Vivi, terra benedetta da Dio, vivi della vita di Dio! – Omelia dell’arcivescovo nel Corpus Domini


1. Vivi, Milano!

Vivi, Milano! Vivi, oggi! Non puoi solo aspettare che sia passata l’epidemia, che venga l’estate, che venga settembre, Vivi oggi. Vivi, non accontentarti di sopravvivere, di tirare avanti, di dire: “Vedremo, speriamo…”. Vivi con tutta la gioia di essere viva, con tutto la responsabilità di mettere a frutto le tue risorse, con tutta l’intelligenza di fare bene il bene. Vivi, città vivace, creativa, solidale, accogliente, colta, operosa! Vivi con quel senso della misura e del realismo che sanno della vita, della sua grandezza e della sua fragilità, delle sue ombre e delle sue luci. Vivi nell’inquietudine di non essere soddisfatta, città con gente troppo ricca e gente troppo povera, offri ai ricchi il cruccio di come restituire, infondi nei poveri la fierezza di una vita degna.

Vivi e resisti alla morte, contrasta chi sparge semi di morte, chi avvelena i nostri giovani convincendoli che le dipendenze siano divertenti, che la droga e l’alcool siano le medicine di cui hanno bisogno per vincere la tristezza, la depressione, la solitudine, lo smarrimento. Vivi e resisti alla stanchezza, contrasta chi suggerisce che è meglio essere soli, piuttosto che infastiditi dai bambini, che è meglio vivere di rapporti precari piuttosto che dalla fedeltà che accoglie la vita. Vivi e incoraggia chi genera vita, offri casa alla famiglia, offri ai bambini le condizioni per crescere, bene, insieme. Vivi, Milano, vivi!

2. Conosci, Milano.

Conosci, o Milano, e riconosci la grazia, che da sua divina Maestà è stata concessa a te e alla tua Diocese. (…)

Conosci: questa è la parola, …

Conosci dunque, o Milano, il beneficio che hai ricevuto.

Conosci da chi l’hai ricevuto.

Conosci te stesso, a chi è fatto.

Conosci finalmente le cause, per le quali ti è fatto. Non con spirito di mondo, ma con spirito che sia da Dio.

Conosci, Milano, quello che Dio ti ha donato; imperocchè l’uomo animale, dice l’Apostolo, non intende le cose di Dio, né altro spirito l’intende, che quello che è da Dio. A questa cognizione tutta ti è grandemente necessario aprir gli occhi. (Carlo Borromeo, Memoriale ai Milanesi di Carlo Borromeo, Milano 1965, p. 7)

Conosci, Milano! Riconosci che la tua vita, la tua gloria, la tua potenza, il tuo prestigio sono precari e insicuri se non trovano una radice più profonda delle tue qualità e delle tue risorse.

Ecco che cosa celebriamo noi, discepoli di Gesù, in questo momento solenne, ecco che cosa abbiamo da dire noi che ascoltiamo la parola del Vangelo a te, Milano, città che abitiamo con fierezza, a questa terra in cui ci sentiamo protagonisti, di cui ci sentiamo responsabili.

Abbiamo questa parola di Vangelo: Se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno … come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.

In questa tragedia che abbiamo condiviso e che continuiamo a soffrire, riceviamo la promessa di Gesù come una parola di speranza, come una rivelazione di sapienza, come l’indicazione di un cammino, per noi, per la città, per questa società.

Vorremmo essere per questo tempo testimoni di una speranza più grande e più affidabile dell’aspettativa ingenua o generica di chi dice: “tutto andrà bene” oppure: “vedremo, faremo, cercheremo”.

Sentiamo la responsabilità di vivere della speranza che si affida alla promessa: se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno!

3. Ascolta, Milano!

Questo vorremmo dire alla città secolare, alla città che ama pensare, alla città che vive di un passato glorioso, alla città che non si arrende, alla città che guarda con realismo alle sue risorse, alle sue potenzialità e ai suoi limiti: ascolta, Milano, la voce del Signore! Dentro l’alluvione di parole che ti ha sommerso insieme con l’epidemia, c’è un silenzio che ti invita alla pace, c’è un sussurro si un vento leggero che ti chiama a prenderti il tempo di ascoltare, di domandare, di ascoltare le riposte. In questa confusione c’è la presenza di Dio e della sua promessa, la promessa della vita eterna.

Questo vorremmo dire alla città distratta, alla città scoraggiata, alla città disperata, alla città smarrita: ascolta, Milano, la voce del Signore, la sua promessa, apri gli occhi per riconoscere la presenza sorprendente della provvidenza di Dio anche nelle tribolazioni: non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile, che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri.

Questo vorremmo dire alla città dispersa, alla città sospettosa, alla città dove la gente teme l’incontro, dove la convivenza è complicata, dove l’intesa è faticosa: Ascolta, Milano la voce del Signore, che semina in te un principio di comunione, una vocazione all’incontro. Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane.

Ecco perché celebriamo l’Eucaristia in questa festa del Corpus Domini, ecco perché sostiamo in adorazione, perché vogliamo ascoltare la voce del Signore, perché vogliamo imparare a essere eco di questa voce nella vita di questa città che si sta riprendendo dal trauma e si domanda che cosa sia successo.

Vorremmo dire: ascolta, Milano, il Signore c’è e ti parla e ti promette vita eterna; ascolta e riconosci motivi per aver fiducia nella provvidenza; ascolta e ricevi grazia e forza perché dei molti si posa fare un unico popolo, un cuor solo e un’anima sola.