Omelia dell’Arcivescovo mons. Delpini alla Redditio Symboli – 6 ottobre 2018

Erano circa le quattro del pomeriggio (Gv 1,39)

È ora, è tempo

  1. Gente che segue.

Hanno preso quella strada perché sono stati orientati da Giovanni, il loro maestro. Hanno preso quella strada insieme. Hanno mosso qualche passo.

Non è il primo passo della loro vita: sono stati coinvolti nell’entusiasmo per il predicatore del deserto, l’hanno sentito parlare e visto battezzare e sono entrati nel gruppo dei discepoli. Hanno trovato un buon maestro, forse non tanto simpatico, ma faceva impressione, forse non di tante parole, ma le parole che diceva erano come colpi di scure. Hanno trovato un maestro, forse un po’ troppo originale, ma serio e coerente, convincente. Hanno fatto qualche passo con lui.

Poi si sono sentiti invitati da Giovanni stesso a seguire Gesù. L’ha indicato con questa strana espressione: ecco l’agnello di Dio! con il punto esclamativo. Che cosa vorrà dire “agnello di Dio”? Forse hanno capito più l’”Ecco” e il punto esclamativo: come se dicesse un “finalmente”, come se parlasse di una speranza che si realizzava. Ma che cosa vorrà dire “agnello di Dio”?

Si sono incamminati insieme, i due amici. L’uno s’è sentito rassicurato dalla presenza dell’altro: “se viene anche tu, io vado: andiamo”. Sono diventati amici e hanno trovato nell’amicizia una specie di forza per l’azzardo o almeno per una scelta dall’esito piuttosto imprevedibile. Infatti che cosa può significare che la speranza con il punto esclamativo si ripone nell’”agnello di Dio”?

Si sono messi in cammino, hanno seguito Gesù. Seguire vuol dire che stavano dietro, lo osservavano di spalle, non gli rivolgevano la parola, ma forse aspettavano l’occasione. Seguire vuol dire che non correvano avanti, come se sapessero da quale strada doveva passare. Di Gesù non sanno quasi niente. Già, infatti, che significa “agnello di Dio” con il punto esclamativo?

Mentre rivolgo lo sguardo sui ragazzi e le ragazze che sono qui, sono indotto a riconoscere che, presumo, siate venuti qui perché qualcuno vi ha dato l’indicazione. Non è questo il primo passo. Già avete trovato qualcuno in cui riponete fiducia, per esempio un prete, un educatore, una consacrata. Magari non è tanto simpatico, certe sue parole sono qualche volta aspre, forse non parla molto o forse anche parla troppo, forse è un po’ troppo originale o forse è un po’ troppo normale, ma insomma c’è qualche ragione per cui merita fiducia.

Quindi c’è stato qualcuno che vi ha detto: stasera c’è la Redditio (con o senza il punto esclamativo). Che cosa voglia dire redditio è un mistero, ma quel tale merita fiducia; se dice andiamo è perché merita di andare.

E poi, se vieni anche tu, io vado: andiamo.

Ecco, come mi immagino, si è radunata qui gente che segue: sta dietro, guarda alle spalle, incuriosita, ma non tanto coinvolta, prudente e senza sapere bene che cosa potrebbe succedere. Infatti che cosa può significare redditio (con o senza il punto esclamativo)?

  1. Che cosa cercate?

Quello che succede per questa gente dalle idee un po’ confuse e dal passo fin troppo cauto è che Gesù si volta, fissa lo sguardo su ciascuno di coloro che lo seguono e pone la domanda: “che cosa cercate?”.

La domanda impone una sosta, la domanda mette in imbarazzo, scava dentro, la domanda pretende una risposta, una risposta che devo dare io, che devi dare tu. Non si può rispondere: “Mah! … io non cerco niente, solo seguo le indicazioni di una persona di fiducia… io non cerco niente, sono venuto solo perché è venuto il mio amico … sono qui solo per sapere che significa l’espressione strana che si usa: “agnello di Dio!”, “redditio”… o anche solo per capire il punto esclamativo…”.

Che cosa cercate è la domanda che può entrare nell’anima e fare chiarezza, dare voce alla confusione perché diventi una risposta, mettere ordine in una vita perché trovi una direzione, far emergere un gemito perché trovi una speranza, una consolazione.

La gente che segue vorrebbe diventare gente che sta insieme: Maestro, dove abiti?”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava.

In questo dialogo la gente che segue arriva a chiarire a se stessa l’intuizione di una speranza, l’aspettativa di una direzione, la disponibilità a una proposta.

Questo è l’ora, questo è il tempo. Anche noi possiamo sperimentare questa grazia: la grazia di una chiarezza su quello che cerchiamo e la grazia di un invito a trovare una dimora. È quello che si chiama, che si può cominciare a chiamare “fede”.

  1. Abbiamo trovato il Messia.

L’irradiarsi della gioia è più significativo della comunicazione verbale, il desiderio di condividere l’esperienza è più incisivo del tentativo di indottrinamento.

Andrea, presumibilmente, non aveva capito gran che di Gesù: Giovanni gli aveva detto “agnello di Dio”, invece lui confida al fratello: Abbiamo trovato il Messia. Forse Andrea non era molto portato alle sottigliezze teologiche o forse quel giorno non era stato sufficiente. Ma certo era bastato per convincere Andrea che Gesù meritava di essere conosciuto personalmente e che sperimentare il dimorare con lui era una possibilità desiderabile anche per suo fratello Simone.

Si può descrivere anche così la redditio symboli: forse non abbiamo capito tutto di noi stessi e della nostra vita, forse non abbiamo capito tutto di Gesù e della nostra fede, ma quello che abbiamo sperimentato può bastare per avere qualche cosa da dire ai nostri fratelli e sorelle. Può bastare per ritenere che Gesù meriti di essere conosciuto e che valga la pena dimorare con lui.

  1. Agnello di Dio.

In effetti che significa “agnello di Dio”? Per entrare in questo mistero sarebbe necessario seguire Gesù fin là dove si parla di sangue versato per l’alleanza, di corpo dato come pane di vita eterna. Si dovrebbe cioè celebrare la Pasqua e lasciarsi condurre fino a essere sepolti nella morte di Gesù per essere vivi della sua vita e partecipi della sua gloria.