Mercoledì 13 Dicembre 2017
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Lettera ammissione dei nuoci chierichetti

"Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova" (Sir 2,1-2)

 

Carissimo/a chierichetto/a,

in occasione della Festa patronale di san Maurizio è tradizione che, nell'ambito della Messa delle 11,30 dopo l'omelia, si svolge il Rito di ammissione dei nuovi chierichetti.

Il Rito è molto semplice e culmina con la consegna della veste da chierichetto e l'ammissione al servizio all'altare.

Con grande gioia tutta la comunità parrocchiale accoglie la tua scelta di diventare chierichetto.

Può sembrare una cosa banale, per alcuni quasi scontata, invece è una cosa bella e importante.

"Servire con gioia" è lo slogan di tutti i gruppi chierichetti della Diocesi di Milano, una diocesi molto grande che conta più di 1.100 parrocchie. E' questo il programma che ogni gruppo e ogni chierichetto è chiamato a svolgere con il proprio vissuto. Servire con gioia.

A volte si dice dei ragazzi, forse un po' più grandi di te: "Guarda è diventato grande, fuma" oppure "Guarda è diventato grande, alla sera rientra a casa a mezzanotte". Gesù nel suo Vangelo ci dice: "Guarda sei diventato grande, servi". Si, Gesù capovolge sempre i nostri modi di pensare e, se ci rifletti bene, il diventare grandi è proprio questo essere sempre più in grado di servire gli altri assumendosi la responsabilità. Servizio e responsabilità sono gli indicatori del nostro diventare grandi secondo il Vangelo.

Dicevamo prima della gratitudine per la tua scelta. Questa gratitudine va estesa, prolungata, ai tuoi genitori. Sono loro che anzitutto la condividono con te, in un certo senso se ne fanno carico, si mettono in gioco.

Non ci stancheremo di ripetere, dovresti averlo già sentito a qualche riunione del gruppo chierichetti, che non ci preoccupiamo se qualche volta un chierichetto sbaglia, se non è perfetto nel servizio o nel muoversi sull'altare. Certo, tutti noi lavoriamo e ci prepariamo per fare le cose nel miglior modo possibile, ma non è certo il perfezionismo quello che importa. Quindi non preoccuparti se non sai tutto, o non sei capace di fare quella determinata cosa. Col tempo, siamo sicuri, verrà tutto superato.

Ricordati però che il servizio è un mezzo per pregare bene, aiutando anche tutta la comunità. Quindi le cose da fare sull'altare non ti "esonerano" dal pregare, dal fare quel silenzio interiore che ti aiuta a preparare il cuore a ricevere la Parola di Dio e il sacramento dell'eucaristia. Quindi sfrutta tutti i momenti liberi dal servizio per fare questo importantissimo esercizio.

Servire, gioia, responsabilità, gratitudine, fare le cose bene, prepararsi, pregare aiutando gli altri a pregare bene, aprire il cuore a Dio. Ecco i segreti per diventare un bravo o una brava chierichetto/a.

Adesso sei pronto/a per davvero, e a nome di tutto il gruppo, ti diamo il benvenuto tra i chierichetti della nostra parrocchia di san Maurizio.

                                                                                               Marco Maesani e i cerimonieri

                                                                                             

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Vocabolario liturgico

Vocabolario liturgico

Per maggior facilità di ricerca, i termini sono messi in ordine alfabetico.
Dei termini più importanti si dà una descrizione più ampia.

ABITO LITURGICO
Termine generico per indicare ciò che si indossa durante le celebrazioni liturgiche. È tale anche la tunica del cantore, la veste del ministrante... La veste sacra comune a tutti i ministri di qualsiasi grado è il camice. Esso può essere sostituito dalla cotta; non però quando si indossano la casula o la dalmatica, né quando si usa la stola al posto della casula o della dalmatica. Esistono poi le "vesti proprie" di ciascun ministro, in particolare per i ministri ordinati: vescovo, presbitero, diacono. Si distingue anche un cosiddetto "abito corale" indossato dal vescovo e dai canonici nelle celebrazioni in cui partecipano alla liturgia senza esserne concelebranti.

ACQUA BENEDETTA
È l'acqua "santa" che si mette all'ingresso della chiesa perché i fedeli, usandola per il segno della Croce, ricordino il loro Battesimo. La si usa anche per le aspersioni, in certi momenti liturgici. Può essere benedetta apposta, oppure durante la Veglia pasquale, o anche in occasione dei Battesimi.

ALTARE
È la mensa sulla quale si celebra l'Eucaristia. Normalmente è di pietra o altro materiale solido, posto in modo fisso su dei gradini per favorire la partecipazione dei fedeli. Quando ha tali caratteristiche viene anche "dedicato" con una celebrazione solenne riservata al Vescovo; vi si possono anche inserire reliquie di santi. L'altare può essere invece "mobile", cioè spostabile e di materiale leggero. In questo caso non lo si dedica. L'altare è coperto da una tovaglia, ornato di croce, candelieri e fiori, segni visibile di onore e di festa. Viene anche baciato e incensato, in quanto segno di Cristo.

