Mercoledì 13 Dicembre 2017
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San Maurizio (2)

SAN MAURIZIO e compagni


San Maurizio (noto anche come Moritz, Morris, o Mauritius) è un santo cristiano. Secondo le agiografie, sarebbe stato un generale dell'impero romano, a capo della leggendaria legione Tebea egiziano-romana, operante nella Mesopotamia nel corso del III secolo e successivamente, nel 300, trasferita nell'Europa centrale romana, a Colonia ed a nord delle Alpi, che in seguito al rifiuto di intraprendere azioni punitive contro i cristiani sarebbe stata martirizzata durante la decima persecuzione di Diocleziano.


La leggenda

Il massacro della legione tebea

Una storia inventata?

Patrono del Sacro Romano Impero

Etnia


La leggenda
Secondo i documenti agiografici la legione, interamente composta da cristiani, che normalmente prestava servizio ai confini orientali dell'impero, venne riposizionata in Gallia dall'imperatore Diocleziano. Il compito della legione era di assistere militarmente Massimiano nella difesa contro i Quadi e Marcomanni, barbari che dal fiume Reno tracimavano nella Gallia, e di sottomettere le popolazioni ribelli locali (che in parte si sentivano abbandonate dall'Impero Romano).
I soldati eseguirono brillantemente la loro missione, tuttavia, quando Massimiano ordinò di perseguitare (ed uccidere) alcune popolazioni locali del Vallese convertite al cristianesimo, molti tra i soldati tebani si rifiutarono. Massimiano ordinò una severa punizione per l'unità e, non bastando la sola flagellazione dei soldati ribelli, si decise di applicare la decimazione, una punizione militare che consiste nell'uccisione di un decimo dei soldati, mediante decapitazione.
In seguito vennero ordinate altre azioni dello stesso tipo contro le popolazioni locali, cosa che portò la legione a rifiutare di nuovo il compito repressivo assegnato, anche in seguito all'incoraggiamento del generale Maurizio. Massimiano ordinò quindi una seconda decimazione che i soldati tebani accettarono rassegnati.

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Il massacro della legione tebea
I soldati però restarono fermi nel rifiutare di compiere qualsiasi tipo di violenza contro i loro confratelli cristiani, cosa che portò Massimiano a ordinare che tutti i restanti componenti della legione (composta abitualmente da 6.600 soldati) venissero massacrati sul posto. Il luogo dell'eccidio, allora noto come Agaunum in Raetia, è attualmente Saint Maurice-en-Valais, in Svizzera, dove si trova un'abbazia dedicata a San Maurizio, l'Abbazia territoriale di San Maurizio d'Agauno. Tra gli scampati all'eccidio vi era Sant'Alessandro, che successivamente divenne vescovo di Bergamo.
Così recitano i più antichi resoconti del martirio, secondo la lettera pubblica di Eucherio, vescovo di Lione (circa 434-450), inviata al suo vescovo ausiliario Salvius. Versioni alternative della storia raccontano che la legione si rifiutò di eseguire gli ordini di Massimiano soltanto dopo aver scoperto che un villaggio che avevano appena distrutto era popolato da poveri e innocenti contadini cristiani, oppure che l'imperatore aveva ordinato la loro esecuzione quando si rifiutarono di offrire sacrifici agli dei pagani romani.
I dettagli di questa storia si basano su scarsi riferimenti storici; ad esempio, la decimazione non era più in uso da molti secoli per punire disciplinarmente una legione romana. Le precedenti applicazioni di questa punizione registrate dalla storia avvennero durante il regno di Galba, che ordinò la decimazione di una formazione di soldati che Nerone aveva trasformato in una legione, e che esigevano un'aquila e i relativi stendardi. Inoltre solitamente i cristiani si rifiutavano di servire nell'esercito romano, almeno fino all'avvento di Constantino, ed i militari per la maggior parte credevano in Iside o Mitra (Sole Invitto), perciò era poco probabile che con il loro esiguo numero potessero formare un'intera legione.

