LA CURA DIMAGRANTE DELL’AVVENTO

E’ un comportamento (ed un verbo) tipicamente italiano: accumulare! Accumulare roba, oggetti, propositi… Ed i troppi oggetti, oggettivamente, stancano: quando occupano ogni cassetto, ogni scaffale, ogni ripostiglio, subentra una sorta di panico.

Esistono armadi nelle case italiane che dovrebbero portare il cartello di “pericolo di valanghe”. Aprendoli, si rischia di finire travolti da cianfrusaglie, libri, piccoli elettrodomestici, vecchi giocattoli, scatoloni, e tanto altro ancora. La nostra furia commerciale è inversamente proporzionale ai nostri veri bisogni: ed è troppo comodo dare la colpa sempre e solo alla pubblicità. Noi, diciamolo sinceramente, siamo fatti così: abbiamo bisogno di avere tanto, di avere delle cose, magari anche inutili, ma tante e tante cose, quasi come dei salvagenti che ci tengono a galla nel mare del mondo.

Ma così facendo, anziché migliorare, si rischia di peggiorare. La nostra vita rispecchia questa inveterata abitudine italiana: è un “vita obesa”, piena di mille cose, di troppe cose, di mille appuntamenti, di troppi appuntamenti, di mille impegni, di troppi impegni. Ma prendiamo coraggio e chiediamoci:  dove stiamo andando? Cosa stiamo costruendo? Forse i risultati, non tanto confortanti, stanno venendo a galla proprio in questi tempi non proprio rosei. Forse stiamo diventando vittima di una vera e propria malattia sociale: il “troppismo”!!! Troppe cose, troppe cose da fare, da mantenere vive, troppe cose da custodire…Della serie “tirem innanz…” cioè tiriamo avanti, così un po’ per caso.

Forse, a tutti, a ciascuno, non farebbe male una bella sterzata verso l’essenziale.

Forse anche la nostra prassi pastorale è malata di “troppismo”: inventiamo mille cose, appuntamenti, occasioni di incontro, moltiplichiamo i momenti di aggregazione, ma poi magari ci dimentichiamo ciò che è essenziale  e cioè il riferimento a Gesù! Mettiamo in opera mille iniziative, ci diamo da fare per mille attività, ma poi non sappiamo perché o per Chi facciamo tutto questo, magari perdiamo il punto fermo e di riferimento.

L’occasione dell’Avvento è davvero propizia. Sono settimane predisposte ad apprendere la lezione di accogliere l’Essenziale, cioè il Signore Gesù, l’Unico Necessario, Indispensabile; Egli viene a noi nella modalità più semplificata e disarmante possibile, quella di un bambino.

Se Lo accoglieremo, se lo riconosceremo come l’Essenziale per la nostra vita e per la vita delle nostre famiglie e comunità, allora assomiglieremo ai pastori che adorarono Gesù Bambino nella mangiatoia, a Simeone ed Anna che lo accolsero nel tempio di Gerusalemme e lo portarono in braccio, a Maria che contemplava il Figlio mentre lo accudiva, a Giuseppe che lo custodiva senza dire parole ma obbedendo alle indicazione dall’Alto.

Verrà allora da sé la cura dimagrante di Avvento per la nostra vita personale ed ecclesiale. L’ombra del “tirem innanz” verrà scacciata dal chiarore di quella luce che, secondo l’evangelista Luca, avvolse i pastori a Betlemme; una luce preludio della Luce che li rinvigorì rendendoli annunciatori di quello che avevano visto ed udito.

Non avremo più bisogno di attaccarci a tante cose, come naufraghi che si attaccano alla zattera per non andare a fondo nel mare magnum di questo mondo, perché avremo come stella polare, per saperci orientare, ciò che è scritto nel Prologo del Vangelo di Giovanni e che sarà proclamato nella Messa della Notte di Natale: la Luce è brillata tra le tenebre e a quanti l’hanno accolta ha dato il potere di diventare figli e figlie di Dio. Siamo chiamati allora a fare scelte di essenzialità nel cammino di vita quotidiana, e a sceglier l’Essenziale, cioè Gesù, nel nostro cammino di fede. Solo così troveremo la misura giusta nel nostro agire, calibrandolo sul perché o per chi facciamo tutto questo. Solo ed unicamente per il Figlio di Dio che è diventato uomo!

Il Signore vi benedica!

don Diego