AMBONE
È il luogo dal quale viene proclamata la Parola di Dio nell'assemblea liturgica. Vi si proclamano le Letture, i salmi responsoriali, le monizioni del diacono. Per l'intonazione dei canti, per le didascalie al popolo e per la preghiera dei fedeli è bene che venga usato un microfono posto in un altro punto dell'altare. Anche l'ambone, come l'altare, può essere di pietra, oppure di altro materiale: mobile o fisso.

AMITTO
È quel rettangolo di tela bianca che il sacerdote pone sulle spalle e lega ai fianchi prima di indossare il camice, onde coprirne la scollatura. Normalmente lo si indossa sotto il camice; nella tradizione ambrosiana esso viene indossato sopra.

AMPOLLINE
Sono vasetti di vetro o di altro materiale nei quali si mettono il vino e l'acqua per l'Eucaristia. Sono detti anche orcioli.

ANAMNESI
Parte della preghiera eucaristica (vedi) in cui si ricorda l'opera della salvezza. Per es. nella preghiera eucaristica III l'anamnesi-offerta suona così: "Celebrando il memoriale del tuo Figlio, morto per la nostra salvezza, gloriosamente risorto e asceso al cielo, nell'attesa della sua venuta ti offriamo, Padre, in rendimento di grazie, questo sacrificio vivo e santo".

ANELLO
Il vescovo lo porta all'anulare della mano destra come segno di legame e fedeltà alla Chiesa.

ANIMETTA
È un quadrato di lino inamidato che si usa per coprire il calice durante la celebrazione della Messa, per impedire che vi cada qualcosa di estraneo. È detta anche palla.

ANNO LITURGICO
Tutte le celebrazioni liturgiche che si svolgono in una comunità cristiana sono inserite in un'unità di tempo e preghiera che la Chiesa chiama "anno liturgico".
Anno liturgico è il periodo di tempo di un anno (anche se non corrisponde all'anno solare o all'anno scolastico... perché inizia con l'Avvento, cioè verso metà novembre) nel quale si ripresenta ai cristiani il mistero di Gesù che nasce, annuncia la buona novella, muore, risorge, dona lo Spirito, tornerà nella gloria.
L'anno liturgico si divide in CINQUE "tempi liturgici". Tempo liturgico è la celebrazione di un aspetto particolare del mistero di Gesù. Il ritmo di questi diversi tempi è segnato dal succedersi delle settimane, il cui giorno più importante è la domenica, il giorno della risurrezione.
I tempi dell'anno liturgico sono:
1. IL TEMPO ORDINARIO
È il tempo cosiddetto "per annum", che sta alla base di tutti i tempi particolari. È composto da 32 settimane nelle quali continua ad essere celebrato il cuore dell'anno liturgico: il mistero pasquale. La guida per la comprensione del Tempo per annum è la Parola di Dio che via via presenta la storia di Gesù come ce la narrano Matteo, Marco e Luca (e in parte Giovanni). Assieme alla storia di Gesù la Chiesa propone alla preghiera dei cristiani le figure dei santi ed in particolare di Maria, la Madre di Gesù.
2. L'AVVENTO
È il tempo di 6 settimane che conduce al Natale; suo centro è la meditazione sulla venuta del Signore Gesù. Tre sono gli aspetti di questa meditazione:
- la venuta di Gesù a Betlemme,
- la venuta di Gesù alla fine della storia,
- la venuta continua di Gesù nelle celebrazioni della Chiesa e nella vita di coloro che credono in Lui.
Significato dell'Avvento è quello di invitare i cristiani ad andare incontro, nella fede, al Signore Gesù che viene.
3. IL NATALE
Questo tempo inizia con i Primi Vespri del Natale e si chiude con la festa del Battesimo di Gesù, dopo l'Epifania. La nascita di Gesù è presentata in due aspetti diversi:
- Gesù è il dono del Padre, la salvezza (Natale);
- questa salvezza è per tutti gli uomini (Epifania).
Celebrare il Natale di Gesù è riconoscerlo come Figlio di Dio, Colui che ci fa figli di Dio: perciò il Natale è il tempo della gioia.
4. LA QUARESIMA
Sono i 40 giorni che precedono la Pasqua. In questo tempo la Chiesa offre una grande riflessione sul Battesimo, per farci scoprire il nostro essere figli di Dio, uomini nuovi. Il cammino di questa scoperta è il segno della croce di Gesù, quindi è un cammino di conversione per liberarci dall'uomo vecchio. Questo è il tempo della penitenza, della preghiera e della carità.
5. LA PASQUA
Dal Triduo Pasquale (dalla Messa vespertina del Giovedì santo, alla domenica di Pasqua), vero centro dell'anno liturgico, prende avvio il tempo di 50 giorni che conduce alla domenica di Pentecoste. È il Tempo Pasquale. Il cuore di questo periodo è costituito dalla celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione cristiana: il venire alla fede e il diventare partecipi della morte-risurrezione di Gesù.

