«La buona notizia siete voi, portatela nei vostri paesi»

di Annamaria Braccini

«Siate la buona notizia che guarisce la tristezza degli abitanti del paese triste».

Lo dice l’Arcivescovo ai ragazzi e ragazze, per la maggior parte adolescenti, che ha davanti, seduti semplicemente su un prato di montagna del campeggio ambrosiano dove presiede l’Eucaristia. E, loro, le più di 250 “buone notizie” viventi – che, anche solo a vederli, sono proprio così – lo ascoltano attenti, sapendo che il Vescovo è salito fino a Ceresole Reale, nello splendido comprensorio del Parco Nazionale del Gran Paradiso in diocesi di Ivrea, per venire a visitarli, mentre sono in vacanza, appunto in campeggio. Non in uno, ma in ben 5: quelli organizzati dalle parrocchie di Canegrate e San Giorgio su Legnano, Lissone, Samarate – qui riunite sono 20 famiglie – Vimercate e Rho. Giovani, educatori, madri e padri con i loro figli, i sacerdoti e le suore, i volontari, tutti insieme, convocati, come spiega ancora l’Arcivescovo all’inizio della Messa, «dal Signore, venendo da paesi diversi, ma condividendo la possibilità di ascoltare». Il benvenuto iniziale è affettuosissimo, cantato e ritmato, sulle note di una inedita “Macarena” ballata anche dai chierichetti.

Con alle spalle lo striscione di saluto e adagiato sull’erba quello del “kaire Arcivescovo” – scritto in greco, con cui lo hanno accolto fin dalla strada – ci sono una croce di legno rustico e un altare altrettanto semplice abbellito da un piccolo mazzetto di fiori di campo appena donati da un bimbo al Vescovo. Concelebrano, mentre la bandiera vaticana, che ondeggia al vento, sembra vegliare tra le tende, una decina di sacerdoti tra cui i preti che accompagnano i ragazzi dei singoli campeggi e il parroco di Ceresole Reale.

Dalla pagina del Vangelo di Luca, con i discepoli di Giovanni che si recano dal Signore e Gesù che indica loro di guardare a ciò che sta operando, si avvia la riflessione del Vescovo. «Perché gli abitanti del paese triste sono tristi? Forse perché ricevono sempre cattive notizie di disastri, litigi, ingiustizie, gente che ammazza e di incidenti».

Dove cercare, quindi, la buona notizia? Non nel deserto, in cima alle montagne o in fondo al mare, ma in Gesù, appunto. Fu così oltre 2000 anni fa in Galilea e vale oggi per i cristiani del Terzo millennio in una valle persa nel verde.

E, allora, è chiara la consegna anche ai più giovani: «Non dipendete troppo dal telegiornale, dal giornale e da internet: guardate la buona notizia che è annunciata a tutti i poveri della terra. Sono venuto qui per dirvi di aprite i vostri occhi, di guardare alla gente che si dedica voi. Pensate a quanto siete amati e non crediate che tutti siano egoisti. E guardate anche come vi volete bene tra voi e quanto bene siete capaci di fare. Guardate con i vostri occhi, non lasciatevi disturbare dalle cattive notizie che ricevete».

Da qui il compito, alla fine, affidato a ciascuno. «È un compito molto semplice: quando tornerete a casa dovrete essere la buona notizia. Non siete santi o perfetti, ma potete essere la buona notizia che guarisce la tristezza degli abitanti del paese triste. Mi immagino che i vostri paesi non saranno più tristi, non perché tutti i problemi saranno risolti, ma perché ci sono ragazze e ragazzi, giovani e adulti come voi».

Poi, la visita anche agli altri campeggi – quasi tutti oltre i 50 anni di attività -, con il pranzo in amicizia, le torte, i piccoli e grandi racconti ed esperienze di tutti i giorni, i canti, i doni.

Tra le vicine tende, una speciale, quella dove si conserva l’Eucaristia e in cui l’Arcivescovo prega brevemente in ginocchio.

«Imparare a pregare è imparare a vivere. Tutti siamo stati chiamati alla vita dall’amore dei genitori, da Dio che vuole i suoi figli felici, dal dono dello Spirito. Quando preghiamo dichiariamo che siamo grati della vita che abbiano ricevuto, docili allo Spirito e desiderosi di vivere come Gesù ha vissuto. La benedizione del Signore vuol dire che Dio è alleato con noi. Ogni giorno è benedetto da Dio».

E, prima di ripartire, c’è ancora tempo, per i ragazzi scatenati, di cantare e ballare, “Tu Mario sei per me il numero 1”.