Il Signore ti custodirà…. Il saluto di don Diego all’Unità Pastorale

Salmo 121

Canto delle salite

Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto?
Il mio aiuto viene dal Signore:

egli ha fatto cielo e terra.
Non lascerà vacillare il tuo piede,

non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà,

non prenderà sonno il custode d’Israele.
 Il Signore è il tuo custode,

il Signore è la tua ombra e sta alla tua destra.
Di giorno non ti colpirà il sole, né la luna di notte.
Il Signore ti custodirà da ogni male:

egli custodirà la tua vita.
Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri, da ora e per sempre.

Carissimi,
“uscire ed entrare” è la dinamica che sono chiamato a vivere in queste settimane.

Il Salmo che ho voluto proporre è la Parola di Dio che più mi sostiene in questo frangente: “uscire” da una comunità per “entrare” in un’altra, anzi in altre due, con la certezza che “il Signore mi custodirà come un’ombra, alla mia destra”.

Da qualche giorno ho iniziato a camminare con voi, a condividere questo tratto della vita che il Signore, nella imprevedibilità del suo amore e nel disegno, misterioso e nello stesso tempo affascinante, della sua provvidenza ci dona di percorrere insieme nel solco di passi che ci hanno preceduti e nell’impegno di custodire, vivere e testimoniare la gioia, la novità e la bellezza del Vangelo in queste comunità cristiane.
Sono tanti i sentimenti che solcano ed affollano il cuore, gli occhi, la vita: dare voce ed espressione a tutti mi è difficile. Tutti li consegno e li affido al Signore e li depongo nel cuore della Madonna; vorrei solo condividere con voi alcune sia pur iniziali ma precise considerazioni.

Non posso non ricordare con gratitudine tutti coloro che avendomi preceduto nel ministero sacerdotale in mezzo a voi, vi hanno consegnato a me: i vostri parroci, i vostri preti, i vostri padri nella fede.
Insieme a voi e con voi, mettendomi al vostro fianco con discrezione, avendo già ascoltato in questi primi giorni di permanenza,  purtroppo ancora un po’ nomade,  spezzoni di storia vissuta, di tradizioni radicate, di desideri rimasti sulla soglia del compimento; avendo già raccolto alcuni pareri ed opinioni talvolta illuminati e altre volte discordanti, insieme a voi desidero e chiedo di camminare.

Chiedo il vostro aiuto e la vostra preghiera. La vostra pazienza e la vostra cordialità. La vostra franchezza e comprensione. Come saluto affettuoso e segno della mia volontà di vivere il mio essere “mandato” in mezzo a voi, unicamente nella fedeltà al Vangelo, vi riconsegno quelle parole del Vangelo a me tanto care, che altro non sono che le indicazioni di Gesù per poter davvero essere suoi discepoli: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (Mt 16, 24).

Il Signore, stando alla parola del Vangelo, non ci chiede prima di tutto di “organizzare” la Parrocchia, di attaccarci gelosamente a ciò che negli anni passati abbiamo realizzato, di mantenere il nostro orticello e la nostra iniziativa; non ci chiede, con l’arrivo del nuovo parroco, di mettere in mostra noi stessi, di perseguire obiettivi personalistici, di essere fantasiosi per “catturare” la gente o rifare ciò che ci sembra vecchio e datato…: no! Non ci chiede questo.

Ci chiede “semplicemente” di  lasciar perdere un po’ noi stessi e le nostre convinzioni, di vivere ogni giorno la nostra sequela, di scegliere Lui come guida, pastore, custode, ombra!!! Ci chiede, secondo le indicazioni pastorali del nostro Arcivescovo Mario nella nuova lettera pastorale, di fare che “ogni situazione diventi occasione”.

Padre, del Figlio e dello Spirito”.

Non è poco, anzi. Prima di tutto, Gesù, ci chiede questo.

Ci chiede di condividere il nostro cammino…non siamo solitari attraversatori di deserto impegnati a scorgere con la nostra fantasia le rotte migliori… ci chiede di essere uniti, di essere comunità nel rinnegare noi stessi, prendere la nostra croce e seguirlo….ci chiede di volerci bene, di comprenderci, di perdonarci, di coprire col balsamo della misericordia le nostre reciproche ferite, di portare su di noi quell’ amico o fratello che sembra rallentare il passo e talvolta porta ai limiti la nostra pazienza; di mettere a disposizione per il bene della comunità quei talenti che Lui ha dato a ciascuno di noi; di spendere un po’ di noi stessi a servizio dei bisogni e delle necessità della comunità e dei fratelli; di vivere il

Allora, solo così, potremo “costruire” insieme. Sulla roccia. Sulla solidità. Ne sono convinto. Allora, solo così, confidando ancora una volta nella Parola del Maestro, diverremo testimoni e missionari verso ogni fratello e uomo che, come noi e con noi, spezza e condivide il pane di questa nostra umanità. Allora solo così sapremo e dovremo dare linfa e genialità di carità alle opere e alle strutture che si rendono necessarie.

Sappiate sorridere allora, sappiate cantare parole belle, gioiose, di consolazione e di condivisione. Chiediamo solamente la saggezza e la grazia di non voler essere così presuntuosi da costruirci sentieri particolari e colmi di personalismo autoreferenziale quando, in realtà, la pienezza della nostra gioia di discepoli sta nel seguire i sentieri, le “orme” che Lui già ci ha tracciato e già ci ha preceduto.
Abbandoniamoci tra le braccia della sua Grazia e lasciamoci portare. Per camminare insieme. Per costruire insieme. Grazie a tutti voi bambini, giovani, anziani, malati, famiglie. Grazie per come quotidianamente mi accogliete, mi accoglierete e mi permettete di iniziare a camminare con voi; grazie perché ci siete, perché per me, pastore, siete il gregge di Dio; grazie per ciò che mi donerete di bene e in bene e, forse, per le eventuali, inevitabili gocce di sofferenza: grazie comunque!

Ed allora mettiamoci in cammino, ciascuno con i nostri doni, la nostra voce, la nostra pietruzza: se li condivideremo il Signore ci farà la sorpresa di una sinfonia, di un mosaico di comunione!

Il Signore vi benedica!

don Diego