Santa Messa Memoria del Beato Card. Schuster Commemorazione dei Vescovi Milanesi dei nostri tempi

Omelia di S.Ecc. mons. Mario Delpini, Arcivescovo di Milano

Perché portiate frutto e il vostro frutto rimanga

  1. La questione del frutto.

Si discute molto della questione del frutto promesso da Gesù: chi rimane in me e io in lui porta molto frutto (Gv 15, 5); perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga (Gv 15,16).

Quali aspettative sono generate da questa promessa? come si può riconoscere l’affidabilità di questa promessa?

L’immaginazione spontanea orienta a una interpretazione quantitativa: l’intenzione di Gesù è che la missione radicata nella comunione con lui ottenga molti risultati, nel senso che molti accolgano l’invito, che si radunino moltitudini che in ogni parte della terra professino la loro fede, la loro appartenenza alla comunità dei discepoli. Il molto frutto promesso sarebbe pertanto rilevabile dalle statistiche, dai bilanci, dai numeri insomma. Forse questa interpretazione quantitativa è più una tentazione che un criterio di valutazione. È tentazione molto diffusa perché è coerente con la sensibilità contemporanea che tende a valutare tutto con criteri quantitativi: che si tratti di bilanci aziendali o dell’economia di una nazione o dell’esito di una iniziativa tutto si misura. Quanta gente c’era? erano di più o di meno dell’anno scorso? quanti soldi abbiamo guadagnato? quanti italiani sono contenti o sono scontenti?

Sembra però che questa valutazione quantitativa non sia del tutto coerente con lo stile di Gesù e il suo insegnamento.

L’immaginazione spontanea orienta anche ad aspettarsi un successo qualitativo: si pensa che il molto frutto della missione dei discepoli sia il successo, la popolarità, la stima, il prestigio che possono godere i discepoli e la Chiesa nel suo insieme. Il frutto si potrebbe vedere nell’attenzione alle parole degli uomini di Chiesa e nell’influenza che esercitano nel loro tempo e nell’ambiente in cui vivono.

  1. Per una interpretazione spirituale del frutto che rimane.

Se dunque si devono escludere o almeno guardare con sospetto le interpretazioni quantitative e qualitative della promessa di Gesù, come si deve intendere questa parola? di che cosa possiamo ringraziare la tenace fedeltà dei nostri santi vescovi al Signore? quale frutto ha prodotto?

In questa celebrazione siamo invitati a contemplare le figure dei nostri vescovi defunti in particolare Schuster, Montini, Colombo, Martini, Tettamanzi. Li sentiamo vicini, li sentiamo presenti nella comunione dei santi, sempre vivi nella memoria e nel cammino della nostra Chiesa.

A loro, così diversi e tutti così ammirevoli, potremmo chiedere: quale è il vostro molto frutto, quale è il frutto del vostro servizio alla Chiesa che rimane?

Se riesco a farmi interprete di quello che suggeriscono posso proporre una indicazione per intendere la promessa di Gesù e rallegrarci della sua verità affidabile.
Il frutto della missione fedele al mandato di Gesù non è il successo, non è un risultato quantitativo (se la Chiesa milanese sia cresciuta di numero), né qualitativo (se la Chiesa milanese goda di prestigio e autorevolezza). Il frutto è piuttosto un frutto spirituale, cioè che si continui a compiere l’opera di Dio, secondo quanto dice Gesù: in verità in verità vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre (Gv 14,12).

Se chiedo ai vescovi defunti che ricordiamo questa sera: che cosa avete fatto? quale è il vostro frutto? Forse posso raccogliere qualche frammento della risposta che viene dalla gloria in cui abitano.

“Abbiamo fatto molte cose, molto diverse, in tempi diversi, con stili diversi, con esiti diversi secondo la cronaca mondana: ma, insomma, abbiamo contribuito a “fare la Chiesa”. Ecco l’opera di Dio: che in mezzo agli uomini continui a esserci un segno della sua presenza, una parola di testimonianza della presenza di Gesù, una comunità che abiti il tempo con lo stile di Gesù in attesa della sua venuta.

Il frutto della fatica apostolica, radicata nella comunione trinitaria, è la vita della Chiesa: forse una volta erano tanti e adesso sono pochi i cristiani, ma continuano a essere la Chiesa che annuncia, che opera la carità, che raduna tutti popoli per condividere la sua speranza; in alcuni momenti la Chiesa ha goduto di grande prestigio, gli uomini di Chiesa erano un punto di riferimento desiderato, apprezzato, in altri erano contestati, criticati, circondati di indifferenza o di disprezzo. Ma la Chiesa ha continuato a essere presenza amica, disponibile al servizio, fedele nell’annuncio della parola evangelica.

Vorremmo chiedere la grazia che il frutto del ministero dei vescovi milanesi defunti sia un frutto che rimanga: vogliamo, con la grazia di Dio continuare a essere il segno della presenza del Regno nella storia e nella terra di questa diocesi. Chiediamo la grazia di continuare a essere la Chiesa unita, libera, lieta vicina a ogni uomo e donna senza essere trascinata qua e là da ogni vento, di essere immersi nella vita senza omologazione, di essere un segno di benevolenza senza mendicare approvazione e consensi, di avere la tenacia dell’originalità cristiana senza chiusure allo Spirito che sempre sorprende e converte.

Chiediamo la grazia di essere la santa Chiesa di Dio che è in Milano, la Chiesa di Ambrogio e Carlo, la Chiesa di Schuster, Montini, Colombo, Martini, Tettamanzi.