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Una storia inventata?
Alcuni storici suggeriscono che questa sia stata una "leggenda devozionale" creata da Teodoro, vescovo di Octodurum, in un tempo databile tra il 388 ed il 394, dal momento che Eucarius, vescovo di Lione, lo cita come fonte della sua storia per incoraggiare i cristiani contemporanei che servivano nell'esercito romano ad ignorare gli ordini dei loro comandanti pagani e ad aderire al cristianesimo. Ad ogni modo, anche se fosse stata una falsificazione posteriore, fatta dallo stesso Eucarius, la sua diffusione ebbe un sicuro successo nell'attirare pellegrini all'abbazia di Agaunum, fondata ex nihilo (dal nulla) nell'anno 515 da Sigismondo, il primo re cattolico dei Burgundi. L'abbazia era unica nel suo tempo quale progetto nato dalla collaborazione di un re in concordia con i suoi vescovi, piuttosto che uno sviluppo organico che avveniva attorno alla figura centrale di un monaco santo. La nuova abbazia necessitava senza dubbio di una forte leggenda riferentesi alla sua fondazione.

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maurizio01  Scultura barocca del XVIII secolo di San Maurizio
nella Colonna della Santissima Trinità di Olomouc,
a quei tempi una regione dell'Impero Austriaco, oggi Repubblica Ceca.


Patrono del Sacro Romano Impero
San Maurizio divenne il patrono del Sacro Romano Impero. Nel 926, Enrico I (919-936), arrivò a cedere l'intero cantone svizzero dell'Argovia all'abbazia, in cambio della lancia sacra del santo (vedi sotto). La spada di San Maurizio faceva parte del corredo del trono imperiale, utilizzato durante l'incoronazione degli imperatori austro-ungarici fino al 1916. Inoltre alcuni imperatori furono incoronati davanti all'altare di san Maurizio nella Basilica di San Pietro. Nel 929 Enrico I di Sassonia organizzò un incontro della corte reale (Reichsversammlung) nella località di Magdeburgo. Allo stesso tempo venne fondato il chiostro "Mauritius Kloster" in onore di San Maurizio. Nel 961, Ottone I intraprese grandi lavori di costruzione ed arricchimento della cattedrale di Magdeburgo, che voleva far diventare il luogo della sua futura sepoltura. A questo fine, "nell'anno 961 dell'Incarnazione e venticinquesimo del suo regno, alla presenza di tutta la nobiltà, alla vigilia di Natale, il corpo di San Maurizio venne convogliato a lui (Ottone I) a Regensburg, assieme ai corpi di alcuni dei compagni del santo ed a relichie di altri santi. Dal loro arrivo a Magdeburgo, queste relichie vennero accolte con il grande omaggio fornito dall'intera popolazione della città e dei paesani del circondario. Queste spoglie sono ancora venerate nel luogo, per la salvezza della patria."
Maurizio viene raffigurato tradizionalmente nella sua armatura, ed in Italia si aggiunge una croce rossa sul suo scudo o armatura. Nella cultura popolare è stato messo in rapporto con la leggenda della Lancia del Destino, che avrebbe portato in battaglia; il suo nome è inciso sulla Lancia Sacra di Vienna, una delle reliquie che si sostiene siano la lancia che ferì il costato di Gesù sulla croce. San Maurizio dà il suo nome alla località vacanziera di montagna St. Moritz così come a numerosi luoghi chiamati Saint-Maurice nei paesi di lingua francese. Invece lo stato isolano delle Mauritius, nell'Oceano Indiano, venne così chiamato in onore di Maurizio di Nassau, un membro della casa di Orange, e non direttamente in onore allo stesso San Maurizio. San Maurizio è considerato il patrono degli Alpini, la sua festività ricorre il 22 settembre. Oltre 650 istituti religiosi dedicati a San Maurizio sono presenti in Francia e in altri Paesi europei. Soltanto in Svizzera ci sono 7 chiese o altari in Aargau, 6 nel Cantone di Lucerna, 4 nel Canton Soletta, e 1 in Canton Appenzello Interno.[2] In particolare tra esse sono degne di nota: la chiesa e l'abbazia di San Maurizio d'gauno, la chiesa di Saint Moritz nell'Engadina, e la cappella dell'Abbazia di Einsiedeln. Molti ordini religiosi cavallereschi sono stati costituiti in suo onore, incluso l'Ordine del Toson d'Oro e l'Ordine di San Maurizio. Inoltre, cinquantadue toponimi francesi includono il suo nome.
Maurizio è anche il santo patrono di una chiesa e parrocchia cattolica di New Orleans. La chiesa fu costruita nel 1856, era quindi una delle più antiche chiese della zona. La struttura fu danneggiata dall'Uragano Katrina il 29 agosto del 2005. Il campanile si staccò facendo entrare un metro e mezzo d'acqua nella chiesa e la statua di san Maurizio fu trafugata da sciacalli dopo il passaggio dell'uragano.

