Giubilei consacrate e consacrati Omelia dell’Arcivescovo

La vita consacrata: la pietra rimossa

  1. La ricerca sbagliata.

“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” (Lc 24,5).

C’è, infatti, una ricerca sbagliata. Finché uno vive cerca qualche cosa o cerca qualcuno. Ma c’è una ricerca sbagliata. La ricerca ispirata dalla rassegnazione alla morte si rivolge alle consolazioni palliative, mendica briciole di soddisfazione nel riconoscimento degli altri, nella sistemazione rassicurante, nel ruolo prestigioso, nella gratificazione di affetti possessivi.

Anche la vita consacrata si può lasciare ingannare dalla ricerca sbagliata, quella che non si aspetta più nulla da Gesù, ne coltiva la memoria come di un amore di gioventù, gli esprime affetto come sfogliando un album di vecchie foto, ne parla come di un maestro di vita apprezzato e passato. La ricerca sbagliata induce a rimpiangere l’assenza, a disporsi a vivere una vita che è piuttosto una sopravvivenza.

  1. La sapienza sbagliata.

La sapienza di questo mondo… dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla (1Cor 2,6).

C’è anche una sapienza dei dominatori di questo mondo: la sapienza sbagliata è quella basata su discorsi persuasivi di sapienza (1Cor 2,4). La sapienza sbagliata è quella che ha buoni argomenti per sedurre e convincere a tenersi lontano dalla verità di Gesù, occupando la mente e il cuore di pensieri mondani, di discorsi banali, di interessi per cose da nulla.

Anche la vita consacrata può essere sedotta dalla sapienza sbagliata. L’attrattiva dell’ultima notizia, l’interesse per l’evento curioso o clamoroso, il puntiglio di sentirsi più aggiornati o più acuti degli altri, talora può occupare la vita delle persone consacrate con tante chiacchiere, con un proliferare di pettegolezzi, con discussioni puntigliose e giudizi sprezzanti. La sapienza sbagliata è quella che invece di rendere sapienti rende conformisti e scettici, superficiali e disperati.

  1. Il rimorso sbagliato.

Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore” (1Gv 3,20).

C’è un modo di ripensare alla propria storia che fa nascere rimorsi sbagliati: i rimorsi sbagliati vengono da una ossessione nel ricordare i peccati passati, nel rimpianto per quello che poteva essere e non è stato, nella constatazione deprimente di risultati troppo mediocri, nel rammarico per rapporti che si sono spezzati e mai più ricostruiti. I rimorsi sbagliati sono quelli che invece di rendere umili, inducono alla depressione, invece di condurre a decisioni di riconciliazione coltivano il risentimento e le rivendicazioni. I rimorsi sbagliati avvelenano anche le feste, inquinano anche le gioie, impediscono la speranza perché trattengono nel passato e nello scoraggiamento.

  1. Il crocifisso è risorto: rivelazione della sapienza di Dio, dimora della beatitudine promessa.

La celebrazione della fedeltà alla consacrazione è la testimonianza che la vita consacrata reagisce alla tentazione di cercare un morto, perché vive in comunione con il Signore Gesù, risorto, secondo la promessa; reagisce alla tentazione di lasciarsi sedurre dalla sapienza mondana, perché vive della contemplazione della manifestazione dello Spirito e della sua potenza (cfr 1Cor 2,4); reagisce ai rimorsi sbagliati perché si affida alla misericordia di Dio e “Dio è più grande del nostro cuore”.

Dio è più grande del nostro cuore, la sua misericordia è capace di penetrare ogni angolo della nostra vita, ogni momento della nostra storia per renderci partecipi della sua gloria: diventiamo dimora di Dio. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato (1Gv 3,24). Perciò il passato, il presente, il futuro di chi celebra nella fede la sua consacrazione è tutto orientato alla ricerca dell’incontro con il Cristo vivo: non è qui, è risorto.