Corresponsabilità

Scriveva mons. Paolo Rabitti, Arcivescovo emerito di Ferrara: “Occorre una “centrale evangelica” cioè una raccolta di uomini e donne (anziani, adulti, giovani) così ricchi di Spirito, così appassionati per la Chiesa, così affiatati con i pastori, così competenti in umanità, così missionari nel loro cuore, da costruire un riferimento stimato ed amato da tutti, capaci di lavorare insieme alla costruzione di un umanesimo che risenta della novità cristiana”.

Sogno proprio così i nuovi Consigli Pastorali: li sogno “centrale evangelica”,  li sogno “motore trainante” della Parrocchia. Nessuno si senta estraneo a questo sogno. È terribile l’estraneità!
Mi auguro una partecipazione, una corresponsabilità (non solo collaborazione), una fraternità sempre più grande tra quanti frequentano e lavorano in queste nostre Parrocchie.
“La Parrocchia è fatta per tutti. Ricordatelo: è per voi, per ciascuno di voi; nessuno è dimenticato; tutti invece sono chiamati per nome, nessuno può rimanere assente”
(Paolo VI)

Ecco di seguito alcune riflessioni di mons. Franco Agnesi, vicario generale della nostra Diocesi Ambrosiana…proviamo a leggerle, facciamole nostre!!!!

1.Come camminare?

L’occasione del rinnovo ci può rimettere in gioco, guardando decisamente al domani, secondo i quattro tratti irrinunciabili che l’Arcivescovo Mario ha indicato, promulgando il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”.

Dimorare nello stupore. È una condizione spirituale che rende leggeri, lieti, contenti: suggerisce che l’esperienza cristiana è una grazia sorprendente. Prima dei doveri da adempiere, prima delle verità da imparare, prima dei problemi da affrontare, prima delle procedure da osservare, la convocazione di tutti i popoli sul monte del Signore è una festa da celebrare, una sorpresa che commuove e trafigge il cuore (cfr. At 2,37).

A proprio agio nella storia. Si è sperimentato che l’intraprendenza e la creatività, se vissute con costanza e saggezza, permettono di affrontare i problemi, di risolverne molti e di convivere con quelli che non si possono risolvere. Ci ha sempre accompagnato quel senso di responsabilità per i talenti ricevuti che impedisce di restare inoperosi e di pensare solo a se stessi.

Il forte grido. La vocazione a dare forma alla Chiesa di domani, vissuta nella docilità allo Spirito di Dio, impegna a percorsi di sobrietà, a forme pratiche di solidarietà, a una sensibilità cattolica che non tollera discriminazioni.

Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello (Ap 21,9). Le nostre liturgie, i nostri canti, la nostra poesia, le immagini della nostra devozione: ogni celebrazione accoglie il dono della comunione che ci unisce e invita ad esprimerlo con gratitudine e gioia edificando una Comunità che rivela nell’unità la ricchezza della pluriformità.

2.Ma è davvero possibile consigliare nella Chiesa?

Quanta gioia, quanta formazione ecclesiale nella partecipazione ai Consigli! Ma anche quante frustrazioni, esitazioni, paure bloccano l’assunzione di responsabilità nelle nostre Comunità!

Molti potrebbero essere i motivi di turbamento e di sfiducia che rendono rassegnati i cristiani; e lungo ci appare il cammino per un rinnovamento evangelico della Chiesa e delle nostre Comunità. Dobbiamo, quindi, accettare, con pazienza, di «lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione di risultati immediati».

Molti cristiani, poi, – forse anche alcuni, che già hanno fatto parte dei Consigli da rinnovare – sono scoraggiati dalle incomprensioni e dalla conflittualità, che si sperimentano nelle nostre assemblee.

Altri battezzati, ancora, potranno dire che non si sentono all’altezza di essere eletti e di assumersi una responsabilità nei Consigli.

3.Perché proprio io? Come posso partecipare?

Forse, nelle nostre Comunità ci si sente spesso “controparte” e “voce fuori dal coro”, invece di sentirci tutti dediti con passione e generosità alla vita e alla crescita di una Comunità. È ancora Papa Francesco, in Evangelii Gaudium, a ricordarci quattro punti di stile con cui consigliare. “Il tempo è superiore allo spazio”; “l’unità prevale sul conflitto”; “la realtà è più importante dell’idea”; “il tutto è superiore alla parte”. Questo stile orientato al bene comune e alla pace rasserena e incoraggia.

In questo cammino di evangelizzazione, infine, nessuna Comunità è sola. Ogni Comunità, infatti, sa di essere inserita dentro un cammino diocesano e di Chiesa universale, che ci impedisce di cadere nella lamentela e nel campanilismo. Questo «sentirci parte» della Chiesa ci fa acquistare respiro e ampiezza di orizzonti, recuperando anche speranza e prospettive (per tutti questi suggerimenti, cfr. EV, 223; 228; 231-237)

4.Che cosa è affidato ai Consigli Pastorali?

Ai Consigli Pastorali è affidata la cura che la comunità dei discepoli del Signore viva del rapporto con il Signore. Che sia una comunità che nasce dall’Eucaristia, che ascolta la Parola e che vive un clima di preghiera fedele e fiduciosa, nella persuasione che senza il Signore non possiamo fare nulla.

Inoltre, è affidata la cura che la comunità dei discepoli del Signore sia il contesto in cui ciascuno riconosce che la sua vita è una grazia, una vocazione, una missione. In particolare che l’Oratorio e la pastorale giovanile siano scuola di preghiera e percorso vocazionale accompagnati con sapienza e autorevolezza da adulti che si pensano come Comunità educante.

Infine, è affidata la cura che la comunità dei discepoli del Signore sia presente, nel contesto in cui vive, come il sale della terra, la luce del mondo, il lievito che fa fermentare tutta la pasta.  Con la creatività che la carità, la cultura, le feste e il buon vicinato ne siano segni semplici e luminosi.

Sono i passi, oltre quelli decisi da ogni singola Comunità, su cui si sofferma la Visita Pastorale, che il nostro Arcivescovo sta compiendo.

Ai Consigli per gli Affari Economici è chiesto sempre più, nella attuale situazione economica delle nostre Comunità, di far prevalere il «bene comune» della Comunità pastorale anche nella gestione dei beni economici. Dovremmo gradualmente superare il tempo, in cui ogni comunità parrocchiale – pur sapendosi inserita in una comunità pastorale – gestisca in modo strettamente privatistico i propri beni economici.

Il Signore vi benedica.

don Diego