Mercoledì 13 Dicembre 2017
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Terrazzano - Un po' di storia

Fonte: Giordano Pochintesta, Una "piccola terra" un grande cuore, Terrazzano 60° di consacrazione della chiesa parrocchiale di san Maurizio martire

Il nome Terrazzano potrebbe avere tre interpretazioni.
Terrazzano (già Taraciano - de Terazano - Terretiano - Teraciano) potrebbe essere un aggettivo derivato da un nome proprio latino Terricius o dal nome comune terricius, diminuitivo di terra. Questa derivazione è la medesima che un articolo del Corriere della Sera (consultabile al link
http://archiviostorico.corriere.it/2006/giugno/15/COGNOMI_COMUNI_co_7_060615059.shtml) propone per Trezzano.
Una seonda ipotesi lo farebbe derivare dal latino Terriscia, che dovrebbe significare piccola terra.
Una terza ipotesi lo vorrebbe derivare da Terrazzo, ad indicare la sua posizione, leggermente più elevata di quella di alcuni paesi circostanti.
In letteratura terrazzano è un sostantivo che deriva da terra e viene usato per indicare l'bitante di un paese, di una terra, oppure un compaesano o gli aitanti di una città assediata.

Terrazzano non era parrocchia e non aveva un sacerdote che risiedesse stabilmente in luogo. I diversi accorgimenti escogitati nei secoli (riduzione del numero di messe obbligatorie, aumento di congrua al cappellano) si rivelarono soluzioni transitorie. L'unica vera soluzione era diventare indipendenti da Rho, così che la Chiesa da sussidiaria potesse divenire parrocchiale.
La prima supplica in tal senso fu inoltrata attorno al 1770, all'allora arcivescovo di Milano card. Giuseppe Pozzobonelli e non ne conosciamo il testo. Rispose un certo Franciscus Antonius Tranchedinus, che con notevole sfoggio di cultura, ma forse poca conoscenza del luogo, boccia l'istanza. Tanta ostinazione nasce da un documento inviato all'Arcivescovo dal Prevosto di Rho, che ricorda come con tale separazione la curia avrebbe perso 10 dei 30 scudi romani di pensione che la Prepositura doveva.
La seconda istanza venne presentata nel 1848 al card. Bartolomeo Carlo Romilli e chiedeva l'immediata separazione da Rho o quantomeno l'assegnazione di un sacerdote con la qualifica di "coadiutore". Anche questa volta il prevosto di Rho, Alessandro Papetta, controbatte a tali richieste con argomentazioni molto curiose: il fatto che solo a 2 o 3 casi di morti per apoplesia mancò la confessione o il sacro viatico, al fatto che a Terrazzano si fossero convinti i cappellani più indocili o turbolenti ad usurpare i diritti parrocchiali, quali la celebrazione dell'officiatura dei morti o le benedizioni con Reliquie. Ma in questo caso gli abitanti raggiuinsero l'obiettivo minimo di ottenere un sacerdote con il titolo di coadiutore, don Carlo Cozzi.
Il 2 ottobre del 1913 è lo stesso prevosto di Rho, don Luigi Cogliati, ad indirizzare la terza domanda all'arcivescovo di Milano, card. Andrea Carlo Ferrari. La richiesta veniva subordinata a due precisi impegni:
- l'ampliamento della chiesa di Terrazzano;
- la costruzione di una nuova chiesa a Mazzo.
Il card. Ferrari elevò la chiesa di san Maurizio in Terrazzano al rango di "Delegazione Arcivescovile". Da quel momento, anche se non ufficialmente, da un punto di vista pratico il sacerdote aveva gli stessi doveri e poteri di un parroco, compresa la tenuta dei registri dei sacramenti: battesimi, cresime, matrimoni e morti. La chiesa di Terrazzano acquistava la sua indipendenza dalla parrocchia di Rho.
Il primo delegato arcivescovile nominato fu l'allora cappellano don Spirito Franchi: Egli morì il 4 novembre del 1919. A lui successe don Giuiseppe Bianchi, il quale, nel 19232, depositerà presso la Curia di Milano, la somma di 1.000 lire per la fondazione del beneficio parrocchiale. Nel 1929 tale somma raggiunse la cifra di 39.500 lire.
Il 14 settembre 1929 la Delegazione di Terrazzano venne elevato al rango ufficiale di Parrocchia e tra il 22 e il 24 settembre si tennero tre giornate di festa, con grande partecipazione ed altrettanta gioia. Il paese fu addobbato a festa.
Il primo parroco fu don Giuseppe Bianchi, già da 10 anni in paese quale delegato arcivescovile e fu letteralmente obbligato a fare il suo ingresso ufficiale in parrocchia, accompagnato dal prevosto di Rho mons. Giuseppe Benetti. Nel pomeriggio da Milano arrivò mons. Mauri, che somministrò la cresima a più di 100 tra ragazzi e ragazze.
Sul bollettino parrochiale di Rho del mede di ottobre 1929, alle pagine 3 e 4 si legge:
Un nuovo avvenire si apre per Terrazzano: la sua generosità e docilità faranno coronare gli sforzi del novello Parroco, che vuole arricchire Terrazzano di una nuova Chiesa, di una nuova casa parrocchiale e di un nuovo oratorio per giovani e fanciulle".

