Mercoledì 13 Dicembre 2017
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Sant'Ambrogio ad Nemus

Sant'Ambrogio

Treviri, Germania, c. 340

Milano, 4 aprile 397

Festa liturgica: 7 dicembre

La vita

Il culto

L'ordine

Patronati

Iconografia

La vita
Di famiglia romana cristiana, governatore delle province del nord Italia, fu acclamato vescovo di Milano il 7 dicembre 374. Rappresenta la figura ideale del vescovo, pastore, liturgo e mistagogo. Le sue opere liturgiche, i commentari sulle Scritture, i trattati ascetico-morali restano memorabili documenti del magistero e dell'arte di governo. Guida riconosciuta nella Chiesa occidentale, in cui trasfonde anche la ricchezza della tradizione orientale, estese il suo influsso in tutto il mondo latino. In epoca di grandi traformazioni culturali e sociali, la sua figura si impose come simbolo di libertà e di pacificazione. Diede particolare risalto pastorale ai valori della verginità e del martirio. Autore di celebri testi liturgici, è considerato il padre della liturgia ambrosiana. (Mess. Rom.)

La memoria di Sant'Ambrogio è obbligatoria per tutta la Chiesa, secondo il nuovo Calendario, ed è particolarmente solenne a Milano, che in questo giorno onora il suo grande Vescovo e amatissimo Patrono.
Ambrogio non era nato a Milano, ma a Treviri, nella Gallia, verso il 339. Era figlio di un funzionario romano in servizio al di là delle Alpi, e dopo la morte del padre la famiglia rientrò a Roma. Ambrogio studiò diritto e retorica, e intraprese la carriera giuridica.
Si trovava a Milano, quando il Vescovo morì, e da buon funzionario imperiale, cercò che fossero evitati quei disordini spesso provocati dalle tumultuose elezioni ecclesiastiche. Parlò con senno e fermezza nelle adunanze dei fedeli, perché tutto fosse fatto secondo coscienza e nel rispetto della libertà. Fu in seguito a questi suoi giudiziosi discorsi che dall'assemblea si alzò un grido: " Ambrogio Vescovo! ".
Ambrogio, che si trovava in quell'assemblea come funzionario imperiale, non era neppure battezzato, essendo soltanto catecumeno. Sorpreso e anche spaventato, proclamò dunque la sua indegnità; si professò peccatore, tentò perfino di fuggire. Tutto fu inutile.
Ricevette così il Battesimo, e, subito dopo, la consacrazione episcopale. " Tolto dai tribunali e dall'amministrazione pubblica - dirà il nuovo Vescovo - per passare all'episcopato, ho dovuto cominciare a insegnare quello che non avevo mai imparato ". Si diede perciò alla lettura dei Libri sacri, poi studiò i Padri della Chiesa e i Dottori, tra i quali sarebbe stato incluso anche lui, insieme con un giovane retore che, dopo dieci anni, egli stesso avrebbe battezzato: Agostino da Tagaste. L'opera di Ambrogio fu così vasta, profonda e importante, che difficilmente può essere riassunta. Basti dire che fu considerato quasi un secondo Papa, in un'epoca nella quale certo non mancarono alla Chiesa grandi figure di Vescovi.
Ma Sant'Ambrogio appariva più alto di tutti per la sua opera apostolica, benché fosse piccolo e delicato nel fisico quant'era grande nello spirito.
Egli, che veniva dalla carriera dei dignitari imperiali, sostenne dinanzi all'Imperatore, non solo i diritti della Chiesa, ma l'autorità dei suoi pastori. " Sono i Vescovi che devono giudicare i laici, e non il contrario " diceva, e tra i laici metteva, per primo, l'imperatore.
Un'altra massima dell'ex funzionario imperiale era questa: " L'Imperatore è nella Chiesa, non al disopra della Chiesa ". E le contingenze portarono Sant'Ambrogio ad applicare tale massima nei riguardi del grande e intollerante Imperatore Teodosio.
Quando Teodosio, in seguito all'uccisione del comandante del presidio di Tessalonica, fece trucidare - almeno così si disse - 7000 abitanti innocenti, il Vescovo non solo gli rimproverò il massacro, ma gl'impose una pubblica penitenza. Teodosio cercò di resistere. Infine cedé. Nuovo David, fece penitenza dall'ottobre al Natale.
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Patronato
Apicoltori, Vescovi, Lombardia, Milano e Vigevano

