PER TE… A META’ DEL CAMMINO DI AVVENTO

Nel tuo cammino di Avvento sei ormai giunto alla svolta di metà percorso. E’ utile dunque fermarsi un attimo, fare un piccolo bilancio di come hai vissuto queste prime settimane per poi riprendere con più slancio, vigore e determinazione il viaggio verso Betlemme. E dunque, come va il mio, il tuo, il nostro Avvento?

L’attesa è l’atteggiamento fondamentale al quale, fin dal primo giorno, sei stato sollecitato -ed ancora lo sarai-  in ogni momento del tuo percorso:  “siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa” (Lc 12,36). L’attesa è carica di tensione. C’è qualcosa da aspettare: il ritorno del signore dalle nozze. Oppure, lo sposo stesso, come viene descritto nella parabola delle vergini sagge e stolte (cfr. Mt 25,1ss.). L’attesa fa nascere nella persona una tensione positiva. Chi attende, non uccide il tempo nella noia. E’ orientato ad una meta. La meta dell’attesa è una festa, la festa della mia uma­nizzazione, dell’autorealizzazione, del mio incontrare Gesù, del mio entrare in unione con Dio.

Ma non sei solamente tu ad attendere: anche Dio attende te! Attende che ti apra alla vita e all’amore.

La parola “attesa, stare in guardia” indica propriamente stare nella “torre di guardia”. La “torre di guardia” è il luogo dell’osservazione, dello scrutare, del vegliare. Attendere indica, quindi, stare attenti se qual­cuno viene, osservare tutt’intorno quanto si avvicina a noi. Attendere significa anche fare atten­zione, preoccuparsi di qualcosa, come il “guardiano” osserva ogni singola persona e le presta atten­zione.

Attendere dovrebbe provocare questi due atteggiamenti in te: l’ampiezza dello sguardo e l’attenzione al­l’attimo, al momento, a quanto stai vivendo, alle persone con le quali stai parlando. L’attesa allarga il cuore. Quando attendi, senti che non basti a te stesso! Ognuno di noi lo sa, quando aspetta un amico o un’a­mica. Si guarda ogni secondo l’orologio, per vedere se non sia ancora ora. Si è tesi al­l’attimo nel quale l’amico o l’amica scenderà dal treno o suonerà alla porta di casa. Grande è la no­stra delusione, se di fronte alla porta di casa si trova qualcun altro. L’attesa fa nascere in noi una tensione eccitante. Sentiamo di non bastare a noi stessi. Nell’attesa usciamo da noi stessi verso colui che tocca il nostro cuore, che lo fa battere con più forza, colmando la nostra attesa.

Oggi molti non riescono più ad attendere. Forse anche tu! Vivono il tempo di Avvento non come tempo di attesa, ma già come un Natale passato. Alcuni celebrano sempre Natale, invece di mantenere sve­glia l’attenzione e di protendere il proprio cuore nell’attesa del mistero del Natale. I  bambini non sanno attendere che tutti siano pronti e seduti  a tavola prima di mangiare: devono mangiare subito, se c’è qualcosa sul tavolo! Non aspettano che il cioccolato sia messo nella borsa della spesa: devono mangiarlo an­cor prima che sia pagato alla cassa del supermercato! La gente in fila davanti alla cassa o allo spor­tello non riesce ad aspettare. Si spinge. Sbuffa. Litiga.

In tutto questo c’è qualcosa di im­portante: chi non sa aspettare non svilupperà mai un forte io; chi non sa aspettare entra nella logica mondana del “tutto, subito e sempre”. Dovrà per forza soddisfare ogni biso­gno immedia­tamente, ma diventerà allora completamente dipendente da qualsiasi bisogno. L’attesa, invece, rende liberi dentro. Se sai aspettare finché il tuo bisogno sia soddisfatto, sei in grado di sopportare anche la tensione che l’attesa suscita in te. Il tuo cuore si allarga e ti dona, inoltre, la sensazione che la tua vita non è banale! Te ne accorgi quando aspetti un qualcosa di miste­rioso, poiché attendi il compimento della tua nostalgia più profonda.

Forse riesci a ricordarti le sensazioni di quando hai aspettato qualcosa o qualcuno… Quando hai invitato degli amici per una festa. Se qualcuno arriva troppo presto, questo disturba la tensione della tua attesa. Ti va perso qualcosa. Il gusto dell’attesa, l’anticipazione della gioia della festa insieme, i preparativi per la festa si inceppano. L’attenzione, che fa parte dell’attesa, è saltata a piè pari. Non puoi badare al tuo cuore, con tutte le aspettative e i desideri che vi nascono. Se però al tempo fissato non c’è ancora nessuno, anche in quel caso tu sei deluso. In quel caso l’arco dell’attesa è teso oltre misura. Vengono idee come: “Non mi vogliono bene. Non sono di nessun valore per loro. Con me possono fare que­sto. Per loro ci sono cose più importanti di me”. Che cosa spegne la tensione dell’attesa? Come ti senti, quando attendi la venuta di una persona che ami? Entra un qualcosa di nuovo nella tua vita. E’ come ricevere un dono. Provi gioia al pensiero di quella persona. Ti senti vivo. Crescono in te sen­timenti forti. Eppure non solo tu attendi. Tu stesso sei atteso. Come ti senti, quando altri ti aspet­tano, quando Dio ti attende? Gli altri hanno aspettative su di te. Le aspettative possono limitarti, ma, se nessuno si aspetta più niente da te, tu ti senti superfluo. Il tempo dell’Avvento ti invita ad allar­gare nell’attesa il tuo cuore e ad alzarti in piedi, perché sei atteso. Tu ne vali la pena. Molti ti aspet­tano. Dio ti aspetta, perché tu viva una vita vera.

Buona continuazione nel tuo cammino di Avvento.

Il Signore vi benedica.          

don Diego