LA STORIA DEI SACERDOTI

Cominciamo con i sacerdoti che si ricordano durante l'antico Beneficio. Essi avevano il compito di celebrare la Messa in tutte le festività e per altre due volte in settimana.

LUCA DE REGNIS
Lo conosciamo grazie ad un atto notarile stipulato in data 8 luglio 1513.

RODOLFO DELLA CROCE
Lo conosciamo grazie agli atti della Visita Pastorale compiuta da san Carlo Borromeo nel 1578.

BERNARDO DE BICHOCA
Nell'anno 1612 gli viene affidata la titolarità del Beneficio.

GIULIO DE ALESSANDRIS
Egli fu graziato del Regnante Pontefice di una Abbazia e di alcuni Benefici semplici fra cui quello di San Maurizio in Terrazzano. L'ultimo suo scritto riale al 1711 e finisce qui la documentazione riguardanti i titolari del nostro beneficio.

Passiamo ora ai cappellani residenti in luogo, il cui compito era di supplire i titolari del benficio.

ANTONIO MARIA GIANI
Di lui conosciamo una supplica del 1692 alla Sacra Congregazione dei Concili u molte banali liti e discussioni accese, come quella del 27 aprile 1684, con il canonico decano e altri due canonici delle Chiesa prepositurale di Rho, in occasione di un funerale di un certo Antonio Mariano.

FRANCESCO LATTUADA
Fu cappellano dal 10 ottobre 1700 al 21 aprile 1705, come risulta da un "confesso" (dichiarazione) che attest l'avvenuto pagamento di lire 154,18 per le funzioni da lui svolte e da un documento di un cancelliere che attesta che aveva contratto un debito.

GIOVANNI BATTISTA REVELLO
Il 17 giugno 1717 gli fu inviato un richiamo ufficiale dal Vicari generale per una presunta violazione di diritti parrocchiali.

Dai libri contabili possiamo invece estrarre un elenco di sacerdoti. Le date sono quell di inizio e di fine del loro incarico di cappellano in Terrazzano:

PAOLO PELEONE 1744 - 1746
GIOVANNI ANTONIO RADAELLI 1753 - 1754
GIOVANNI BATTISTA NIZZA 1755
GIOVANNI BATTISTA PARIETI 1760 - 1762
FRANCESCO BOSISIO 1770 - 1778
ANTONIO BOFFA 1779 - 1793

GIOVANNI BOSISIO
Il suo incarico di cappellano durò dal 1794 al 1817, quando fu trasferito al Santuario di Saronno

FRANCESCO PREVIDI
Rimarrà a Terrazzano dal 1818 al 1826 quando fu nominato parroco di Binasco.

GIOVANNI PIERETTI
Di sicuro cappellano a Terrazzano nel 1836 e non aveva la facoltà di confessare. Stando alle parole del prevosto di Rho, Alessandro Papetta, era già troppo per lui l'avere la facoltà di celebrare la Santa Messa.

GIOSUE' SALA
Cappellano nel 1841

GIOVANNI NAVA
Lo conosciamo da una sua lettera del 27 settembre 1847, con la quale comunica alla deputazione comunale di Terrazzano la sua decisione di trasferirsi a Pogliano dai primi di ottobre con la qualifica di coadiutore.

CARLO COZZI
Arrivò a Terrazzano agli inizi del 1848 e vi resterà fino al gennaio 1857, nominato coadiutore in seguito alla seconda istanza. Qualche anno prima del traserimento aveva chiesto un aumento annuo di 200 lire austriache. Sembra abbia avuto forti contrasti con il prevosto, sempre a riguardo delle solite presunte violazioni di diritti parrocchiali: celebrazioni di uffici da morto, aver impartito benedizioni con il Santissimo o con le Sacre Reliquie senza preventiva autorizzazione.