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Etnia
A volte san Maurizio è rappresentato come un moro, che rispecchia il significato del suo nome. Però, Jean Devisse dimostra che solo a partire dal 1240 san Maurizio viene rappresentato in questo modo. Prima di allora era stato rappresentato con la pelle chiara. A causa di questa discrepanza, Maurizio viene rappresentato con caratteristiche di diversi gruppi etnici, a seconda del tempo in cui l'immagine fu prodotta. Le immagini di san Maurizio nella cattedrale di Magdeburgo lo rappresentano con la pelle scura.
Esistono delle prove che indicano che Maurizio fosse egiziano. Il nome copto "Maurikios" compare nei papiri ed è identico al nome romano "Mauritius". Altri hanno suggerito che il nome possa derivare dal nome del lago Moeris. Infatti, il nome si trova negli epitaffi dell'Egitto tolemaico e successivamente in epoca cristiana ed è tuttora usato dai Copti egiziani. Potrebbe tuttavia essere stato un nubiano, o di discendenza mista egiziana e nubiana.

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Sant'Ambrogio ad Nemus

Sant'Ambrogio ad Nemus

Sant'Ambrogio

Treviri, Germania, c. 340

Milano, 4 aprile 397

Festa liturgica: 7 dicembre

La vita

Il culto

L'ordine

Patronati

Iconografia

La vita
Di famiglia romana cristiana, governatore delle province del nord Italia, fu acclamato vescovo di Milano il 7 dicembre 374. Rappresenta la figura ideale del vescovo, pastore, liturgo e mistagogo. Le sue opere liturgiche, i commentari sulle Scritture, i trattati ascetico-morali restano memorabili documenti del magistero e dell'arte di governo. Guida riconosciuta nella Chiesa occidentale, in cui trasfonde anche la ricchezza della tradizione orientale, estese il suo influsso in tutto il mondo latino. In epoca di grandi traformazioni culturali e sociali, la sua figura si impose come simbolo di libertà e di pacificazione. Diede particolare risalto pastorale ai valori della verginità e del martirio. Autore di celebri testi liturgici, è considerato il padre della liturgia ambrosiana. (Mess. Rom.)

La memoria di Sant'Ambrogio è obbligatoria per tutta la Chiesa, secondo il nuovo Calendario, ed è particolarmente solenne a Milano, che in questo giorno onora il suo grande Vescovo e amatissimo Patrono.
Ambrogio non era nato a Milano, ma a Treviri, nella Gallia, verso il 339. Era figlio di un funzionario romano in servizio al di là delle Alpi, e dopo la morte del padre la famiglia rientrò a Roma. Ambrogio studiò diritto e retorica, e intraprese la carriera giuridica.
Si trovava a Milano, quando il Vescovo morì, e da buon funzionario imperiale, cercò che fossero evitati quei disordini spesso provocati dalle tumultuose elezioni ecclesiastiche. Parlò con senno e fermezza nelle adunanze dei fedeli, perché tutto fosse fatto secondo coscienza e nel rispetto della libertà. Fu in seguito a questi suoi giudiziosi discorsi che dall'assemblea si alzò un grido: " Ambrogio Vescovo! ".
Ambrogio, che si trovava in quell'assemblea come funzionario imperiale, non era neppure battezzato, essendo soltanto catecumeno. Sorpreso e anche spaventato, proclamò dunque la sua indegnità; si professò peccatore, tentò perfino di fuggire. Tutto fu inutile.
Ricevette così il Battesimo, e, subito dopo, la consacrazione episcopale. " Tolto dai tribunali e dall'amministrazione pubblica - dirà il nuovo Vescovo - per passare all'episcopato, ho dovuto cominciare a insegnare quello che non avevo mai imparato ". Si diede perciò alla lettura dei Libri sacri, poi studiò i Padri della Chiesa e i Dottori, tra i quali sarebbe stato incluso anche lui, insieme con un giovane retore che, dopo dieci anni, egli stesso avrebbe battezzato: Agostino da Tagaste. L'opera di Ambrogio fu così vasta, profonda e importante, che difficilmente può essere riassunta. Basti dire che fu considerato quasi un secondo Papa, in un'epoca nella quale certo non mancarono alla Chiesa grandi figure di Vescovi.
Ma Sant'Ambrogio appariva più alto di tutti per la sua opera apostolica, benché fosse piccolo e delicato nel fisico quant'era grande nello spirito.
Egli, che veniva dalla carriera dei dignitari imperiali, sostenne dinanzi all'Imperatore, non solo i diritti della Chiesa, ma l'autorità dei suoi pastori. " Sono i Vescovi che devono giudicare i laici, e non il contrario " diceva, e tra i laici metteva, per primo, l'imperatore.
Un'altra massima dell'ex funzionario imperiale era questa: " L'Imperatore è nella Chiesa, non al disopra della Chiesa ". E le contingenze portarono Sant'Ambrogio ad applicare tale massima nei riguardi del grande e intollerante Imperatore Teodosio.
Quando Teodosio, in seguito all'uccisione del comandante del presidio di Tessalonica, fece trucidare - almeno così si disse - 7000 abitanti innocenti, il Vescovo non solo gli rimproverò il massacro, ma gl'impose una pubblica penitenza. Teodosio cercò di resistere. Infine cedé. Nuovo David, fece penitenza dall'ottobre al Natale.
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Patronato
Apicoltori, Vescovi, Lombardia, Milano e Vigevano

