Venerdì 20 Aprile 2018
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pasqua

Disponibili a scrivere un’altra storia

È possibile una storia nuova?

È dunque possibile una storia nuova? È possibile che uomini e donne in carne e ossa possano vivere una storia giusta, invece che sbagliata? Una storia di pace invece che di guerre? Una storia di speranza invece che di disperazione?

L’annuncio dell’accadimento inaudito della risurrezione di Gesù è la possibilità di una storia nuova o soltanto la rassicurazione che poi, alla fin fine, le cose andranno a finire bene?

Certo che sarebbe bello! Certo che sembra diffusa quell’aspettativa che talora si permette di sognare un mondo diverso, una fraternità che rende più facili i rapporti, una società dove sia più abituale e “naturale” che le cose vadano bene invece che male. Ma è un sogno per consolarsi o una possibilità alla quale dedicarsi?

La storia vecchia ci è venuta a noia.

La liturgia della domenica di Pasqua mette in evidenza i tratti di quella storia vecchia che ci è venuta a noia.

Ci è venuta a noia la storia fatta di lacrime e di assenze. C’è infatti un modo di vivere e di considerare la vita che, si potrebbe dire, va sotto il segno delle lacrime: “Donna, perché piangi? Chi cerchi? È la storia della rassegnazione, è la storia che mette nel conto come cosa normale che il giusto sia ingiustamente ucciso e che, in ogni caso, tutto quello che si può amare, quello che si può pensare, quello che si può fare finisca in un sepolcro. È la storia per cui la morale potrebbe essere: non ci resta altro che piangere. Gesù incontra la donna in lacrime e le apre la possibilità di un’altra storia.

Ci è venuta a noia la storia vissuta in attesa della rivincita. I popoli e le persone che soffrono l’ingiustizia, che sentono frustati i loro desideri, che sono umiliati nella loro dignità, se non vogliono accontentarsi di piangere, sono in attesa della rivincita, del giorno in cui gli altri la pagheranno, del giorno in cui finalmente si vedranno i giusti trionfare e i malvagi andare in rovina nel modo più disastroso. Forse questo atteggiamento guida i discepoli a domandare a Gesù: è questo il tempo in cui ricostituirai il regno per Israele? I discepoli sono in attesa di rivincita per il loro popolo e di posizioni di prestigio per se stessi. Questa aspettativa è contestata da Gesù. Del resto è una storia noiosa, tante volte riscritta e sempre tragica: i servi sono diventati padroni e i poveri, sono diventati ricchi, quelli che erano sottomessi hanno sottomesso gli altri. Ma dov’è la giustizia? Dov’è la pace? Dov’è il bene per tutti?

Ci è venuta a noia la storia vissuta di corsa, animata dall’impazienza. Si aspettano che il guadagno sia immediato, che i problemi si risolvano in un momento, che lo sforzo produca i frutti sperati prima che tramonti il sole. Corrono, si affaticano, sono nervosi e pretenziosi, come i discepoli di Gesù: è questo il tempo? È adesso? Gesù contesta l’impazienza e la pretesa di affrettare il raccolto e il giudizio: Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti. Del resto questo vivere di corsa ci è venuto a noia, questa impazienza si è rivelata una frenesia che consuma le forze e logora la voglia di viverpasqua2e. E molti, troppi finiscono per sedersi a lato della strada, dove tutti corrono impazienti, si siedono, si isolano in un tempo sospeso, in una solitudine inaccessibile, in un mondo virtuale. Non vogliono più avere fretta.

Attendere l’adempimento della promessa del Padre.

Gesù propone ai suoi discepoli un’obbedienza che possa dare inizio a una storia nuova. Gesù chiede ai discepoli di vivere l’attesa dello Spirito. La storia nuova si costruisce solo se si accoglie lo Spirito di Gesù: la grazia di vivere come Lui, di condividere il suo pensiero, i suoi sentimenti, il suo stile. Lo Spirito che è il dono della Pasqua è la vita di Dio che entra nella vita degli uomini e li rende capaci di compiere le opere di Dio. Perciò i discepoli sono invitati ad attendere l’adempimento della promessa. … Riceverete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi.

La storia nuova si scrive se ci sono uomini e donne nuovi. Perciò viene proposta la figura di Paolo: ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. Ci vorrebbe insomma qualche cosa come una conversione, per essere protagonisti di una storia nuova.

Perciò noi celebriamo i santi misteri: per invocare lo Spirito di Gesù che ci battezza con la forza e la luce del risorto e per essere disponibili alla conversione, per diventare persone capaci di scrivere una storia nuova.

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