L’impresa di aggiustare il mondo

Omelia dell’Arcivescovo nella terza domenica di Avvento con i genitori e gli insegnanti

Il mondo aspetta di essere aggiustato.

Si possono avere idee diverse su tutto, pensarla in modi disparati fino ad essere contraddittori, parlare diverse lingue e vedere le cose da punti di vista diversi. Ma su una cosa sembra che tutti si trovino d’accordo. Le cose non vanno bene. Il mondo è rovinato. La società è malata. Insomma il mondo deve essere aggiustato.

C’è troppa confusione; c’è troppo dolore; c’è troppa ingiustizia; ci sono troppe complicazioni. Se non si mette mano all’impresa di aggiustare il mondo sembra che sia inevitabile e anzi forse imminente la rovina.

Come si aggiusta il mondo?

Su come poi si possa aggiustare il mondo, le idee invece sono molto diverse, persino contrastanti e motivo per dividersi e accusarsi a vicenda: “Voi non volete aggiustare il mondo, ma rovinarlo del tutto!”. Così si insultano l’un l’altro i politici dei diversi partiti, i responsabili di organizzazioni benintenzionate, i leader dei movimenti, i capi delle religioni.

Ci sono alcuni che ritengono che per aggiustare il mondo ci voglia un governo mondiale, un re dei re, come Ciro, per esempio, uno che “preso per la destra dall’altissimo Iddio abbia potere di abbattere le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, un potere davanti al quale si aprano i battenti delle porte e nessun portone rimanga chiuso”. Un governo forte, che si imponga, che metta a posto le cose: ecco che cosa serve per aggiustare il mondo!

Così promette il profeta, entusiasta di Ciro, il re illuminato, che restituisce a Israele la sua libertà e comanda che sia adorato il re di Israele costruendo in Gerusalemme un nuovo tempio.

Ci sono alcuni che ritengono che per aggiustare il mondo ci voglia una rivoluzione, una parola aggressiva come quella del profeta che raduni facinorosi e scontenti per rovesciare la situazione; ci vuole una personalità senza macchia e senza paura come Giovanni, che si metta a gridare contro le ingiustizie e le prepotenze, contro gli oppressori e i peccatori. Ci vuole gente coerente, che non sia come una canna sbattuta dal vento, che non sia disponibile al compromesso e che non si lasci comprare o corrompere della ricchezza. Ci vuole un profeta, arrabbiato e incorruttibile.

Tuttavia l’aspettativa di un uomo forte che governi il mondo e lo aggiusti con un potere universale si rivela un rimedio provvisorio, una aspettativa destinata ad essere delusa. E anche la missione del profeta inflessibile, incorruttibile e aggressivo che contesta il male e insulta i prepotenti e i malvagi sembra destinata al fallimento. Basta un pretesto e il profeta fastidioso viene messo a morte e non ne rimane traccia. La sua voce profetica si perde nel vento, si dimentica nel deserto.

Colui che deve venire.

Gesù mette mano all’impresa di aggiustare il mondo vivendo la sua missione come compassione e misericordia. Gesù si rivela salvatore con la sollecitudine e il prendersi cura dei ciechi, perché possano vedere, degli zoppi, perché possano danzare, dei lebbrosi perché siano recuperati alla vita della comunità, dei sordi, perché le parole e la musica li possano chiamare, dei morti perché gioiscano della vita; dei poveri insomma, perché siano lieti. Ecco la rivelazione della via che Dio percorre per aggiustare il mondo è il prendersi cura del povero, il chinarsi sullo sventurato per restituirlo alla gioia.

Senza fare rumore, senza esercitare un potere, senza sbaragliare nemici e senza imporsi con la forza, il modo di Gesù di aggiustare il mondo è quello di prendersi cura di ciascuno, di restituire ciascuno alla speranza, all’esperienza della gioia, dalla condivisione della fraternità ricostruita.

La cura paziente e tenace per il più piccolo nel regno di Dio.

I discepoli di Gesù non hanno altra via per mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo che non sia la via di Gesù. Perciò si fanno genitori, educatori, insegnanti: persone che non fanno rumore, non chiedono pubblicità. Si curano di ciascuno, si mettono al passo con chi cammina più lento, offrono l’appoggio a chi rischia di cadere. Non c’è un altro da aspettare!

È ingenuo immaginare che un qualche potere mondano metta a posto le cose. È temerario il profeta arrabbiato che pensa che la rivoluzione e la contestazione possano convincere il malvagio ad essere onesto, il prepotente a rispettare la legge, l’ingiusto a praticare la giustizia. Perciò chi vuole aggiustare il mondo non ha altra via da percorrere che quella di Gesù: prendersi cura dei piccoli del Regno di Dio per introdurli alla festa. Benedetti perciò i genitori, benedetti gli insegnanti, gli educatori! Benedetti coloro che osano l’impresa di aggiustare il mondo. L’impresa non sarà mai conclusa, resterà sempre incompiuta, ma chi nella sua vita si è fatto vicino ai piccoli, uno per uno, dedicando a ciascuno le attenzioni che meritava ha già aggiustato un pezzo di mondo: sarà grande nel regno di Dio!