Etimologia: Ambrogio = immortale, dal greco

Emblema: Api, Bastone pastorale, Gabbiano
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Il culto
A Milano, il 4 aprile si celebra la deposizione di sant’Ambrogio, vescovo, che, nel giorno del Sabato Santo si addormentò nel Signore e andò incontro a Cristo vincitore della morte.
La memoria di sant'Amborgio si celebra il 7 dicembre, giorno della sua ordinazione, nel quale ricevette, ancora catecumeno, l’episcopato di Milano, mentre era prefetto della città.
Per sottrarsi all'elezione a vescovo, Ambrogio si nascose in una spelonca nel bosco (in latino nemus) nei pressi di Milano.
Vero pastore e maestro dei fedeli, fu pieno di carità verso tutti, difese strenuamente la libertà della Chiesa e la retta dottrina della fede contro l’arianesimo e istruì nella devozione il popolo con commentari e inni per il canto.
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L'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus (in latino Ordo Fratrum Sancti Ambrosii ad Nemus), o dei fratelli Ambrosiani, venne fondato a Milano e soppresso nel 1645.
L'Ordine sorse verso la metà del XIV secolo ad opera di tre ricchi nobili milanesi: Alberto Besozzo, Alessandro Crivelli e Antonio Pietrasanta. Animati da spirito di penitenza, i tre si ritirarono in una spelonca nel bosco (in latino nemus) nei pressi di Milano dove, secondo la tradizione, si era nascosto sant'Ambrogio per sottrarsi all'elezione a vescovo.
Alla comunità si unirono presto numerosi sacerdoti ed eremiti che progressivamente adottarono la vita cenobitica: la congregazione venne riconosciuta da papa Gregorio XI nel 1375, con l'obbligo di seguire la regola agostiniana e il rito ambrosiano. Inizialmente organizzati in conventi autonomi, vennero poi costituiti in ordine mendicante accentrato con la bolla di papa Eugenio IV del 4 ottobre 1441; l'ordine era presieduto da un rettore generale espresso da un capitolo che si riuniva ogni tre anni e la cui elezione era soggetta all'approvazione dell'arcivescovo di Milano.
Il principale convento degli Ambrosiani era quello adiacente alla chiesa milanese di San Primo (oggi trasformato nel Collegio Elvetico): un'altra importante casa era quella di Parabiago. Fuori dall'arcidiocesi di Milano esistevano solo due conventi, entrambi a Roma: quello di San Clemente e quello di San Pancrazio.
Il 15 agosto 1589 Sisto V promulgò la bolla con cui univa gli Ambrosiani agli Apostolini (o frati di San Barnaba); con il breve del 2 dicembre 1643, papa Gregorio VIII decretò la soppressione dell'ordine, confermata da Innocenzo X con la bolla Quoniam del 1º aprile 1645.
Sopravvivono i conventi delle Monache Romite dell'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus. Si tratta dei conventi di Bernaga - Perego (provincia di Lecco), Agra (provincia di Varese) e Revello (provincia di Cuneo, tutti di recente ri-fondazione. Il 14 dicembre 1963 infatti, con il sostegno dell'allora Arcivescovo di Milano Cardinale Montini (in seguito papa Paolo VI) madre Maria Candida con altre otto consorelle provenienti dal monastero del Sacro Monte di Varese tornarono a dare vita al monastero. In seguito dal monastero dei Bernaga due piccoli gruppi di monache sciamando dal loro monastero fondarono quello di Agra (25 marzo 1974) e in seguito quello di Revello (7 aprile 1986). I tre monasteri sono accomunati dalla stessa regola e costituzioni che riprendono l'antico ordine di S. Ambrogio ad Nemus. (cfr.A. RIMOLDI, Madre Maria Candida, Lativa).
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L'iconografia ambrosiana si è compiaciuta di rappresentare Sant'Ambrogio che scaccia dalla soglia della cattedrale l'Imperatore pubblico peccatore: in realtà l'azione del Vescovo si svolse tramite lettere e intermediari, ma il gesto resta ugualmente significativo, per indicare che né corona né scettro esonerano l'uomo dalla legge morale, uguale per tutti, e di cui sono giudici autorevoli soltanto i ministri di Dio e i pastori di anime.
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San Maurizio (1)

