EDUCATI ALLA BELLEZZA

In queste settimane, dopo il tempo natalizio ed in attesa di entrare in Quaresima, la liturgia della Parola, attraverso la proposta di alcune pagine del libro del Siracide e della Sapienza come prima lettura della celebrazione eucaristica, ci invita a cogliere la presenza di Dio nella nostra vita a partire da ciò che ci circonda.

Attesa, trepidazione, capacità di meravigliarsi e di provare stupore anche per le piccole cose: quale formula più vincente per riconoscere la bellezza che ci circonda e imparare a goderne in maniera autentica? Eppure sembra che sia tutt’altro che scontato.

Sarà che nella frenesia spasmodica delle nostre giornate non troviamo più il tempo di guardarci intorno e di fermarci per un momento a contemplare un nuovo fiore che sboccia, il cielo stellato, il sorriso luminoso delle persone che ci sono accanto. Sarà che siamo continuamente sottoposti ad una sovra-esposizione di immagini e di rappresentazioni più o meno mirabolanti ed artificiali, che occupano interamente i nostri sensi e ci privano delle capacità di provare meraviglia per la bellezza semplice ed austera del creato.

Sarà che le brutture del mondo spesso offuscano il “bello” che ci circonda, spingendoci ad andare avanti per la nostra strada ad occhi bassi, per non permettere a quelle immagini di morte e di sfacelo di turbare i nostri sonni. Fatto sta che facciamo davvero sempre più fatica a riconoscere la bellezza intorno a noi, l’intima armonia del creato, che è specchio riflesso della perfezione del Creatore e del suo Amore per noi.

Eppure non è che improvvisamente siamo tutti diventati insensibili a tutto questo…c’è forse bisogno di riscoprire Qualcuno, di nome Gesù, che risvegli nei nostri cuori la “nostalgia del bello”, che ci offra un paio di lenti utili a riconoscere nel mondo quella bellezza che spesso guardiamo in modo superficiale e distratto, che ci ricordi quello che il Piccolo Principe impara a sue spese: che cioè la vera bellezza richiede cura ed attenzione e che tocca a ciascuno di noi proteggerla e custodirla. Ma ancora di più siamo chiamati a lasciarci guidare da Gesù a scoprire la bellezza che è dentro di noi, anche se appena abbozzata: solo chi sa vedere la propria luce interiore è capace di riconoscerne il riflesso nell’opacità della realtà esterna.

In effetti, la bellezza è un valore da coltivare sempre, a cui educarsi incessantemente. Occorre innanzitutto imparare a guardarci intorno con stupore e curiosità; ma serve ancor più comprendere che il bello da solo non sarebbe niente se non si avesse la capacità di risalire dalla sua manifestazione al suo artefice. Quando un bimbo esclama “che bello!”, sta invocando gli adulti a spiegargli da dove nasce quel che sta ammirando, perché la meraviglia possa trasformarsi in contemplazione, cioè in un atteggiamento che sta a monte di ogni esperienza autenticamente umana.

Vi è poi un’altra esigenza importante: uscire dal luogo comune tanto diffuso quanto fuorviante che suona all’incirca così “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Noi, come discepoli di Gesù e del Vangelo, abbiamo il dovere di continuare a credere – in controtendenza rispetto alla cultura corrente – che la bellezza è un dono universale, che viene dall’alto e soprattutto che il bene ed il bello sono di fatto inseparabili, nascendo e diffondendosi grazie all’Amore di Cristo Salvatore per ogni creatura.

 

Il Signore vi benedica                                                                                                                                                        don Diego