In ascolto

Nella “cura dimagrante” da “troppismo” che siamo chiamati a vivere  nel nostro Avvento, non possiamo certo dimenticare che un alimento speciale non può diminuire, ma anzi deve assolutamente aumentare: è la Parola di Dio!

E’ nutrimento vitale per ogni battezzato, è luce che illumina i nostri passi, è acqua che disseta la nostra sete, è pane che sostiene il nostro vissuto.

Il Concilio Vaticano II, nella “Dei Verbum”, nel cap. VI, enuncia un principio fondamentale: “E’ necessario che tutta la predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura”.

Il nostro compianto Arcivescovo Carlo Maria Martini ha fatto della “centralità della Parola” il caposaldo di tutta la sua vita di battezzato e di pastore, indicandoci la “lectio divina” come pratica irrinunciabile del nostro essere cristiani.

Si tratta di una lettura che potremmo chiamare “spirituale”, fatta cioè sotto l’impulso dello Spirito Santo, grazie al quale “tutta la Scrittura è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia” (2 Tim 3,16). E’ una lettura che si lascia guidare da quello Spirito di verità che guida “alla verità tutta intera” ( Giovanni 16,13 ) e che “scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio” ( 1 Cor 2,10 ). Vuol essere dunque una lettura fatta nella Chiesa, nel solco della grande tradizione ecclesiastica, nel quadro di tutte le verità di fede e in comunione con i pastori della Chiesa.

In questo tempo, la liturgia dà vigore a questo Incontro con la Parola, proponendocela in abbondanza: ogni giorno, infatti, in tutto l’Avvento ambrosiano, siamo invitati a meditare su due letture dell’Antico Testamento più il Vangelo quotidiano.

E poi ci sono le nostre scelte personali, che non dovrebbero mai trascurare la Parola di Dio, che dovrebbero invece sempre avere una forte e decisa familiarità con la Sacra Scrittura.

In modo particolare chi vive un servizio nella Chiesa non può prescindere dall’ascolto costante della Parola; chi educa, chi è parte di un gruppo ecclesiale, chi vive la carità, chi vive qualsiasi forma di ministerialità trova la linfa del suo essere proprio disponendosi ad ascoltare Gesù che ci parla, qui ed ora.

Come popolo di Dio siamo infatti in attesa del Salvatore: L’Atteso parla a noi attraverso il Vangelo!

Ma noi siamo disposti ad ascoltarlo oppure diciamo di attendere, ma poi continuiamo come se non dovesse arrivare nessuno?

Apriamo dunque il nostro cuore e la nostra vita all’Ascolto, perché il Vangelo diventi davvero la guida ai nostri passi.

 

Il Signore vi benedica.                                                                                                                                    

  don Diego