Mercoledì 13 Dicembre 2017
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PENTECOSTE, LA CHIESA NASCE DALLO STUPORE

pentecoste02di monsignor Luca BRESSAN Vicario episcopale

La chiusura della visita pastorale ai migranti nel giorno di Pentecoste ha un sapore programmatico per la Diocesi. Un sapore che va colto e approfondito. Passati gli anni della presa d’atto della presenza straniera tra noi (una presenza che è anche cristiana e cattolica, e non soltanto musulmana, vale la pena ricordarlo), come Chiesa ambrosiana corriamo il rischio dell’assuefazione: esaurito l’effetto novità, si fa in fretta a tornare ai nostri stili consueti e alle nostre pratiche pastorali abitudinarie, nella convinzione che il processo di assimilazione, una volta avviato, porterà i nuovi arrivati a tingersi dei nostri colori abituali, confondendosi e sciogliendosi nel grande e vasto corpo diocesano.

La realtà tuttavia resiste alle nostre idee. E ci mostra un popolo migrante molto più denso e agglutinato, resistente ai nostri processi di assimilazione. Al primo stupore (il loro arrivo) si aggiunge così un secondo livello di stupore: la scoperta di una o addirittura più identità cattoliche che intendono abitare il nostro mondo avendo la pretesa non soltanto di chiederci spazi e accoglienza, ma anche dialogo e interazione, e di conseguenza riconoscimento. Da qui il nostro disorientamento, che si trasforma in resistenza: più di una comunità cattolica straniera ci ha confidato questa impressione di disagio e di giudizio esercitata da noi autoctoni, da noi cattolici ambrosiani, nei loro confronti.

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