San Maurizio, Candido, Essuperio, Vittore

e compagni Martiri della Legione Tebea

Festa liturgica: 22 settembre

Notizie

La leggenda

Il culto

Legame coi Savoia

Patronati

Iconografia

Venerazione ecumenica

Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), Svizzera, 287 circa
Abbiamo loro notizie da Euleterio, vescovo di Lione, che racconta di centinaia di soldati martiri capitanati da Maurizio. Questi soldati, appartenenti alla legione "tebea" di Massimiano Erculeo, furono sterminati perché si rifiutarono di andare in Gallia a perseguitare cristiani. Dalle ricerche storiche fatte fino ad oggi, risulta che, prima della grande persecuzione di Diocleziano, probabilmente attorno al 286, Massimiano Erculeo intraprese una spedizione in Gallia contro Bagaudi. Alcuni soldati della legione, probabilmente una coorte capitata da Maurizio, si rifiutarono di celebrare in onore degli dei e furono martirizzati presso Agaunum, nel Vallese. In questa regione, dove loro culto è molto antico, nel 1893 è stata trovata una basilica risalente a quell'epoca.
Etimologia: Maurizio = figlio di Mauro, dal latino
Martirologio Romano: Nell’antica Agauno nella regione del Vallese, nell territorio dell’odierna Svizzera, santi martiri Maurizio, Esuperio, Candido, soldati, che, come riferisce sant’Eucherio di Lione, furono uccisi per Cristo sotto l’imperatore Massimiano, adornando la Chiesa, insieme ai compagni della Legione Tebea e al veterano Vittore, con la loro gloriosa passione.

Il Martyrologium Romanum cita alla data del 22 settembre i santi Maurizio, Candido, Essuperio, che con i soldati loro compagni ed il veterano Vittore affrontarono il martirio in odio alla loro fede. Per meglio comprendere l’origine del culto di questi intrepidi testimoni della fede cristiana, occorre però ripercorrere brevemente la vicenda della celebre Legione Tebea, alla quale la pietà popolare ha sempre riservato una particolare devozione.

