STORIA DI UN MUCCHIO DI SASSI

“Sotto il sole incredulo e persino spaventato, con un chiasso da far impazzire, milioni e milioni di anni fa emerse con incredibile potenza dalle viscere della terra una montagna altissima. Era imponente, solida e s’innalzava al cielo senza temere nulla.
Quando poi vennero gli uomini – chissà quanti anni dopo! – videro la montagna e si dissero: “Costruiamo qui le nostre case. Qui le fondamenta saranno sicure, perché poggiano sulla roccia! Qui saremo protetti dal freddo vento del nord!”.
Sorsero così sulle sue pendici molti villaggi e divennero quasi una città. I sassi che componevano la montagna si tenevano stretti stretti e così il freddo vento del nord trovava la strada sbarrata e la gente viveva tranquilla sotto la grande montagna.
Passarono anni e secoli. Ed ecco, i sassi  della montagna imponente cominciarono a litigare. L’uno diceva: “Tu fatti un po’ in là: con il tuo spigolo mi pungi la schiena”. L’altro diceva: “Ehi, tu, lasciami respirare un po’: sei tutto ruvido e mi stai addosso da schiacciarmi!” e un altro ancora: “Voi che mi state in testa, mi siete proprio antipatici! Mai che riesca a vedere un po’ d’azzurro!”.
Insomma, non erano più contenti di essere insieme e si staccarono un po’ l’uno dall’altro.
Ecco cosa successe: quando venne l’acqua, trovò fessure in cui penetrare e scavò, scavò profondamente. Quando venne il gelo, l’acqua divenne ghiaccio e allargò ancora le fessure. Così i sassi cominciarono a sentire, come un brivido, il vento fischiare e finì che un giorno gli abitanti del villaggio udirono un rombo come di tuono e videro spaventati la montagna franare.
Che spavento! Per fortuna la frana si fermò a metà montagna e non ci furono morti. La grande montagna, però era diventata pericolosa e nessuno costruiva più case sulle sue pendici. La forza del monte era diventata minaccia: la gran massa di pietre che prima proteggeva il villaggio ora stava lì, come un rischio.
La storia però finisce bene.
Un bel giorno arrivò un camionista. Caricò le pietre franate sul suo camion e le portò in cantiere. Le belle pietre furono squadrate, poi messe l’una sull’altra e strette insieme da un buon cemento.
Venivano, di tanto in tanto, l’architetto, il geometra, l’ingegnere e dicevano: “Facciamo così”, “Ora mettetele qui”. Così, giorno per giorno i sassi della montagna si trovarono di nuovo insieme, stretti stretti e dal mucchio disordinato e pericoloso sorsero infine le mura di una chiesa. Ancora adesso la gente si raduna volentieri nella chiesa di pietre; si sente sicura, protetta da quelle solide pareti dove risuonano canti e preghiere.
Anche i sassi, dopo aver litigato, sono ora contenti di stare stretti stretti ad ascoltare la gente che loda Dio.”

Con il suo stile semplice, ma profondo, incalzante e pungente, il nostro Arcivescovo mons. Mario Delpini ci invita a riflettere sulla nostra fraternità, sul nostro essere comunità, sul nostro impegno di costruttori di Chiesa.
Siamo alla penultima domenica dell’Anno liturgico, tempo ideale per porci qualche interrogativo prima d vivere la solennità di Cristo Re, domenica prossima, e poi entrare in un nuovo anno liturgico, con le settimane di grazia dell’Avvento: come ci siamo comportati, sassi della nostra comunità?
Per rispondere con piena e sincera coscienza a tale domanda, Gesù ci ricorda nel Vangelo: “Da questo vi riconosceranno: se vi amate gli uni gli altri, come Io ho amato voi”; anche San Paolo, scrivendo alla comunità di Corinto, affronta questa tematica: “Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «E io di Cefa», «E io di Cristo!». Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati?”.
Inoltre, qualche volta ci capita di cantare, durante le nostre assemblee: “Come è bello, Signore, stare insieme ed amarci come ami Tu: qui c’è Dio! Alleluia!”
Le nostre non siano solo parole ascoltate con leggerezza dalla Sacra Scrittura o cantate con superficialità…ma la realtà della nostra vita, di figli amati e chiamati ad amare.

Il Signore vi benedica

don Diego