Venerdì 20 Aprile 2018
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Quinta Domenica di Avvento

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Essere voce per annunciare la vocazione alla fraternità universale

Dall’omelia dell’Arcivescovo per la quinta domenica di Avvento

Chi sei tu? La domanda del sospetto.

Il sospetto inquadra lo sconosciuto come un estraneo da temere: lo straniero che può essere un pericolo, una minaccia, un enigma indecifrabile.

Chi sei? La domanda che forse più che attendere una risposta dichiara una estraneità, come per dire: non ti conosco, non ti riconosco, non voglio aver a che fare con te.

Chi sei? La domanda che è più l’espressione di un disagio che la ricerca di una conoscenza. Il disagio di intendersi parlando lingue diverse, il disagio di adattarsi praticando abitudini diverse, il disagio di vivere accanto, ma di avere gusti e orari diversi.

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Quarta Domenica di Avvento

avvento20172E se il gran Re stabilisse il suo trono sulla mansuetudine? (Is 16,5)

omelia dell’Arcivescovo nella quarta domenica di Avvento

1. E se provassimo?

E se provassimo a costruire la città e la convivenza intorno alla fragilità̀?

E se il proposito fosse di stabilire un trono sulla mansuetudine? E se si immaginasse che la rivelazione della signoria del Dio altissimo avesse la forma del Signore che ha bisogno del puledro per entrare nella sua città?

E se il fondamento del convenire dei molti per l’impresa comune non fosse la volontà di potenza, non fosse la presunzione che si vanta delle proprie forze e risorse, non fosse l’orgoglio che vuole sfidare il cielo, ma la compassione che si commuove per chi soffre e vuole offrire un conforto, un aiuto, un soccorso?

E se le risorse meravigliose scoperte dalla scienza in ogni angolo del creato e la potenza stupefacente della tecnologia non fossero orientate a moltiplicare i guadagni, ad accumulare tesori, a imporre un dominio, ma a essere l’occhio per il cieco, la stampella per lo zoppo, la voce per il muto?

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Seconda domenica di avvento

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BENVENUTO FUTURO

omelia dell’Arcivescovo nella seconda domenica di Avvento con i protagonisti della scuola

1. Un titolo per indicare un cammino.

Sì, le parole del precursore Giovanni sono aspre ed esigenti, ma da quale intenzione sono dettate? A quale scopo mirano? Sì, le parole del profeta sono affascinanti e provocano il Salvatore di Israele perché non rimanga assopito, ma dove sta il loro fascino?

Sì, i protagonisti del mondo della scuola si affaticano ogni giorno in una impresa che li lascia spesso insoddisfatti e talora sembrano scoraggiati dalla complessità delle situazioni, ma che parola posso dire, facendomi voce della Chiesa, facendomi eco della parola di Dio scritta nel libro del profeta o gridata nel deserto da Giovanni il precursore?

Mi sembra che si possa enunciare un titolo e trarre ispirazione per un cammino.

Mi sembra che siamo tutti chiamati a levare il capo, alzarci in piedi e gridare: Benvenuto, futuro!

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Terza domenica di Avvento

avvento2017IIIMa che cosa avete imparato dalla storia, voi del ’51?

omelia dell’Arcivescovo nella terza domenica di Avvento

Siamo nati nel 1951. Dicono che fossero anni di stenti e di faticosa ricostruzione. Molti di noi non se ne sono accorti: da bambini tutto il mondo sembra incantato e tutto sembra normale se c’è la presenza rassicurante dei genitori e dei nonni. Siamo diventati grandi in quegli anni che si chiamano del “miracolo economico”. Non tutti siamo stati miracolati, però c’era una specie di indiscutibile fiducia nel futuro.

Che cosa abbiamo imparato dagli anni della nostra adolescenza? Alcuni forse ne hanno ricavato un motivo di scetticismo: lavori fino a stremarti, accumuli fino a esaltarti e poi in un momento tutto finisce in fumo. Ma noi i credenti siamo illuminati dalla parola del profeta: i cieli si dissolveranno come fumo, la terra si logorerà come un vestito, ma la salvezza del Signore durerà per sempre, la sua giustizia non verrà distrutta.

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Prima domenica di Avvento

scolaavv161Venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14)

Dall’omelia dell’Arcivescovo per la prima domenica di Avvento

CELEBRAZIONE EUCARISTICA IN DUOMO

PRESIDEDUTA DaLL’ARCIVESCOVO

1. Il Figlio dell’uomo, Misericordiae vultus

«Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra» (Vangelo, Mt 24,30a). Alcuni dei Padri della Chiesa hanno identificato in questo segno il Crocifisso Glorioso, il volto della Misericordia del Padre. Con le sue braccia aperte egli attira gli uomini a sé e li raduna («manderà i suoi angeli… ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli», Vangelo, Mt 24,31).

Amandoci fino alla totale dedizione di sé sulla Croce, Gesù ha vinto definitivamente il peccato e la morte. Per questo misericordia (alla lettera “aprire il cuore agli infelici”) è la parola definitiva sulla nostra esistenza.

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