Giornata diocesana Caritas e giornata mondiale dei poveri per la diocesi di Milano – Messaggio dell’Arcivescovo

Fratelli e sorelle,

anche se già abbiamo fatto tanto, possiamo dire che basta? Anche se siamo stanchi, possiamo difenderci dalla compassione che suscita in noi il grido del povero, dall’inquietudine di fronte alla prevaricazione dell’ingiustizia, da quell’ardore che lo Spirito di Dio suscita in noi? Chi vive in comunione con Gesù avverte che cresce lungo il cammino il suo vigore, secondo l’espressione del salmo che ho scelto come titolo della Lettera pastorale per questo anno.

Sono sempre stupito e grato per l’immensa generosità e creatività che esprimono le nostre comunità e gli operatori Caritas in particolare. Vi sono profondamente grato e soprattutto vi è grato il Signore Gesù: “l’avete fatto a me!”. Nella solennità di Cristo Re, Giornata Diocesana della Caritas, occasione per la Diocesi di Milano per vivere la Giornata Mondiale dei Poveri indetta da Papa Francesco, Gesù continua a visitarci, a stendere la mano e a premiarci: “L’avete fatto a me!”.

Se crescono i bisogni e si complicano le procedure, noi ci domandiamo come possano bastare le nostre forze. È la domanda già posta dai discepoli a Gesù, quando considerano la folla affamata e i due pani di cui dispongono. Raccogliamo quindi dalle parole di Gesù anche la risposta: crediamo alla sua parola e ispiriamo alla sua parola il nostro andare, perché la parola è lampada per i passi di chi cammina nel deserto; crediamo che il terreno delle nostre comunità sia buon terreno e perciò ci impegniamo a seminare inviti, proposte, parole che produrranno frutto, dove il 30, dove il 60, dove il 100 per uno; crediamo nella comunione dei santi e sentiamo l’incoraggiamento che ci viene dai santi nostri amici e quest’anno in modo particolare la presenza ispiratrice di san Paolo VI che ha indicato la priorità educativa di cui la Caritas deve farsi carico.

Mentre siamo pressati dal bisogno immediato cerchiamo di resistere alla logica dell’elemosina e contrastiamo la tendenza a ridurci ad una istituzione assistenziale di supplenza; rinnoviamo ancora l’impegno a costruire una mentalità ispirata al Vangelo. Nella pratica del buon vicinato, sappiate riconoscere coloro che soffrono e che fanno più fatica a vivere la quotidianità dei nostri giorni come testimoni fedeli al Vangelo. Siate una voce amica, una mano tesa, una irradiazione di fiducia per generare un cambiamento culturale e mostrare a tutti che si può vivere in modo diverso perché il Regno di Dio è già in mezzo a noi.

Siate benedetti e portatori di benedizione per tutte le persone che incontrate.