ASCIUGATOIO
Si chiama anche "manutergio". Normalmente è usato con la "brocca" (vedi). Serve per asciugare le mani quando si fa un lavabo.

ASPERSORIO
È lo strumento (di metallo e di crine) che si intinge nel recipiente dell'acqua benedetta per le aspersioni. È possibile anche usare un ramo.

BALDACCHINO
È una specie di "tenda mobile" trasportabile mediante aste, sotto la quale si porta in processione il SS. Sacramento o la Reliquia della Croce. Un baldacchino fisso in muratura sorretto da colonne detto "ciborio" sovrasta l'altare di alcune chiese (per es. nella basilica di S. Ambrogio).

BATTISTERO
Vedi fonte battesimale.

BENEDIZIONALE
Libro liturgico contenente le benedizioni per le diverse circostanze.

BROCCA
È un'anfora di metallo o di altro materiale (ceramica o vetro) che si usa per portare all'altare l'acqua che serve per l'abluzione del sacerdote; questo nella celebrazione della Messa avviene dopo la presentazione dei doni. È possibile però farlo ogni volta che si rendesse necessario (dopo le unzioni o l'imposizione delle ceneri).

CALICE
È la "coppa" di metallo (normalmente di metallo dorato) nella quale si versa il vino per l'Eucaristia. Il calice può essere benedetto dal vescovo o anche da un sacerdote con un rito particolare.

CAMICE
Veste bianca lunga fino ai piedi, di solito fermata ai fianchi dal cingolo. Lo si indossa per la Messa e per le altre celebrazioni liturgiche. Se il camice non copre pienamente l'abito comune, è necessario usarlo con l'amitto. Secondo la tradizione ambrosiana, alcuni camici presentano alle maniche e nella parte inferiore anteriore e posteriore applicazioni di tessuto decorato dette "aurifregi".

CAMPANELLO
Lo si può usare per richiamare con discrezione l'attenzione dell'assemblea al momento della elevazione nella Messa e nella Benedizione Eucaristica. Più usato, invece, quello a muro, alla porta della sacrestia, per avvisare il popolo dell'inizio della celebrazione.

CANTARI
Sono candele, montate su candelieri, normalmente usate dai ministranti "da terzo" soprattutto nei momenti processionali e per la proclamazione del Vangelo. Il termine è tipicamente ambrosiano.

CAPPINO
Striscia di tessuto nei vari colori liturgici applicata intorno al collo della dalmatica e della pianeta. Anticamente era unito all'amitto.

CASULA
Veste propria per il sacerdote nella celebrazione della Messa o dei riti liturgici cui è unita anche la Messa. È di tessuto colorato a seconda del colore liturgico (vedi) e ricopre le spalle e le braccia, arrivando fin quasi ai piedi.

CATTEDRA
Vedi sede.

CEROFERARI
Vedi torce.

CERO PASQUALE
È una candela di grosse dimensioni che viene utilizzata durante la Veglia Pasquale. La si colloca sull'altare durante il tempo pasquale e la si tiene in evidenza in occasione del conferimento del Battesimo e nelle esequie dei defunti. È simbolo di Cristo e della sua vittoria sulla morte; nella tradizione ambrosiana è simbolo della luce di Cristo risorto.

CIBORIO
È talora usato per indicare la pisside (vedi), il tabernacolo della Riserva eucaristica (vedi) o l'elemento architettonico sovrastante l'altare in alcune chiese (vedi "baldacchino").

CILOSTRI
Vedi torce.

CINGOLO
È il cordone che cinge i fianchi del sacerdote dopo che ha indossato il camice.

COLLETTA
Nel rito romano indica l'orazione all'inizio dell'assemblea liturgica, poiché questa è la preghiera presidenziale che "raccoglie" la preghiera silenziosa di tutta l'assemblea che l'ha preceduta. Più genericamente però il termine indica la "raccolta" delle offerte che può avvenire durante una celebrazione.