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La leggenda della Legione Tebea
La fonte principale e storicamente più attendibile pervenutaci circa San Maurizio e la celebre Legione Tebea da lui capeggiata è costituita dalla “Passio martyrum Acaunensium” attribuita a Sant’Eucherio di Lione. La versione che ci è stata tramandata risale solo al IX secolo, ma il santo vescovo lionese citava già la sua opera in una lettera indirizzata al vescovo Salvio verso il 440, affermando che a quel tempo la tradizione orale in merito era già attestata da almeno un secolo.
Lo studioso tedesco D. Van Berchem negli anni ’40 del XX secolo esaminò l’antica “passio”, giungendo alla conclusione che la fonte del racconto orale fosse San Teodoro (detto anche Teodulo) di Octoduro, primo vescovo del cantone svizzero del Vallese nel IV secolo. Questi importò assai probabilmente la leggenda dall’Oriente, in base a cui Maurizio fu martirizzato con i suoi soldati, forse né tebani né costituenti una vera e propria legione.
Secondo la narrazione di Eucherio, arricchita di parecchi elementi fantasiosi, l’imperatore romano Massimiano guidò un esercito per contrastare una rivolta fomentata da un gruppo di galli, i bagaudi, e giunto nei pressi di Octodurum (odierna città svizzera di Martygny), oltre il passo alpino del Gran San Bernardo, diede ordine ai suoi uomini di compiere un sacrificio in onore degli dei per impetrare da loro il successo della spedizione in corso.
Un’unità dell’esercito imperiale era appunto la famigerata egione Tebea, i cui membri come dice il nome erano stati reclutati nell’Egitto settentrinale ed erano di religione cristiana. Questi valorosi seguaci di Cristo, senza eccezioni, rifiutarono fermamente di sacrificare a degli dei pagani in cui non credevano e si ritirarono dunque nella vicina Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), guidati dal loro “primicerius” e portavoce Maurizio. L’imperatore li invitò ripetutamente invano a tornare sui loro passi ed infine ordinò la loro decimazione. Ma i soldati, incoraggiati da Maurizio e dagli altri ufficiali, furono irremovibili dalla loro decisione sino alla fine. Conclusasi tale violenta persecuzione pare fossero stati uccisi ben 6600 (o secondo alcune fonti 6666) soldati. Il Martyrologium Romanum, nella sua ultima edizione, si limita a citare esplicitamente i nomi di Maurizio, Candido, Essuperio e del veterano Vittore, quest’ultimo forse proveniente da un altra legione ma ucciso anch’egli in quanto dichiaratosi cristiano.
Maurizio ed i suoi compagni avevano comunque scritto all’imparatore una lettere onde spiegargli le valide motivazioni della loro ribellione: “Siamo tuoi soldati, ma anche servi di Dio, cosa che noi riconosciamo francamente. A te dobbiamo il servizio militare, a lui l’integrità e la salute, da te abbiamo percepito il salario, da lui il principio della vita [...]. Metteremo le nostre mani contro qualunque nemico, ma non le macchieremo col sangue degli innocenti [...]. Noi facciamo professione di fede in Dio Padre Creatore di tutte le cose e crediamo che suo Figlio Gesù Cristo sia Dio. Siamo stati spruzzati dal sangue dei nostri fratelli e commilitoni, ma non ci affliggemmo, alzammo le nostre lodi perchè erano stati ritenuti degni di partire per il loro Signore Dio. Ecco deponiamo le armi [...] preferiamo morire innocenti che uccidere e vivere colpevoli [...] non neghiamo di essere cristiani [...] perciò non possiamo perseguitare i cristiani”. Assai probabilmente Eucherio inventò le parole con cui i martirizzandi espressero le loro rimostranze, affermando che rifiutarono di uccidere dei cristiani che in realtà non erano nemici dell’autorità imperiale e non menzionando i bagaudi. Inoltre la “passio” più tardiva aggiunse al gruppo i nomi di Innocenzo e Vitale, in quanto i loro corpi vennero rinvenuti dopo secoli nella vallata del Rodano. Comunque, anche se i numeri citati paiono esagerati ed alcuni dettagli della leggenda furono aggiunti nel V secolo, sembra effettivamente essersi verificato un effettivo spargimento di sangue cristiano alla base della tradizione.

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Il culto ieri e oggi
Il culto nei confronti dei martiri risalirebbe dunque al IV secolo, durante il quale il suddetto San Teodulo fece edificare la basilica ancora oggi esistente per ospitarne le reliquie. In occasione della visita di San Martino di Tours si verificò un evento miracoloso: la terra iniziò a trasudare sangue indicano così il luogo ove riposavano i santi resti sulle rive del Rodano ed egli lo raccolse in appositi vasetti per distribuirlo a varie chiese. Eucherio ricorda che “molti giungevano da diverse province per onorare devotamente questi santi, e offrire dono d’oro, d’argento, e altri oggetti”, oggi conservati nel piccolo museo adiacente la basilica, a Brzeg in Polonia ed a Torino.
La chiesa costruita presso Agaunum divenne successivamente il nucleo di un abbazia, grazie al re burgundo San Sigismondo, la prima in Occidente a recitare l’Ufficio divino per l’intera giornata, grazie ad un ciclo di cori. Oggi è affidata agli agostiniani Canonici Regolari Lateranensi, che annualmente ogni 22 settembre, giorno della festa secondo il Martyrologium Romanum, organizzazo la processione con le reliquie per le strade del paese.
Il culto nei confronti si San Maurizio si diffuse molto, come vedremo tra poco, in particolar modo nei territori sabaudi. Ancora oggi il calendario liturgico della Regione Pastorale Piemontese riporta la sua memoria nella data suddetta.

