Mercoledì 21 Febbraio 2018
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Sinodo minore “Chiesa dalle genti”. La fase di ascolto: passi semplici e gesti impegnativi

Di mons. Luca Bressan Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti” - Vicario episcopale Arcidiocesi di Milanosinodologo

Con la pubblicazione delle tracce per la condivisione, il Sinodo minore è entrato in un momento cruciale del suo percorso. La fase di ascolto ha a disposizione tutti gli strumenti (testo guida + tracce) utili a dare vita a un grande e costruttivo dibattito. Attori da coinvolgere: il corpo ecclesiale, nelle sue diverse figure (consigli pastorali, ministri ordinati e consacrati, giovani, operatori della carità), ma anche tutte le persone che desiderano misurarsi con le domande che la Diocesi di Milano si sta ponendo, proprio perché ne condividono il carattere di urgenza e la capacità di futuro (mondo della scuola, amministratori locali, servizi territoriali rivolti alla persona).

Dal grado di coinvolgimento e dalla qualità dell’ascolto che avremo saputo creare dipenderà l’esito del percorso sinodale. Perché sia, come l’Arcivescovo ci ha chiesto, un evento di popolo, occorre che questa fase sia curata e molto diffusa: solo così potremo giungere al successivo momento di costruzione e definizione delle proposte sicuri che i discorsi che intavoleremo non sono il frutto delle convinzioni di pochi ma l’esito di un sicuro processo di ascolto del “fiuto” del popolo di Dio (sensus fidei).

Essere Chiesa dalle genti: per giungere a realizzare un simile cammino di conversione occorre in questa fase di ascolto miscelare allo stesso tempo gesti impegnativi e passi abbastanza semplici. Gesti impegnativi: è necessario scegliere di vedere, come dice il documento preparatorio, oltre la superficie del quotidiano, le gesta di Dio che si stanno realizzando dentro situazioni e avvenimenti che a prima vista ci appaiono non chiari e non facili da affrontare. Passi abbastanza semplici: basta iniziare ad impegnarsi in questo ascolto, e subito ci accorgeremo che sono tanti i percorsi di conversione già avviati e i sentieri intrapresi.

La Chiesa dalle genti è già tra noi: il difficile è riuscire a vederla, superando le paure e le stanchezze che come un velo ci coprono gli occhi, impedendoci di contemplare ciò che lo Spirito santo già opera dentro le nostre vite.

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NOTA IN VISTA DELLE ELEZIONI POLITICHE ED AMMINISTRATIVE 2018

Conferenza Episcopale Lombarda

Mentre prosegue l’intensa campagna elettorale che culminerà con le elezioni amministrative regionali e politiche nazionali, la Conferenza Episcopale Lombarda ritiene opportuno offrire ai propri fedeli alcune indicazioni pastorali, per incoraggiare alla serenità e alla responsabilità nel cammino di preparazione a questi importanti appuntamenti.

1. La premessa fondamentale è che i cristiani, come tutti i cittadini italiani, vogliono riaffermare la necessità di una buona politica. Le comunità cristiane devono essere non solo voce che chiede e critica, ma piuttosto luogo di formazione per accompagnare le persone alla maturità, quindi anche alla capacità e passione per un impegno politico coerente e generoso.

Di fronte alla tentazione molto diffusa dell’astensionismo e del disinteresse, è necessario e urgente che l’opera educativa delle comunità cristiane solleciti tutti alla presenza e alla partecipazione attiva e responsabile a questi appuntamenti elettorali: anzitutto attraverso l’espressione consapevole del proprio voto; più approfonditamente auspicando l’impegno attivo di un numero sempre maggiore di fedeli laici in ambito politico e più in generale praticando una partecipazione alla vita politica che non si limiti al momento delle elezioni, ma accompagni la vita quotidiana delle istituzioni, attraverso lo strumento dell’informazione, della vigilanza e del richiamo.

A nessuno può sfuggire l’importanza dell’esercizio del diritto-dovere del voto: con esso si concorre infatti a determinare l’indirizzo politico del proprio Stato e della nostra Regione. Chi non va a votare non è uno che si astiene dal voto; è piuttosto uno che decide che siano altri a decidere per lui.

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Omelia dell’arcivescovo per la Messa per la giornata della Pace

pace2017

Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace

Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace

Sento rivolta anche a me la parola che Mosè ha pronunciato in nome di Dio parlando ad Aronne a i suoi figli. E perciò lasciate che in questo inizio dell’anno, in nome di Dio, io benedica i popoli che abitano le nostre terre. Voglio pronunciare la benedizione per questa città e per tutto il territorio della diocesi. Ti benedica il Signore e ti custodisca.

O terra, mia terra, gente, mia gente, Milano, città dell’incontro, città attraente per le genti che vengono a visitarti, che vengono a lavorare, che vengono da ogni parte del mondo, sii benedetta e custodita dal Signore. Sii benedetta perché nelle tue piazze, nelle tue chiese, nelle tue scuole, nelle tue strade la gente, le genti si incontrano, si rispettano, si interrogano pensose e coraggiose su come praticare l’arte del buon vicinato. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace!

