Mercoledì 13 Dicembre 2017
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BENVENUTO FUTURO

omelia dell’Arcivescovo nella seconda domenica di Avvento con i protagonisti della scuola

1. Un titolo per indicare un cammino.

Sì, le parole del precursore Giovanni sono aspre ed esigenti, ma da quale intenzione sono dettate? A quale scopo mirano? Sì, le parole del profeta sono affascinanti e provocano il Salvatore di Israele perché non rimanga assopito, ma dove sta il loro fascino?

Sì, i protagonisti del mondo della scuola si affaticano ogni giorno in una impresa che li lascia spesso insoddisfatti e talora sembrano scoraggiati dalla complessità delle situazioni, ma che parola posso dire, facendomi voce della Chiesa, facendomi eco della parola di Dio scritta nel libro del profeta o gridata nel deserto da Giovanni il precursore?

Mi sembra che si possa enunciare un titolo e trarre ispirazione per un cammino.

Mi sembra che siamo tutti chiamati a levare il capo, alzarci in piedi e gridare: Benvenuto, futuro!

2. Come un cantico.

Benvenuto, futuro! Ogni giorno la gente che va a scuola, la gente che ha a che fare con i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, i giovani, con il suo lavoro, con la sua passione, con la sua fatica proclama: benvenuto, futuro! Ogni giorno chi va a scuola, chi si dedica alla scuola, contrasta i luoghi comuni che dichiarano perdente e inutile l’impegno educativo e dicono invece: benvenuto, futuro! Noi crediamo che valga la pena di gridare: preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ci appassioniamo all’impresa di accompagnare i ragazzi a vivere come protagonisti della loro vita e di quel pezzetto di storia che toccherà loro di attraversare. Benvenuto, futuro: noi crediamo che valga la pena di insegnare e di educare!

Benvenuto, futuro! Ogni giorno i genitori, i docenti, gli operatori nel mondo della scuola guardando in faccia i bambini, i ragazzi, gli adolescenti con cui hanno a che fare ne vedono tutta la bellezza e anche tutti i limiti, tutta la gioia e anche tutte le ferite, la loro mania di curarsi e il loro scriteriato trascurarsi e facendo sintesi di tutto proclamano: benvenuto, futuro! Noi continuiamo ad essere convinti che proprio questi ragazzi, proprio questi e non solo quelli dei secoli passati, invocano un aiuto per diventare uomini e donne, per imparare a farsi carico di sé e del mondo imparando a comunicare, imparando a pensare, imparando a lavorare. Certo tutti gli adulti avvertono che nel futuro non ci sono solo promesse, ma anche minacce; tutti intuiscono che sfide inedite e difficoltà impensate incombono sul futuro e proprio per questo sentono una sintonia con la parola inquietante del precursore Giovanni: già la scure è posta alla radice degli alberi. Ma la minaccia non è per fare paura, ma per urgere la conversione e l’impegno: non possiamo permetterci di perdere una generazione, non possiamo permetterci di perdere nessuno. Per tutti e per ciascuno vogliamo proclamare: benvenuto, futuro: noi abbiamo fiducia in queste giovani generazioni!

Benvenuto, futuro! Non è la retorica di un ingenuo ottimismo che vuole rassicurare un fascia di adulti smarriti e incerti su che cosa valga la pena di proporre, di insegnare, di promettere. Benvenuto, futuro: è lo stato d’animo di chi decide di credere a una promessa che non è un promessa elettorale, ma l’impegno di Dio per fare alleanza con l’uomo. Benvenuto, futuro! Non è la presunzione di chi pretende di essere il protagonista e l’artefice insindacabile e onnipotente della sua storia, perché confida nella sua scienza, nella sua ricchezza, nella potenza della tecnologia. È invece la parola della speranza di chi crede che il Regno dei cieli è vicino, non come una istituzione che domani si realizzerà sulla terra, ma come una presenza amica in tutte le epoche della storia, anche nel futuro. È parola profetica che contesta ogni arroganza, è parola incoraggiante che chiama al compimento, è parola esigente che chiama a conversione. Benvenuto, futuro: noi crediamo che

Dio opera nella storia come alleato del desiderio degli uomini e delle donne di essere felici.

Benvenuto, futuro! Non si tratta della corsa scriteriata che insegue la novità per la novità, ma del percorso audace e insieme saggio che si appassiona all’impresa di custodire il mondo e di renderlo più abitabile. Per questo il benvenuto al futuro si alimenta della cultura che fa tesoro del passato e si forma alla sapienza: legge gli antichi testi e ne trae spunto per non piegarsi agli idoli del presente; si esercita nel pensiero e si fa forte per resistere alle seduzioni dell’apparenza; impara a praticare le competenze di ogni genere per la passione di rendersi utile in qualche cosa. Insomma il benvenuto al futuro abita a scuola, se la scuola è all’altezza del suo compito. Benvenuto, futuro: noi siamo cultori di una sapienza che aiuta a sperare.

Con queste parole, quasi un cantico, si può forse tradurre la predicazione aggressiva di Giovanni il precursore, e la protesta del profeta, perché questa domenica è domenica d’Avvento e quindi è adatta all’esultanza fiduciosa: Benvenuto, futuro! La presenza tra i fedeli di “quelli della scuola” induce facilmente a considerare la scuola come un tempo di Avvento e a formularne l’identità come un cantico: Benvenuto, futuro!

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