COLORI LITURGICI
La differenza dei colori nelle vesti liturgiche serve ad esprimere in modo visibile la caratteristica particolare dei misteri che vengono celebrati nei periodi che si susseguono lungo il corso dell'anno liturgico (vedi).
A) PER IL RITO AMBROSIANO
1. IL BIANCO: si usa nel tempo pasquale e nel tempo natalizio; nelle solennità, nelle feste e nelle memorie del Signore (escluse quelle della Passione, dell'Eucaristia e del S. Cuore); nelle solennità, feste e memorie della Vergine Maria, degli Angeli, dei santi (non martiri). È il colore della gioia pasquale, della luce, della vita.
2. IL ROSSO: si usa dal sabato in tradizione Symboli (cioè quello che precede la Domenica delle Palme) fino alla Veglia di Pasqua esclusa; a Pentecoste e nel tempo per annum da Pentecoste alla Domenica della Dedicazione della Cattedrale (3ª Domenica di ottobre) esclusa; nelle celebrazioni dello Spirito santo, dell'Eucaristia, della S. Croce e del S. Cuore; nelle feste degli Apostoli ed Evangelisti e nelle celebrazioni di santi martiri. L'uso dello stesso colore per le celebrazioni della Settimana santa, del mistero della Croce, del S. Cuore, dello Spirito santo, dell'Eucaristia e dei Martiri, vuole indicare la profonda unità che c'è fra la Passione, l'Eucaristia e il dono dello Spirito; queste ultime due realtà sono la "prova" più eloquente dell'amore che Cristo ha per la sua Chiesa e sono la fonte di quello stesso amore che ha spinto i Martiri alla testimonianza del sangue (rosso infatti è il colore del sangue).
3. IL MORELLO: si usa nel tempo di Avvento, esclusa la solennità della Divina maternità di Maria e in Quaresima fino al sabato in traditione Symboli escluso. Si usa nelle Messe votive per il perdono dei peccati e nelle liturgie e Messe dei defunti.
4. IL VERDE: si usa nel tempo ordinario fra la Festa del Battesimo del Signore (la prima Domenica dopo l'Epifania) e la Quaresima, e fra la Domenica della Dedicazione della Cattedrale e l'Avvento.
5. IL NERO: meno usato; può essere utilizzato per le celebrazioni dei defunti.
6. L'ORO: si può usare in sostituzione degli altri colori, particolarmente nelle celebrazioni più solenni.
B) PER IL RITO ROMANO
1. IL BIANCO: si usa nel tempo pasquale e nel tempo natalizio. Inoltre: nelle feste e nelle memorie del Signore, escluse quelle della Passione; nelle feste e memorie della Vergine Maria, degli Angeli, dei santi (non martiri). In modo differente dal Rito Ambrosiano, il colore bianco si usa anche nelle celebrazioni che hanno a tema il Mistero Eucaristico (Messa in Cena Domini, Corpo e Sangue del Signore, esposizione, processione e benedizione eucaristica) e del S. Cuore di Gesù.
2. IL ROSSO: si usa nella domenica di Passione (o delle Palme) e nel Venerdì santo, nella domenica di Pentecoste, nelle Celebrazioni della Passione del Signore, nelle feste degli Apostoli e degli Evangelisti e nelle celebrazioni dei santi martiri.
3. IL VERDE: si usa in tutte le celebrazioni e Messe del tempo Ordinario.
4. IL VIOLA: si usa nel tempo di Avvento e di Quaresima. Si può usare nelle celebrazioni e messe dei defunti. È un colore più chiaro rispetto al Morello ambrosiano.
5. IL ROSACEO: si usa nella III domenica di Avvento e nella IV domenica di Quaresima, segno anticipatore delle vicine solennità.
6. IL NERO: si può usare nelle celebrazioni e messe dei defunti.
7. L'ORO: si può usare in sostituzione degli altri colori, specialmente nelle celebrazioni di maggiore solennità.
C) PER ENTRAMBI I RITI
Vale la seguente nota: nei giorni più solenni si possono usare le vesti sacre più preziose, anche se non sono del colore del giorno.

CONTINENZA
Lunga striscia di tessuto indossata per coprire le spalle, le braccia e le mani del sacerdote in occasione della processione o benedizione eucaristica e della benedizione con la reliquia della Croce. È chiamata anche velo omerale.

CORPORALE
È il quadrato di lino generalmente inamidato che si stende sull'altare: nella celebrazione della Messa, prima di deporvi i doni; in altre celebrazioni con l'Eucaristia, quando bisogna deporvela sopra.

COTTA
Veste bianca dalle ampie maniche e lunga fino alle ginocchia che si indossa sopra l'abito talare; in alcune celebrazioni può sostituire il camice.

CREDENZA
Tavolo, collocato nel presbiterio, su cui si predispone quanto potrà servire nelle celebrazioni (vasi sacri, ampolline, brocca, campanello…).

CROCE
È il segno della redenzione: su di essa Cristo ha vinto la morte e ci ha donato la vita, compiendo la sua vicenda terrena. Le norme liturgiche richiedono che la croce sia sempre collocata in modo visibile sull'altare o presso di esso; viene onorata con l'inchino e l'incenso (nel Venerdì santo con la genuflessione ed il bacio). Si distinguono:
- Croce processionale o astile: portata in processione (con l'immagine del Crocifisso rivolta al sacerdote presidente) e collocata presso l'altare; nella domenica delle Palme viene ornata con rami di ulivo.
- Croce pettorale: indossata dal vescovo, appesa ad un cordoncino o catenella.
Una croce di grandi dimensioni viene portata nella Celebrazione della Passione del Signore del Venerdì santo.