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Il legame con Casa Savoia
Per secoli santuario nazionale del regno burgundo, l’antica Agaunum divenne con l’avvento di Casa Savoia, che conquistò per un certo periodo il Vallese occidentale, al centro della devozione dei popoli governati dalla dinastia sabauda. Questo particolare legame tra San Maurizio ed il nobile casato culminò nel 1434 con la fondazione da parte del duca Amedeo VIII di un ordine cavalleresco a lui dedicato.
Nel 1572 Emanuele Filiberto lo trasformò poi nell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, tuttora costituzionalmente riconosciuto dalla Repubblica Italiana. Il duca fece inoltre traslare da Saint-Maurice a Torino parte delle reliquie del capitano della Legione Tebea, nonchè la sua spada, la croce e l’anello, transitando per Aosta, Ivrea e Chivasso.
Oggi riposano ancora nella martoriata Cappella della Sindone ed in epoca preconciliare la teca contenente le reliquie del soldato veniva esposta alla venerazione dei fedeli ogni 15 gennaio, anniversario della traslazione. Un importante corso di Torino, adiacente ai Giardini Reali porta ancora oggi il nome di San Maurizio.

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Patronati
San Maurizio è oggi considerato innanzitutto quale patrono di Casa Savoia e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma anche di altri ordini cavallereschi quale quello del Toson d’Oro di Spagna e Austria. Inoltre sotto il patronato del santo sono posti i soldati, in particolare degli Alpini, delle Guardie Svizzere e dell’Esercito Francese Alpino.
Le chiese in onore di San Maurizio iniziarono a pullulare in Valle d’Aosta, Piemonte, Francia, Germania e Svizzera. In quest’ultima nazione gli fu intitolata nella zona tedesca la città di St-Moritz, otto città inglesi, cinquantadue in Francia tra cui la più celebre è Bourg-Saint-Maurice in Savoia, in Piemonte San Maurizio Canavese nonchè San Maurizio di Opaglio nel novarese, dove il santo e la sua legione sarebbero transitati, ed infine in Liguria Porto Maurizio.

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Iconografia
L’iconografia relativa a San Maurizio ed ai legionari tebei in genere è solita presentarli con tutti gli attributi tipici dei soldati martiri: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto. Non mancano le loro raffigurazioni equestri. Spesso possono essere raffigurati con la carnagione scura, a ricordo della loro provenienza africana.
Un dipinto conservato alla National Gallery di Londra, del Maestro di Liesborn, lo ritrae cavaliere con il papa San Gregorio Magno e Sant’Agostino d’Ippona. L’opera più splendida è però la scena del martirio di El Greco, conservata all’Escorial nei pressi di Madrid.

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Venerazione ecumenica
Il presupposto che i due martiri ed un numero imprecisato di loro leggendari compagni abbiano militato nella Legione Tebea ha automaticamente conferito loro la presunta nazionalità egiziana e ciò ha contribuito alla diffusione del culto anche presso la Chiesa Copta, che venera dunque specificatamente non solo San Maurizio ma anche tutti quei suoi leggendari compagni il cui ricordo si è diffuso in un qualche piccolo santuario d’Europa. In particolare il Patriarca di Alessandria e di Tutta l’Africa Papa Shenoud tramite un suo delegato ricevette in dono nel 1991 alcune reliquie dei santi Maurizio, Cassio e Fiorenzo. Anche altre Chiese orientali venerano comunque i martiri della Legione Tebea, in quanto vissuti prima degli scismi vari. Anche nel mondo protestante, infine, Maurizio è commemorato quale testimone della fede cristiana.

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