LUIGI RADAELLI
Dopo circa un anno dalla partenza di don Carlo Cozzi arrivò don Antonio Pogliani, da dieci anni addetto alla parrocchia di Nova. Aveva già in precedenza respinto un trasferimento e con la scusa che le nuove incombenze riescano troppo gravi alla sua limitata forza fisica, pur accettando il trasferimento, fa sapere a chi di dovere che, qualora fosse possibile una sostituzione, egli aveva in serbo il nome di un sacerdote disponibile. Così in sua vece arrivò don Luigi Radaelli, inviato dalla Curia milanese col titolo di cappellano coadiutore. Alla vigilia della festa patronale di san Maurizio del 1860 chiederà ed otterrà di essere trasferito a Mirazzano.

FRANCESCO MOROSI
Era coadiutore a Barbaiana da diversi anni e venne a conoscenza della situazione di Terrazzano. Scrisse al prevosto di Rho il 17 ottobre 1860 con le seguenti parole:
Essendo ancora vacante in Terrazzano il posto di coadiutore sussidiario, io, essendo già desideroso di un trasloco, "per poter meglio adoperare nella Vigna del Signore", mi faccio a pregare la sua bontà, perchè voglia gradire il mio desiderio e perciò ottenere l'assenso della veneranda Curia Arcivescovile, per tale destinazione". La sua presenza a Terrazzano è costellata da molti "confessi", documenti che attestavano l'avvenuto pagamento di quanto a lui spettante. Restò a Terrazzano fino al 31 agosto del 1865.

LUIGI SILVA
Dopo aver superato dubbi ed incertezze ed aver chiesto ed ottenuto le dovute garanzie circa la rendita della capplellania e la sistemazinoe della casa di abitazione, il 14 ottobre del 1865, don Luigi Silva, da Carbonate, accettò la destinazione a Terrazzano, dove rimase fino all'ottobre del 1871.

ENRICO POZZOLI
Arriva nel 1872 e parte nel 1881.

ROMANO MONTI
Fu coadituore dal 31 ottobre 1882 all'agosto del 1884, come sappiamo dalle solite ricevute.

La Parrocchia

La storia della Parrocchia di Terrazzano può essere fatta iniziare con i delegati arcivescovili.

Il primo fu don Spirito Franchi, originario di Mazzo, che giunse a Terrazzano nel giugno del 1885 e vi rimase fino al 4 novembre del 1919, giorno della sua morte. Fu lui a porre le fondamenta per la costruzione di una nuova chiesa; i lavori furono interrotti perché i finanziamenti promessi non giunsero mai a destinazione. Tuttavia queste fondamenta furono utilizzate per la costruzione dell'attuale chiesa parrocchiale. Nel 1913 don Spirito ampliò la vecchia chiesa con l'aggiunta di un coro dietro l'altare maggiore e la costruzione di una nuova sacrestia. Fu rifatta anche la facciata.

Il secondo delegato fu don Giuseppe Bianchi, originario di Origgio, che giunge a Terrazzano nel dicembre del 1919 e vi rimarrà fino al 2 giugno del 1934, data della sua morte, a soli 52 anni d'età.

Viene descritto come un uomo alto, magro, apparentemente burbero, ma dal cuore d'oro. Al suo arrivo a Terrazzano, la situazione spirituale si può definire stagnante o addirittura pessima. Don Giuseppe non si lasciò scoraggiare e dopo pochi giorni dal suo arrivo iniziò l'attività pastorale con le Sante Quarantore. Le successive missioni, programmate per l'11 aprile del 1920, vennero rinviate per motivi di opportunità politica e furono sostituite dall'Ufiicio Generale dei Morti. In settembre celebra la festa di san Maurizio, con l'intento di riportarla alla sua dimensione spirituale e di fede, sostituendo così, ad una festa quasi pagana, che da anni si celebrava, une festa prettamente cristiana, come scrive lui stesso. La festa fu rpeceduta da un triduo di predicazione e quando tutto sembrava andare per il meglio, alcune parole di padre Eustorgio da Verona, compromisero la situazione con i socialisti, che impedirono di suonare le campane al sabato e vietarono agli iscritti alla

cooperativa socialista di stendere le sandaline


Ma la situazione andava sempre più migliorando e don Giuseppe, dopo aver incanalato per la via giusta la situazione spirituale, cominciò le trattative con il comune di Terrazzano per ottenere la cessione dell'area necessaria alla Chiesa e alla casa parrocchiale.