DALMATICA
È la veste liturgica propria del diacono. Di tessuto colorato, come richiesto dai vari tempi liturgici, aperta sui fianchi. Sopra la dalmatica il diacono porta la stola. Anche il vescovo indossa la dalmatica, al di sotto della casula, in alcune celebrazioni festive.

EMBOLISMO
Questo termine indica un ampliamento collegato con una preghiera precedente. Per es.: nella preghiera eucaristica (vedi) la parte che menziona feste particolari o preghiere di intercessione specifiche ("Per questo sacrificio di riconciliazione dona, Padre, pace e salvezza al mondo intero…"); oppure le parole del presidente dopo la preghiera del Signore o Padre nostro ("Liberaci, Signore…").

EPICLESI
Preghiera di invocazione per la presenza e l'azione dello Spirito santo in una specifica azione liturgica. Ad es. nella preghiera eucaristica (vedi) sono le parole che invocano l'azione dello Spirito santo per la trasformazione dei doni nel corpo e nel sangue del Signore (dalla preghiera eucaristica III: "Ora ti preghiamo umilmente: manda il tuo Spirito a santificare i doni che ti offriamo perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, che ci ha comandato di celebrare questi misteri"). Sono anche ad es. le parole che il vescovo pronuncia nella celebrazione del conferimento della Cresima e in quella di Ordinazione, rispettivamente sui cresimandi e sugli ordinandi.

EUCOLOGIA
L'eucologia è l'insieme delle preghiere "proprie", cioè tipiche, di una determinata celebrazione; essa comprende le preghiere presidenziali, il prefazio e i canti propri proposti dal Messale (ingresso, dopo il Vangelo, spezzare del Pane, comunione).

EVANGELIARIO
È il libro liturgico che contiene tutti i brani di Vangelo da proclamare durante le celebrazioni. Può anche essere sostituito dal Lezionario (vedi).

FARO
È un globo ricoperto di bambagia che viene appeso all'ingresso del presbiterio nelle feste dei martiri. Il sacerdote gli dà fuoco all'inizio dell'Eucaristia come segno della vita consumata dall'amore di Cristo nel momento del martirio.

FERULA
È un alto bastone sormontato da un globo di metallo con una croce che i vicari episcopali tengono nella mano sinistra durante le celebrazioni liturgiche.

FONTE BATTESIMALE
È la vasca, contenente acqua, originariamente di forma ottagonale, usata per amministrare il Battesimo. È detto pure battistero, anche se questo termine indica propriamente il luogo in cui si trova il fonte battesimale (cappella interna alla chiesa o edificio esterno ad essa).

INCENSO
In alcuni momenti la liturgia usa l'incenso, una resina profumata derivata da piante orientali. Nella celebrazione liturgica l'uso dell'incenso è segno d'onore: si onorano Dio, il suo popolo, le realtà sacre. Nella Bibbia e nella storia della Chiesa la nube di incenso che sale verso l'alto è stata anche vista come un segno della preghiera che sale gradita a Dio e quindi lo onora.

INFUSIONE
Indica l'azione di "versare" (per es. il vino e l'acqua nel calice oppure l'acqua sul capo dei battezzandi nel rito del Battesimo) o di "introdurre" (per es. l'incenso nel turibolo).

INSEGNE EPISCOPALI
Esprimono e segnalano il ministero pastorale del vescovo. Sono l'anello, la croce pettorale, il bastone pastorale, la mitra.

LAMPADA
È un lume ad olio o a cera che arde perennemente accanto al tabernacolo (vedi). Essa indica ai fedeli la presenza dell'Eucaristia e ricorda loro il Cristo sempre vivo che è presente e prega per noi. Proprio per questo, quando non è presente l'Eucaristia nel tabernacolo, essa rimane spenta. Con questo termine si indica anche una lampada portatile con uno stoppino che viene usata nei riti lucernali; quando la si usa, la si può collocare in evidenza nel presbiterio per il resto della celebrazione.

LEGGÍO
È l'arredo mobile sul quale si appoggia il Libro della Parola, se non c'è l'ambone (vedi). Lo stesso termine indica anche l'arredo più piccolo da collocare sull'altare per sostenere il messale.

