Venerdì 20 Aprile 2018
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Epifania del Signore

epifania2017 Omelia dell’Arcivescovo nella messa vigiliare

Il viaggio ha uno scopo, non si vaga sulla terra per occupare il tempo: il desiderio è orientato a un compimento, la ricerca intesa a giungere a un fine. I Magi hanno lo scopo, infatti, adorare il Bambino. I sapienti di Oriente non sono venuti a cercare una verifica per le loro ipotesi, non per fare un’esperienza, per provare un’emozione o per fare affari, vendere e comprare. Non sono venuti per contestare il potere di Erode o per seminare sconcerto nella città Santa, spinti da una necessità, in fuga da un Paese troppo tribolato o povero. Sono venuti per adorare Gesù.

Eppure – come è facile intuire dal Vangelo di Matteo al capitolo 2, appena proclamato – questo avere una scopo nella vita, segna un turbamento nella gente e nei potenti del tempo: «Invece che rallegrarsi, la città sembra che non sopporti i Magi e li rimprovera quali seminatori di inquietudini, perché disturbano con le loro domande e il desiderio di adorare Dio».

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Il cantico dei pastori. Natale, testimonianza da offrire.

Nel mio presepe quest’anno non ho costruito colline né disegnato cieli stellati, non ho messo statuine d’arte né meccanismi portentosi che muovono braccia di fabbri, accendono luci, trascinano pecore verso la grotta di Betlemme.

Quest’anno il mio presepe è fatto di musica e parola, è un presepe di cantici.

Se potete fare silenzio e vi ponete in ascolto, riuscirete forse a sentire anche a casa vostra il cantico dei pastori del mio presepe.

Il cantico dei pastori è testimonianza.

Non abbiamo meriti, non abbiamo sapienza, non abbiamo mandato.

Abbiamo visto e rendiamo testimonianza.

Siamo stati disturbati nella notte e invitati a partire: ma vi diciamo che ne valeva la pena. 

L’umiltà del Bambino incoraggia anche noi che non valiamo niente e non godiamo di nessun prestigio a dire una parola, a contagiare con la gioia, a invitare al cammino. Siamo testimoni: non attiriamo l’attenzione su noi stessi, ma siamo lieti che anche voi andiate fin là, dove c’è il motivo della nostra letizia.

Siamo testimoni: dobbiamo dire semplicemente quello che abbiamo visto e nessun complicato ragionamento, nessun disprezzo che ci mette in ridicolo, nessuna minaccia che ci vuole zittire, nulla può convincerci a tacere quello che ci è stato donato. Siamo stati amati. Proprio noi, povera gente da nulla, siamo stati amati e quel bambino ci ha resi capaci di amare. Di questo diamo testimonianza.

I pastori sono testimoni e il loro cantico condivide la sorpresa, l’esperienza e il suo frutto.

mons. Mario Delpini  Arcivescovo di Milano

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«Dopo la Sua venuta appaiono i fiori» Gli auguri dell’Arcivescovo card. Angelo Scola

bucaneve«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria». Anche quest’anno le parole del prologo del Vangelo di Giovanni risuonano nelle nostre chiese come il grande annuncio del Santo Natale del Signore: Il Verbo è venuto tra noi e rimane con noi. E noi contempliamo la Sua gloria. La gloria, la luce che illumina questa notte santa è la Sua umanità.

Davanti a un simile annuncio, anche ciascuno di noi - come fu per i pastori, per i Magi, per Erode e i saggi... - è chiamato a prendere la grande decisione della sua esistenza: accogliere o rifiutare Colui che è tutto e che viene per donarsi alla nostra piccolezza. Questo è infatti il significato del suo nome, il Salvatore: assumere la nostra carne a un tempo grande e fragile, continuamente minacciata dal male e dalla morte, in tutti i suoi anticipi, e offrirle la possibilità di entrare nella vita definitiva.

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