Nel frattempo aveva iniziato le procedure per il passaggio a parrocchia della Chiesa di Terrazzano, attraverso l'istituzione del Beneficio parrocchiale. La pratica si concluderà il 14 settembre 1929 con il decreto arcivescovile che concretizza la erezione a Parrocchia della Delegazione Arcivescovile di Terrazzano e contemporaneamente il definitivo distacco dalla chiesa parrocchiale di Rho.

Il primo parroco fu naturalmente don Giuseppe Bianchi. Dato l'entusiasmo suscitato nella popolazione dalla notizia, don Giuseppe fu praticamente obbligato a fare il suo ingresso ufficiale. Tardava però a pervenire il riconoscimento da parte della Prefettura, che giunse solo nel 1933. Anche la Curia aspettò ben quattro anni per l'investitura canonica di don Giuseppe a parroco!
Mentre si occupava e preoccupava per la costruzione della nuova Chiesa, don Giuseppe si ammalò verso la fine della Quaresima del 1934 e fu costretto a letto. Si alzò solo il giorno di Pasqua per celebrare le funzioni con grande sforzo. A maggio fu ricoverato e dopo neanche quindici giorni morì. Il suo funerale fu celebrato il 5 giugno, anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

Dopo alcuni mesi nei quali la nostra parrocchia fu retta dal Prevosto di Rho come vicario spirituale, coadiuvato a don Rosolindo Milani e da don Romeo Airaghi, nel settembre del 1934 l'Arcivescovo nominò il nuovo parroco, nella persona di don Celso Pirovano (settembre 1934 - novembre 1935).
Don Celso completò la costruzione della nuova chiesa e iniziò i lavori per la nuova casa parrocchiale. Lavori apprezzati dal cardinal Schuster, che presiedette alla consacrazione della nuova chiesa e donò alla parrocchia un calice in segno di gratitudine alla buona popolazione di Terrazzano per il miracolo compiuto e anche le reliquie di san Celso, san Nazaro e san Bernardino da Siena.

Dal 12 novembre 1935 al 24 marzo 1946, il parroco fu don Alessandro Ronchi. La nomina ufficiale fu fatta il 15 dicembre e il 18 si presentò verso sera a Terrazzano e nella chiesa rivolse alcuni pensieri alla popolazione, che nel frattempo si era radunata spontaneamente.

Don Alessandro iniziò la pubblicazione del Bollettino parrocchiale, che veniva inviato anche ai nostri soldati.

Nel 1936 ottenne finanziamenti per la Chiesa di Terrazzano per un totale di 23.000 £. Poté così iniziare in primavera la costruzione della nuova casa parrocchiale, nonostante i debiti ancora esistenti per la nuova chiesa e il campanile.

Inoltre nel luglio del 1936 ottterrà dal comune di Rho quattro affreschi del Fiamminghino, provenienti dalla demolita chiesa di san Protaso a Milano.

Dette ufficialità alla pratica di recarsi al cimitero per il rosario nell'ottava dei morti.

Due furono i crucci di don Alessandro nei primi anni da parroco: la quasi totale assenza della popolazione maschile alla catechesi (dottrina festiva) e la profanazione del giorno festivo con lavori non necessari.

Nel 1938 iniziò la costruzione della cappella del cimitero per i suoi predecessori, don Spirito e don Giuseppe.

Ai debiti già esitenti, nel 1939 si sommò anche quello per l'acquisto delle nuove campane. Per due anni riscosse £ 2 per famiglia ogni domenica, con incaricati che passavano per tutti i cortili.

Si impegnò perché fosse garantito un colegamento diretto tra Terrazzano e Milano, dove molti si recavano a lavorare, e ottenne, nel dicembre del 39, dalla società Autostradale, l'isituzione del servizio che in 25 minuti trasportava i terrazzanesi fino all'Arco della Pace.

Provvederà anche all'acquisto di un organo dalla chiesa dell'Oratorio di san Luigi, che venne demolita a Milano. Istituì anche il doposcuola dalle ore 14 alle 17, durante le vacanze, con il permesso del comune di Rho di utilizzare un'aula scolastica.
Nel periodo 1940-45, Seconda Guerra Mondiale, vennero sospese le processioni per mancanza di cera.

