rivolgere il pensiero alla sollecitudine di quel Signore che si prende cura di ciascuno e rivolge a ciascuno la chiamata urgente, l’annuncio determinante, il messaggio necessario per vivere e per sapere perché fare festa.

  1. Il telegramma è uno strumento di comunicazione.

Nessuno chiede al telegramma se è contento o se è triste, se è ben riposato o se è stanco. Importante che la notizia giunga a destinazione.

La spiritualità del telegramma è una spiritualità adulta, che non si lascia condizionare troppo dall’umore e dalla voglia, è tutto preso dalla sua missione. Non si ripiega a compiangersi quando si sente ignorato o maltrattato, non si compiace di sé quando si vede accolto con esultanza. Non deve pensare ad altro che eseguire il compito che gli è stato affidato.

  1. Il telegramma è scritto su carta di poco valore.

Per far pervenire il telegramma le poste non usano un materiale prezioso, non una carta decorata e costosa: si usa una carta ordinaria, materiale riciclato per evitare sperperi.

La spiritualità del telegramma non richiede di essere un genio o un eroe o un campione: basta essere disponibile a ricevere il messaggio, a custodirlo con precisione, a farlo giungere a destinazione. Il servizio di telegramma è dunque praticabile da chi è umile, modesto: anche se uno è fragile e poco considerato secondo i criteri del valore e della bellezza non è inadatto alla spiritualità del telegramma.

  1. Il telegramma trasmette un messaggio breve, perché ogni parola costa.

Il testo del messaggio deve essere breve, perché si paga ogni parola.

La spiritualità del telegramma è quindi caratterizzata dalla sobrietà: non si perde in chiacchiere, non lascia spazio alle parole inutili, non divaga in esercizi retorici, non si confonde in lunghe argomentazioni. Porta l’annuncio per cui è stato mandato e così adempie la sua missione: suscita gioia, provoca a conversione, convoca per una missione, annuncia l’evento sperato. Annuncia l’essenziale, la verità che illumina tutte le cose, il senso di tutta la storia. In fondo ha una sola parola da dire. Deve dire Gesù: in lui furono create tutte le cose … tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

  1. Il telegramma, quando ha compiuto la sua missione, non serve più.

Non si conserva un telegramma come fosse un gioiello prezioso, un’opera d’arte da ammirare, un oggetto da collezionare. Quando uno ha letto messaggio, il telegramma finisce nel cestino.

La spiritualità del telegramma comprende anche quell’arte del farsi da parte che evita di essere ingombrante, di imporre la sua presenza. Eseguita la missione, è necessario che si faccia festa per lo Sposo e l’amico dello sposo si fa da parte e si rallegra che lui cresca e che il telegramma sia ignorato. Vive di una libertà dall’amor proprio e non si sente ferito se viene riciclato per altri messaggi e altri destinatari.

I santi Arcangeli che celebriamo oggi sono modelli per questa spiritualità sobria ed efficace. I nostri fratelli che si presentano per l’ordinazione diaconale dopo anni di preparazione e di discernimento sono stati ritenuti pronti e adatti per essere annunciatori di un messaggio urgente per il nostro tempo che porteranno dove sono mandati, senza darsi importanza, lieti di servire alla gioia di fratelli e sorelle, nel condividere la speranza che è stata seminata in loro dalla promessa e dalla testimonianza di Gesù. E noi li accompagniamo con la preghiera e l’affetto e con l’augurio che si esercitino nella spiritualità del telegramma.