LEZIONARIO
È il libro liturgico che raccoglie tutta la Parola di Dio annunciata nelle celebrazioni liturgiche. Come dice il nome stesso, a differenza dell'Evangeliario non contiene solo le letture evangeliche e, in mancanza dell'Evangeliario, lo può sostituire. È composto da 6 volumi:
1. LEZIONARIO DOMENICALE E FESTIVO: contiene le letture per tutte le domeniche e le feste dell'anno. Ogni festa ha tre letture in questo ordine: brano dell'Antico Testamento, salmo responsoriale, brano dalle Lettere di Paolo o di altri Apostoli, brano del Vangelo. Queste letture sono distribuite in tre anni (chiamati cicli A, B, C). Ad ogni ciclo corrisponde la lettura integrale di un Vangelo (per l'anno A: Matteo; per l'anno B: Marco; per l'anno C: Luca).
2. LEZIONARIO FERIALE: contiene le letture per i giorni feriali. Ogni giorno solitamente ha due letture in questo ordine: brano dell'Antico Testamento o dal Nuovo Testamento (escluso il Vangelo), salmo responsoriale, brano del Vangelo. Le prime letture sono distribuite in due anni: ciclo I dall'Antico Testamento negli anni dispari, ciclo II dal Nuovo Testamento negli anni pari. Il Vangelo è identico per ogni anno.
3. LEZIONARIO DEI SANTI
4. LEZIONARIO PER LE MESSE RITUALI:
contiene le letture per funerali, matrimoni e altre celebrazioni.
5. LEZIONARIO PER LE MESSE VOTIVE E CIRCOSTANZE PARTICOLARI
6. LEZIONARIO AMBROSIANO:
è un volume supplementare, contenente le letture proposte per il tempo di Avvento, di Quaresima e di Pasqua e le letture di vite di santi particolarmente significativi (S. Ambrogio, S. Carlo...).

MANUTERGIO
Vedi asciugatoio.

MENSA
In generale è sinonimo di altare; indica la parte superiore dell'altare sulla quale si pongono le offerte per il sacrificio eucaristico.

MESSALE
È il libro liturgico che contiene tutti i testi necessari, tranne le letture, alla celebrazione della Messa, incluse le rubriche (vedi). Contiene anche le cosiddette premesse che ne spiegano il senso e l'uso. Ogni rito ha un suo proprio messale: esistono dunque il messale romano e quello ambrosiano.

MESSALINO
Termine abbastanza diffuso per indicare il libro di formato ridotto contenente alcune o tutte le parti del messale, e in aggiunta le letture. Serve per aiutare la formazione personale e la partecipazione comunitaria alla celebrazione eucaristica, ma non è un libro liturgico strettamente parlando.

MINISTRANTE
Chi svolge il ministero del servizio liturgico. Nella tradizione ambrosiana sono chiamati "da primo" i ministranti che portano la croce, il messale, le ampolline e quanto concerne l'altare; sono chiamati "da secondo" i ministranti che portano turibolo e navicella; sono chiamati "da terzo" i ministranti che portano i cantari.

MINISTRI
In senso proprio, si distinguono i ministri ordinati (vescovo, sacerdote, diacono) e i ministri istituiti (accolito e lettore). Più generalmente con lo stesso termine vengono designati anche altri che svolgono un "ministero", cioè un servizio, in ambito liturgico.

MITRA o MITRIA
È il copricapo portato dal vescovo e da alcuni prelati nelle celebrazioni liturgiche.

NAVICELLA
Specie di vaso (normalmente in metallo a forma di piccola nave) contenente l'incenso che viene usato nella liturgia ed il piccolo cucchiaio con cui infonderlo nel turibolo.

OLIO
Nella Messa crismale il vescovo benedice l'olio da usare nelle celebrazioni liturgiche:
1. Il Sacro Crisma (olio misto a balsamo profumato) segno di consacrazione al Signore. Ricordiamo che il Nuovo Testamento presenta Gesù come "Cristo/Messia" cioè "consacrato con l'unzione" e l'Antico Testamento ricorda la consacrazione con olio per i sacerdoti, i re ed i profeti. L'unzione col Crisma viene fatta:
- nel Battesimo sul capo del battezzato;
- nella Confermazione sulla fronte del cresimando;
- nell'Ordine sacro sul capo del nuovo Vescovo e sulle mani dei nuovi presbiteri;
- nella Dedicazione della chiesa e dell'altare sulle pareti dell'edificio e sulla mensa eucaristica.
2. L'Olio dei Catecumeni. Quanti si preparano alla grazia del Battesimo vengono fortificati nella lotta spirituale, ricevendo sul petto l'unzione con l'Olio dei Catecumeni.
3. L'Olio degli Infermi. L'Unzione degli Infermi cancella i peccati e aiuta il malato a vivere con fede e speranza la sua infermità, in comunione con il mistero della Passione di Gesù.

ORCIOLI
Vedi ampolline.

OSTENSORIO
È il "vaso sacro" che si usa per esporre l'Eucaristia alla adorazione dei fedeli e per la Benedizione eucaristica. L'ostensorio ambrosiano ha una tipica configurazione "a tempietto" e non a "raggiera" come nel rito romano. Può essere collocato su un tronetto (vedi).

PALLA
Vedi animetta.