Molti furono chiamati alle armi e il parrocco cercò di mantenere con loro una corrispondenza costante. La situazione in paese non va male, grazie ai soccorsi giornalieri e agli assegni famigliari. SI verifica però un'allontanamento dalla Chiesa sia da parte dei soldati, quando tornano in licenza, sia della popolazione civile, al punto che don Alessandro scrive: Anche i vecchi non intendono che il flagello della guerra è un castigo. Particolarmente drammatico fu il periodo della Repubblica di Salò, con l'aumento della miseria e della borsa nera e don Alessandro constata che nella popolazione non c'è alcuun ravvedimento né ritorno alla religione e che anche tra i vecchi la pietà è in decadenza. Nel 1944 e nel 45 la situazione peggiora a causa dei bombardamenti e degli scontri, mentre i cittadini sono costretti a montare di guardia notte e giorno alla linee ferroviaria e telefonica.
Con i disordini del 25 aprile, che interessarono solo marginalmente Terrazzano, al guerra finisce e la gente riprende le abitudini usuali. Si ballava per tre domeniche alternate. Il 19 agosto don Alessandro indisse una processione al cimitero e fece suonare le campane a morto dalle 20.30 alle 22.30. La Chiesa fu strapiena, mentre il ballo spopolato. Una parte esigua della popolazione si schierò decisamente contro don Alessandro. Per non radicalizzare la situazione, don Alessandro fu trasferito a Gorla Maggiore.
Terrazzano deve moltissimo a questo parroco, come dimostrò la massiccia partecipazione al suo funerale a Bellusco, suo paese natale.

Dal 14 luglio 1946 al 30 luglio del 1990 parroco di Terrazzano fu don Enrico Fumagalli. Fu accolto con grande entusiasmo da tutta la popolazione e il paese era tutto parato a festa per l'occasione del suo ingresso ufficiale, che avvenne, appunto, il 14 luglio del 1946.

Don Enrico prese in esame la realtà del paese settore per settore. A Terrazzano la situazione culturale era molto bassa: da pochi anni esistevano la 4a e la 5a elementare. Pochi svolgevano lavori impiegatizi, mentre la maggioranza della popolazione era composta da contadini e operai. I ragazzi erano buoni ma un po duretti e mal vestiti, dato che si viveva ancora nella scarsità del periodo bellico.

Don Enrico continuerà il "doposcuola" per non lasciare i ragazzi nelle strade. I due oratori, maschile e femminile, sono poco frequentati e le varie associazioni (Azione Cattolica, Figlie di Maria, Confratelli e Consorelle) o contano pochi aderenti o non svolgono nessuna attività di tipo spirituale. Le Consorelle sembrano servire unicamente come cassa mutua per i funerali delle iscritte.

Un problema per il parroco era avvicinare i giovani: dai 17 anni in su erano tutti iscritti al "Fronte della Gioventù", un'organizzazione con simpatie comuniste.

Durante la visita pastorale del 29 settembre 1946, il card. Schuster lo esortò con le parole: Ci vogliono le Associazioni, l'oratorio maschile, l'asilo...

Fondò la Nuova Cooperativa con Circolo San Maurizio e si mise alla ricerca dei terreni sui quali edificare asilo e oratorio maschile. Compratili dopo due anni, nel 1950 lancerà un appello alla popolazione perché si inizi a costruire la recinzione del terreno dell'asilo. Il lavoro viene svolto la sera e la domenica e dura fino alla fine di settembre.

L'inaugurazione dell'asilo avverrà il 27 settembre 1957.

Verso la fine degli anni '50, mons. Villa manderà a Terrazzano un giovane sacerdote vento, iscritto alla facoltà di lettere della Cattolica di Miano, don Giuseppe Vardanega, che si occuperà nel fine settimana dei giovani. Alla fine degli studi tornò a disposizione della sua diocesi e la sua opera fu preseguita da alcuni salesiani dell'istituto di Arese.

Sogno di don Enrico era sempre l'oratorio. Una volta migliorata la situazione economica del paese, potè intraprenderne la costruzione nell'aprile del 1985. Dopo alcuni anni l'opera fu compiuta.

A causa di problemi di salute, chiese di essere sollevato dall'incarico di Parroco e la sua richiesta venne accolta alla fine di luglio del 1990.

Il 1 settembre del 1990 arrivò il nuovo parroco, don Piero Salvioni. La prima messa a Terrazzano era già stata celebrata il 2 agosto e la quarta domenica di settembre, ricorrenza della festa patronale di san Maurizio, fece il suo ingresso solenne.
Il suo primo e fondamentale impegno pastorale fu quello di educare alla fede non solo ragazzi e giovani, ma anche gli adulti, con un insegnamento organico e sistematico della dottrina cristiana, allo scopo di avviare tutti alla pienezza della vita cristiana.

Dal 1 settembre 1998 al 31 agosto 2005, parroco di Terrazzano è stato don Mario Marangoni.

Oggi, dal 1 settembre 2005, parroco è don Nicola Ippolito, che attualmente è il responsabile dell'unità pastorale tra le parrocchie di Passirana e di Terrazzano.

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