PAROLE PER CONTINUARE SULLA VIA CRUCIS FINO ALLA PASQUA

Omelia dell’arcivescovo alla via crucis zonale: Gallarate 9 aprile

  1. Popolo in cammino.

La prima via crucis – come si può immaginare – è stato un corteo penoso e circondato da schiamazzi, insulti, curiosità e compassione.

Il nostro celebrare la via crucis è una immagine che trasmette un volto di Chiesa: siamo un popolo in cammino, siamo alla sequela di Gesù. Siamo insieme anche se non ci conosciamo tutti e ci diamo testimonianza gli uni agli altri anche se non parliamo tra noi. Questo segno diventi un programma di vita, diventi un aiuto a essere la Chiesa dalla genti che il Signore ci chiede di vivere. Cerchiamo di non evitare le domande: siamo in cammino? In quale direzione ci muoviamo? Stiamo seguendo Gesù? Siamo insieme? Quale testimonianza offriamo a chi cammina con noi?

Perciò suggerisco di cogliere l’occasione della Pasqua per compiere qualche passo di riconciliazione e di edificazione vicendevole: fate gli auguri di Pasqua a chi sta intorno a voi, a qualcuno che finora è stato ignorato, a qualcuno con cui i rapporti si sono spezzati, mandate un biglietto, fate una telefonata, portate un ramo d’ulivo.

  1. Ogni giorno

“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23),.

La vita prende il volto di vocazione perché ogni giorno la parola che chiama riceve la risposta e la docilità; i rapporti prendono il volto dell’amore perché ogni giorno la libertà si decide alla dedizione e a servire la gioia della persona amata, della comunità amata; il convenire dei molti diventa Chiesa perché ogni giorno riceve il dono dello Spirito che rende i molti un cuore solo e un’anima sola; l’intelligenza, l’erudizione, le intuizioni e l’arte diventano civiltà perché ogni giorno diventano parola e domanda, sapienza e patrimonio condiviso.

L’improvvisazione e l’inerzia, l’euforia e la noia, lo scatto nervoso e l’emozione tempestosa non raccontano nessuna storia, non costruiscono nessuna strada.

Ogni giorno siamo chiamati a decidere il volto della nostra libertà e il volto della città. Perciò suggerisco di iniziare ogni giorno con il segno della croce: il gesto semplice e decisivo che dice: “Sì, Signore Gesù, questo giorno è il tuo giorno, questo giorno è l’occasione per amare!”.

  1. Padre.

“Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita…” (Gv 10,17); “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il figlio glorifichi te” (Gv 17,1).

Gesù dà gloria al Padre: rivela infatti la verità di Dio; il Padre ama il Figlio perché ha dato la sua vita ai discepoli e li ha introdotti nella vita di Dio, ha rivelato loro la vocazione ad essere figli. Perciò noi possiamo dire con verità: “Padre nostro…”

Chi sa pregare chiamando Dio con il nome che Gesù ha rivelato, dicendo: “Padre!” può prendere coscienza della propria dignità. Io non sono un niente, un frammento insignificante perduto in un universo insensato. Io sono figlio di Dio! la mia vita è preziosa per Dio! la mia speranza è fondata sulla promessa di Dio che mi chiama a partecipare alla sua gloria!

Perciò suggerisco che ogni sera, mentre si ripensa alla giornata trascorsa al bene compiuto e alla occasioni mancate, alle pene e alle gioia delle persone amate, alla bellezza e alla complicazione della vita, ogni sera tutto possa trovare pace, perdono, speranza, pregando come Gesù ci ha insegnato, dicendo: Padre Nostro, che sei nei cieli…

  1. Risurrezione.

“Abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni” (Sal 23, 6); “dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 15,11); “è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo” (Gv 17,1). Come si chiama il morire di Gesù? Si chiama l’ora della gloria!
Come si chiama la sepoltura di Gesù? Si chiama gloria! Come si chiama il cammino di chi segue Gesù? Si chiama il sentiero della vita! Come si chiama il futuro dei figli di Dio? Si chiama speranza di vita eterna!

La risurrezione è la verità cristiana più difficile e straniera nel linguaggio del nostro tempo e persino nella comunità cristiana. È la promessa di Dio che suscita minore esultanza e non anima nessun desiderio, a quanto pare.

Perciò è la parola più necessaria, è la speranza più provvidenziale per resistere alla tentazione della rassegnazione, della mediocrità di orizzonti, è il principio più irrinunciabile per dare serietà alla libertà che decide della qualità della nostra vita. Siamo chiamati ad abitare nella gloria: risorgeremo.

Perciò suggerisco di partecipare alla veglia di Pasqua accogliendo con nuova letizia l’annuncio della risurrezione di Gesù, principio della nostra risurrezione.

essere fedele al cammino intrapreso, che certo porta alla terra promessa, che è la comunione beatifica.