PALLIO
È una sorta di stola in lana bianca di forma circolare, dalle estremità ricadenti sul petto e sul dorso, ornata da sei croci nere. L'Arcivescovo lo indossa sopra la casula nella celebrazione eucaristica. È segno di comunione della Chiesa ambrosiana con la Sede di Pietro e dell'autorità dell'Arcivescovo in qualità di metropolita della provincia ecclesiastica lombarda.

PARAMENTI
Tradizionalmente con questo termine vengono indicati gli abiti liturgici dei diversi colori dei ministri ordinati (casula o pianeta, dalmatica, piviale, stola).

PASTORALE
È un alto bastone dall'estremità ricurva che il Vescovo tiene con la mano sinistra, segno del suo ministero di pastore del gregge affidatogli da Gesù.

PATENA
È il piatto dorato che si usa assieme al calice per la celebrazione della Messa. Serve a contenere il pane per l'Eucaristia. Ha forme e ampiezze diverse.

PIANETA
È una forma ridotta della casula (vedi), in quanto ricopre solo le spalle lasciando libere le braccia. Come la casula ha i vari colori liturgici.

PIATTELLO
Con questo nome viene, di solito, indicato il piccolo piatto di metallo che si può usare alla comunione dei fedeli e, se questa non viene deposta sulla mano, esso viene tenuto sotto il mento per impedire che la stessa cada in terra.

PISSIDE
Anche questo è un "vaso sacro" che contiene le particole consacrate per la comunione dei fedeli e per la conservazione nel tabernacolo. Ha la forma di un ampio calice col coperchio.

PIVIALE
È un ampio mantello con cappuccio, chiuso davanti con un fermaglio. Lo si usa, nei vari colori liturgici, in molte azioni liturgiche, eccettuata la Messa. Lo si indossa dopo la stola sopra la cotta o sopra il camice.

PREFAZIO
Parte della preghiera eucaristica (vedi) introdotta dal dialogo tra celebrante e assemblea e conclusa dal Santo.

PREGHIERA EUCARISTICA
È il momento centrale e culminante dell'intera celebrazione; essa consiste in una preghiera di azione di grazie e di santificazione: il sacerdote invita il popolo a innalzare il cuore verso il Signore nella preghiera e nell'azione di grazie, e lo associa a sé nella solenne preghiera, che egli, a nome di tutta la comunità, rivolge al Padre per mezzo di Gesù Cristo. Il significato di questa preghiera è che tutta l'assemblea si unisca insieme con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell'offrire il sacrificio. Gli elementi principali di cui consta la preghiera eucaristica, si possono distinguere come segue.
A) L'AZIONE DI GRAZIE
Il sacerdote, a nome di tutto il popolo santo, glorifica Dio Padre e gli rende grazie per tutta l'opera della salvezza o per qualche suo aspetto particolare, a seconda della diversità del giorno, della festa o del tempo; essa si esprime specialmente nel Prefazio.
B) L'ACCLAMAZIONE
Tutta l'assemblea, unendosi alle creature celesti e alla Chiesa celeste, canta o recita il Santo; vi sono anche altre acclamazioni (per es. dopo il racconto dell'istituzione o l'Amen al termine di tutta la preghiera eucaristica).
C) L'EPICLESI
La Chiesa implora con speciali invocazioni la potenza divina dello Spirito, perché i doni offerti dagli uomini vengano consacrati, cioè diventino il corpo e il sangue di Cristo, e perché la vittima immacolata, che si riceve nella comunione, giovi per la salvezza di coloro che vi parteciperanno, unendoli nell'unico corpo di Cristo che è la Chiesa.
D) IL RACCONTO DELL'ISTITUZIONE
Mediante le parole e i gesti di Cristo, si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì nell'ultima cena, quando offrì il suo corpo e il suo sangue nel pane e nel vino, lo diede da mangiare e da bere agli apostoli e lasciò loro il mandato di perpetuare questo mistero.
E) L'ANAMNESI - OFFERTA
La Chiesa, adempiendo il comando ricevuto da Cristo Signore per mezzo degli apostoli, celebra la memoria di Cristo, ricordando soprattutto la sua beata passione, la gloriosa risurrezione e l'ascensione al cielo ed offre al Padre il sacrificio che a lui riconcilia tutta l'umanità. La Chiesa desidera che i fedeli non solo offrano la vittima immacolata, ma anche imparino ad offrire se stessi e così portino ogni giorno più a compimento, per mezzo di Cristo mediatore, la loro unione con Dio e con i fratelli, perché finalmente Dio sia tutto in tutti.
F) LE INTERCESSIONI
In esse si esprime la convinzione che l'Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa, sia celeste che terrestre, e che l'offerta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, chiamati a partecipare alla redenzione e alla salvezza acquistata per mezzo del corpo e sangue di Cristo.
G) LA DOSSOLOGIA FINALE
Essa esprime la glorificazione e la lode di Dio e viene ratificata e conclusa con l'acclamazione del popolo.