O gente, mia gente, Milano, città generosa, resa viva da un numero impressionante di opere di bene, di disponibilità al servizio, di professionisti che non si risparmiano, di volontari che si radunano da ogni dove per servire alle mense, per curare, per assistere, per incoraggiare: sii benedetta, Milano, per questo cuore in mano, perché il bisogno degli altri non ti mette paura, non ti mette di mal umore, ma ti convince a rimboccarti le maniche, anche dopo una giornata di lavoro per fare ancora qualche cosa, per dare ancora una mano. Che nella tua generosità, non ci sia solo un’innata inclinazione all’operosità, ma tu intraveda il volto del Signore che risplende per te.

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Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani

unitacristiani02POTENTE E’ LA TUA MANO, SIGNORE (Es, 15,6)

Siamo di fronte a un versetto del grande canto di lode a Dio innalzato da Mosè dopo il passaggio del mare e l’uscita dall’Egitto. Il canto celebra la vittoria di Dio sul potere del male e della schiavitù, rappresentato in tutta la sua forza dall’esercito del faraone che viene travolto dalle acque del mare.

Siamo giunti perciò all’atto finale dell’azione liberatrice di Dio: l’uscita dall'Egitto. La grande lotta intrapresa da Dio per liberare il suo popolo dalla schiavitù ha il suo culmine in questa azione di forza. Si tratta di una vera e propria azione di forza di Dio, che travolge il potente esercito del faraone. A noi, abituati forse a concepire la salvezza in termini edulcorati, per cui l’amore cristiano è un amalgama di sorrisi e di buone azioni, risulterà piuttosto difficile adattarsi al modo in cui viene descritta la salvezza nel racconto che precede il canto di vittoria del capitolo 15. unitacristiani01

La salvezza è innanzitutto lotta contro il potere del male e della morte, che agisce in questo mondo continuamente.

Lo stesso Gesù, annunciando il vangelo del regno e guarendo i malati, scatena l’opposizione del maligno, che vede in lui una minaccia per il suo potere. “Che vuoi da noi, Gesù di Nàzaret? Sei forse venuto a rovinarci? Io so chi sei: tu sei mandato da Dio”, grida lo spirito immondo proprio all’inizio del vangelo di Marco (Mc 1, 24).

Il potere del male, per quanto forte possa essere, non può resistere all’intervento del Dio della vita. Dio non è mai indifferente davanti al male nelle sue diverse manifestazioni. Egli si alza sempre in difesa del povero, come molti testi della Bibbia dichiarano.

Quanto avviene con il passaggio del mare è perciò molto più di un semplice attraversamento, che conduce Israele alla libertà dalla schiavitù egiziana. Nel passaggio del mare si compie ciò che la Pasqua celebra e canta: il passaggio dalla morte alla vita. Il passaggio del mare è una nuova creazione, è la nascita di Israele come popolo. Il canto di vittoria è il riconoscimento di quanto è avvenuto.

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Sinodo Minore “Chiesa dalle genti”, percorso di ascolto per una lettura matura dei cambiamenti  

Mons. Luca Bressan Vicario episcopale

Con l’intenzione di dare spessore e solidità ad un cammino di rinnovamento avviato ormai da anni, monsignor Mario Delpini chiede alla Diocesi di iniziare un percorso inedito, quello del sinodo minore. Si tratta in un tempo relativamente breve (un anno) di attivare un percorso articolato e organizzato di ascolto e consultazione che porti il corpo ecclesiale ad una lettura matura dei cambiamenti che sta vivendo, nella convinzione che proprio dentro di essi va cercato il destino di grazia che Dio ci sta preparando.

Come recita bene il titolo di questo sinodo minore (“Chiesa dalle genti”), ci è chiesto di leggere insieme come, in un periodo di grandi trasformazioni sociali e culturali, anche l’operazione di raccolta delle genti che lo Spirito santo compie da secoli qui a Milano stia conoscendo trasformazioni sensibili.

C’è bisogno di un sinodo, per riuscire in un’operazione simile. Come nella precedente occasione (il sinodo 47°, nel 1995), riprendendo di quel sinodo il capitolo dedicato alla pastorale degli esteri. Questo testo chiede di essere adeguato ai cambiamenti che lo stanno interessando. Si tratta di comprendere come l’arrivo di nuovi popoli ci chiede non soltanto di attivare servizi di accoglienza e percorsi di integrazione, ma più profondamente ci chiama a realizzare una fraternità di diversi.

Lo scopo di questo cammino sinodale è eminentemente pastorale. Ogni comunità cristiana, ogni realtà ecclesiale è invitata a reagire alle questioni poste da un testo che farà da guida al percorso sinodale. Ai consigli diocesani (pastorale e presbiterale) spetta il compito di fare sintesi del lungo momento di ascolto, trasformando le riflessioni raccolte in mozioni che verranno consegnate al Vescovo attraverso l’assemblea dei decani. L’esito sarà una Chiesa maggiormente consapevole della propria cattolicità. Una Chiesa dalle genti che con la propria vita quotidiana saprà trasmettere serenità e capacità di futuro anche al resto del corpo sociale, aiutando a superare le paralisi e le paure con cui guardiamo spesso al fenomeno dei migranti. Una Chiesa dalle genti, una Chiesa in sinodo che intende vivere questo cammino proprio per restare fedele alla sua identità ambrosiana: come ai tempi di sant’Ambrogio, in continuità con il suo spirito.

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