«PURCHÈ IL VANGELO VENGA ANNUNCIATO» (Fil 1,18) Ottobre, mese missionario

Racconta un detto rabbinico che Dio ha creato l’uomo perché voleva sentir raccontare delle storie…

C’è una storia da narrare: quella di chi da sempre ha amato e ama
quell’uomo, crocefisso, risorto, vivente per sempre, di nome Gesù.
C’è una storia da narrare: la speranza in una vita
che non finisce con la morte.
C’è una storia da narrare: il comandamento dell’amore.
Non è una storia facile, neppure sdolcinata. È una storia dura.
Sembra essere una storia di perdenti.
Eppure è una storia di straordinaria gioia e libertà.
È una storia che non finisce,
che fa iniziare e sognare sempre nuovi cammini.
Siamo afferrati da questa storia. Ne siamo narratori e testimoni …

Gesù ci manda a testimoniare e annunciare il Vangelo.
Non ci manda semplicemente a comunicare una parola, ma a “fare vedere” una persona viva, che ci ha incontrato e ci ha cambiato la vita, facendo nascere in noi una “esperienza” nuova, capace di contagiare e attrarre gli altri. È’ Lui stesso! “Sarete testimoni di me!”. Gesù manda tutti, nessuno escluso. Manda me. Manda te.
Anche per te, per te personalmente sono le sue parole! Ti dice: “Tu, proprio tu, mi sarai testimone!”.
Certo, ci sono i sacerdoti, i missionari, le persone consacrate, i catechisti, gli operatori pastorali, i fedeli laici, uomini e donne impegnati in parrocchia. Ma ci sei anche tu! Il Signore ha bisogno anche di te! Non sottrarti al suo appello: “Mi sarai testimone!”.

(S.E. Card. Dionigi Tettamanzi, Mi sarete testimoni)

“La missione è obbedienza al mandato di Gesù, risorto e Signore, presenza amica e fedele. Non è impresa solitaria: ha la sua radice nella comunione, è praticabile nella fraternità, ha come intenzione di convocare per edificare la comunione dei molti che diventano un cuor solo e un’anima sola.” I fedeli “sono chiamati a identificarsi e a riconoscersi nel mandato di Gesù, così da poter dire, come suggerisce Papa Francesco, «io sono missione» (E.G. 273). […] Una Chiesa tutta missionaria vuol dire una Chiesa che riconosce nell’essere mandati la forma della propria vita: è la grazie di essere in costante rapporto con Gesù che ci invia, come il Padre lo ha mandato, di essere in rapporto tra noi fratelli e sorelle inviati insieme; è la grazia di riconoscersi in rapporto con coloro a cui siamo mandati a portare la gioia del Vangelo.”
(S.E. Mons. Mario Delpini, “Purché sia annunciato il Vangelo – lettera per il mese missionario speciale, ottobre 2019)

Mi sembra che le parole dei nostri Vescovi ci rimandano alla questione centrale, unica e decisiva: l’evangelizzazione e la fede sono il “caso serio” della Chiesa. Come comunità cristiana siamo chiamati a fare nostro questo percorso difficile ma esaltante. Difficile perché per evangelizzare occorre essere evangelizzati, per essere testimoni bisogna essere discepoli. Come gli apostoli con Gesù: stavano molto tempo ai suoi piedi, in ascolto della sua parola; si sono lasciati amare; hanno vissuto una vita di relazione con Lui. Poi hanno raccontato le sue parole, i suoi gesti, il suo amore, la sua vita. Difficile perché il testimone è colui che vive ciò in cui crede, la sua vita è il luogo della sua testimonianza.
La radice della testimonianza sta in un incontro. Non per nulla la patrona delle missioni – che abbiamo ricordato all’inizio di questo mese di ottobre – è una mistica: santa Teresa di Lisieux.

Il Signore vi benedica

don Diego