PRESBITERIO
Parte della chiesa dove sono collocati l'altare, la sede, l'ambone; vi prendono posto il sacerdote e il diacono, i ministranti e altri ministri della celebrazione. Il termine indica anche un insieme di presbiteri (ad es. i preti della parrocchia o tutti i preti della diocesi insieme col vescovo).

PULPITO
Tradizionalmente il termine indicava il luogo della predicazione (non necessariamente durante la celebrazione eucaristica), abbastanza elevato e collocato in maniera visibile nelle vicinanze dell'assemblea. Attualmente si tende a utilizzarlo come sinonimo di ambone (vedi).

PURIFICATOIO
È un piccolo fazzoletto di lino che si usa all'altare per asciugare il calice e i vasi sacri dopo le purificazioni della Messa.

RELIQUIARIO
Teca contenente una reliquia che rimanda alla vita del Signore, della Vergine e dei santi. Il reliquiario della S. Croce viene esposto alla venerazione dei fedeli sull'altare; i reliquiari della Vergine e dei santi vengono collocati invece presso l'altare. Le reliquie vengono onorate con l'incenso come indicato a suo luogo.

RISERVA EUCARISTICA
Vedi tabernacolo.

RITUALE
È il libro che contiene i testi e le norme per lo svolgimento dei riti liturgici diversi dalla Messa. È pubblicato in diversi volumi, uno per ogni sacramento o sacramentale.

RUBRICHE
Con questo termine si intendono, nei libri liturgici, le indicazioni circa lo svolgimento dei riti. Si chiamano così perché tradizionalmente esse sono scritte con l'inchiostro di colore rosso (in latino: "rubrum"), a differenza degli altri testi stampati con inchiostro nero.

SACRARIO
Piccolo pozzo che disperde direttamente nella terra l'acqua delle abluzioni o l'acqua lustrale.

SECCHIELLO
È il contenitore in cui si porta l'acqua benedetta per le aspersioni.

SEDE
È il luogo proprio del presidente dell'assemblea liturgica. La sede del vescovo nella chiesa madre della propria diocesi è chiamata cattedra, perché è il luogo da cui il vescovo esercita il suo compito di pastore e di maestro. Per questa ragione tale chiesa viene detta cattedrale.

STOLA
È una lunga striscia di tessuto dello stesso colore degli altri paramenti. La indossano il sacerdote e il diacono. Quest'ultimo la porta trasversalmente dalla spalla sinistra al fianco destro.

TABERNACOLO
È il luogo dove si custodisce l'Eucaristia e per questo è chiamato anche "riserva eucaristica". Deve essere in un posto accessibile alla preghiera, saldo e sicuro. La chiave del tabernacolo è tenuta in un luogo riservato ma a disposizione per essere pronti alle esigenze dei fedeli, soprattutto dei malati e dei moribondi, che chiedono di fare la comunione. Davanti al tabernacolo arde in continuazione la lampada.

TORCE
Candele di grandi dimensioni con cui i ministranti o i fedeli accompagnano l'Eucaristia nelle processioni. Particolari torce montate su aste e protette da vetri per le processioni in luoghi aperti sono dette "ceroferari" o "cilostri".

TOVAGLIA
Come sulla mensa di casa, sull'altare della Cena del Signore si pone la tovaglia (almeno una) che lo ricopra interamente. Quando non si celebrano riti liturgici, è bene che vi si stenda sopra un "copritovaglia" per pulizia e rispetto.

TRONETTO
Piccola base da collocare sull'altare per rialzare ed evidenziare l'ostensorio durante l'esposizione dell'Eucaristia all'adorazione dei fedeli.

TURIBOLO
È un contenitore sostenuto da catenelle nel quale si mettono la brace e l'incenso. Viene usato, appunto, nelle incensazioni e viene portato all'altare dai "da secondo" insieme con la navicella (vedi). Il turibolo si dice "fumigante" dopo che è stato infuso l'incenso sulla brace. A differenza del turibolo ambrosiano, quello romano è chiuso da un coperchio mobile traforato. La forma diversa corrisponde alla diversità del modo di incensare.

VASI SACRI
Termine generico con cui si indicano tutti gli oggetti destinati a contenere l'Eucaristia: il calice, la patena, la pisside, l'ostensorio.

VELETTA
Striscia di stoffa, indossata a modo di stola, con la quale i ministranti coprono le mani nel tenere la mitra ed il pastorale. È detta anche vimpa.

VELO
Quadrato di tessuto nei vari colori liturgici che copre il calice quando esso non viene utilizzato. Nel rito ambrosiano può essere sempre di colore rosso. Anche la pisside e l'ostensorio, quando custodiscono il Corpo del Signore nel tabernacolo, possono essere coperti da un velo rosso.

VELO OMERALE
Vedi continenza.

VIMPA
Vedi veletta.

ZUCCHETTO
Copricapo a forma di piccola calotta portato dal vescovo; è di colore violaceo per i vescovi, rosso per i cardinali.

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