Impazienza e resistenza

Omelia dell’Arcivescovo nella prima domenica di Avvento
con i portatori di difficoltà uditive

  1. Fino a quando?

Il tempo tribolato non passa mai, dura in modo esagerato. Chi non riesce a dormire nella notte, guarda l’orologio e sembra fermo tanto sono lenti i minuti. Chi aspetta un conforto o un sollievo, tiene d’occhio la porta: e non si apre mai.

L’infierire della natura sembra accanirsi contro i deboli e gli sventurati e ha una durata esagerata. Qualche cosa resterà ancora dopo tanto divampare di fiamme, soffiare di venti, diluviare di acque, tremare di terre, agitarsi di onde?

L’accanirsi del dolore quando tormenta la carne e quando angoscia l’anima sembra non stancarsi mai, sembra incrementarsi continuamente, senza pausa, senza pietà, senza speranza che sia presto finito.

Nel tempo interminabile della tribolazione si alza la preghiera, che è supplica o ribellione, protesta o invocazione: “fino a quando? fino a quando Signore?”

  1. L’impazienza.

La situazione che opprime, il male che non si è meritato, lo spettacolo della desolazione che si è stanchi di guardare, l’accumularsi delle disgrazie che risultano insopportabili, tutto contribuisce ad alimentare l’impazienza.

L’impazienza divora l’anima tribolata con l’agitazione che aspetta un esito che tarda troppo: quando, quando si potrà vedere la liberazione dal male?

L’impazienza inquieta l’anima tribolata con la suscettibilità di chi soffre dell’ingiustizia: perché a me e non agli altri? perché sono punito in questo modo, se non ho fatto niente di male?

L’impazienza irrita l’anima tribolata con il risentimento che cerca uno che ha colpa della tribolazione: che sia Dio? o che sia la vita? o che sia il destino? Ci deve essere un colpevole verso cui sfogare l’ira con la bestemmia, con l’insulto, con il “farla pagare”; e poiché Dio o la vita o il destino sono irraggiungibili talora l’anima tribolata si sfoga con chi è più vicino, con chi ha meno colpa e vive una impotente compassione: la mamma, il papà, i familiari, coloro che si fanno vicini.

L’impazienza rende intrattabili quando diventa agitazione, suscettibilità e risentimento e così chi ha più bisogno di prossimità e di aiuto finisce per ritrovarsi più solo e più abbandonato, perché, in realtà, si è reso insopportabile.

  1. Quando cominceranno ad accadere queste cose.

Il tempo d’Avvento si apre con una parola che viene da Dio e visita il tempo della tribolazione: tutte le mani sono fiacche, ogni cuore d’uomo viene meno. Spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente. Ognuno osserva sgomento il suo vicino: i loro volti sono volti di fiamma.

Che cosa dice Dio a questa terra tribolata? Che cosa dice Gesù ai suoi discepoli e alla gente del suo tempo immersi nel dramma della storia?

Dice all’impazienza: non è subito la fine!

Dice ai suoi discepoli: non lasciatevi prendere dall’impazienza. Piuttosto attrezzatevi per la resistenza, disponetevi alla perseveranza, continuate a scrutare il tempo, il cielo e la terra per riconoscervi i segni dell’avvicinarsi del Figlio dell’uomo.

Coloro che sono attrezzati per la resistenza e disposti alla perseveranza sono quelli che sono capaci di vivere le situazioni come occasioni.

Voi che resistete e perseverate nella tribolazione avrete occasione per dare testimonianza. I discepoli vivono ogni situazione come adatta per eseguire la missione ricevuta: alzano il capo e si rallegrano perché la liberazione è vicina; affrontano la persecuzione senza lasciarsi terrorizzare perché sono miti e disponibili alla benevolenza anche verso chi li fa soffrire, sono pronti alla solidarietà anche mettendo a rischi la propria vita, sono testimoni di speranza anche quando sono circondati dal disprezzo e dallo scherno. Non dicono parole proprie, ma parole che vengono da Dio: perciò benedicono e non maledicono.

Si è compiuto in loro quella trasfigurazione che ha operato il Cristo: ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Proprio questo è avvenuto: eravate tenebre, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce. Ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.

La resistenza può, per grazia di Dio, vincere l’impazienza.

La resistenza può, per grazia di Dio, illuminare la storia.

La resistenza può, per grazia di Dio, seminare speranza.