Etimologia: Ambrogio = immortale, dal greco

Emblema: Api, Bastone pastorale, Gabbiano
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Il culto
A Milano, il 4 aprile si celebra la deposizione di sant’Ambrogio, vescovo, che, nel giorno del Sabato Santo si addormentò nel Signore e andò incontro a Cristo vincitore della morte.
La memoria di sant'Amborgio si celebra il 7 dicembre, giorno della sua ordinazione, nel quale ricevette, ancora catecumeno, l’episcopato di Milano, mentre era prefetto della città.
Per sottrarsi all'elezione a vescovo, Ambrogio si nascose in una spelonca nel bosco (in latino nemus) nei pressi di Milano.
Vero pastore e maestro dei fedeli, fu pieno di carità verso tutti, difese strenuamente la libertà della Chiesa e la retta dottrina della fede contro l’arianesimo e istruì nella devozione il popolo con commentari e inni per il canto.
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L'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus (in latino Ordo Fratrum Sancti Ambrosii ad Nemus), o dei fratelli Ambrosiani, venne fondato a Milano e soppresso nel 1645.
L'Ordine sorse verso la metà del XIV secolo ad opera di tre ricchi nobili milanesi: Alberto Besozzo, Alessandro Crivelli e Antonio Pietrasanta. Animati da spirito di penitenza, i tre si ritirarono in una spelonca nel bosco (in latino nemus) nei pressi di Milano dove, secondo la tradizione, si era nascosto sant'Ambrogio per sottrarsi all'elezione a vescovo.
Alla comunità si unirono presto numerosi sacerdoti ed eremiti che progressivamente adottarono la vita cenobitica: la congregazione venne riconosciuta da papa Gregorio XI nel 1375, con l'obbligo di seguire la regola agostiniana e il rito ambrosiano. Inizialmente organizzati in conventi autonomi, vennero poi costituiti in ordine mendicante accentrato con la bolla di papa Eugenio IV del 4 ottobre 1441; l'ordine era presieduto da un rettore generale espresso da un capitolo che si riuniva ogni tre anni e la cui elezione era soggetta all'approvazione dell'arcivescovo di Milano.
Il principale convento degli Ambrosiani era quello adiacente alla chiesa milanese di San Primo (oggi trasformato nel Collegio Elvetico): un'altra importante casa era quella di Parabiago. Fuori dall'arcidiocesi di Milano esistevano solo due conventi, entrambi a Roma: quello di San Clemente e quello di San Pancrazio.
Il 15 agosto 1589 Sisto V promulgò la bolla con cui univa gli Ambrosiani agli Apostolini (o frati di San Barnaba); con il breve del 2 dicembre 1643, papa Gregorio VIII decretò la soppressione dell'ordine, confermata da Innocenzo X con la bolla Quoniam del 1º aprile 1645.
Sopravvivono i conventi delle Monache Romite dell'Ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus. Si tratta dei conventi di Bernaga - Perego (provincia di Lecco), Agra (provincia di Varese) e Revello (provincia di Cuneo, tutti di recente ri-fondazione. Il 14 dicembre 1963 infatti, con il sostegno dell'allora Arcivescovo di Milano Cardinale Montini (in seguito papa Paolo VI) madre Maria Candida con altre otto consorelle provenienti dal monastero del Sacro Monte di Varese tornarono a dare vita al monastero. In seguito dal monastero dei Bernaga due piccoli gruppi di monache sciamando dal loro monastero fondarono quello di Agra (25 marzo 1974) e in seguito quello di Revello (7 aprile 1986). I tre monasteri sono accomunati dalla stessa regola e costituzioni che riprendono l'antico ordine di S. Ambrogio ad Nemus. (cfr.A. RIMOLDI, Madre Maria Candida, Lativa).
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L'iconografia ambrosiana si è compiaciuta di rappresentare Sant'Ambrogio che scaccia dalla soglia della cattedrale l'Imperatore pubblico peccatore: in realtà l'azione del Vescovo si svolse tramite lettere e intermediari, ma il gesto resta ugualmente significativo, per indicare che né corona né scettro esonerano l'uomo dalla legge morale, uguale per tutti, e di cui sono giudici autorevoli soltanto i ministri di Dio e i pastori di anime.
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