CONSOLAZIONE E SPERANZA

Carissimi,
entriamo in questa nuova settimana con il cuore e la preghiera rivolti ai Santi e ai defunti.
Sono giorni, questi, in cui ciascuno viene sollecitato a guardare alla propria vita, alla propria biografia con animo riconoscente e grato nei confronti di tutti quei “testimoni” che hanno solcato e plasmato la propria esistenza di uomo e di cristiano: sono i volti, le parole, i silenzi, gli esempi dei nostri cari, dei nostri amici e di tutte le persone che ci hanno preceduto “nel segno della fede e dormono il sonno della pace”.
Sono giornate di preghiera, di riflessione, di consolazione, di speranza.
Sono giorni in cui tutti ci sentiamo più uniti e più solidali
perché avvertiamo quella “uguaglianza” di fronte alla morte a cui nessuno può sottrarsi.
Sono giorni in cui, i credenti, nella preghiera e nel pellegrinaggio al “Camposanto”, ravvivano la loro speranza, rinnovano la loro fede nella “vita eterna”, rinvigoriscono la loro fiducia e la loro consegna a Gesù, il Signore Risorto, che “ha vinto la morte ed ormai non muore più”.
Sono giorni in cui, nelle nostre famiglie, avvertiamo tutto il bene che i nostri defunti, vivi nel Signore, ci hanno voluto e ci vogliono: e sorgono in noi, ancora più impellenti e struggenti, la sofferenza del distacco ed il bisogno della gratitudine e della riconoscenza.

Siano davvero, questi giorni, colmi di tanta preghiera!

È giusta e doverosa la cura delle tombe… ma necessario, per noi cristiani, è il suffragio della preghiera ed il proposito di custodire con fedeltà quei “valori”, quel “bene” che i nostri cari ci hanno insegnato ed hanno deposto nel nostro cuore… Non lasciamoci “distrarre” dalla tentazione dell’esteriorità, ma proponiamoci l’impegno ed il “regalo”, ai nostri cari defunti, di una preghiera più costante, quotidiana e di una Santa Confessione e Comunione ben fatte.

Sono giornate che ci conducono sulla soglia della vita: tutto si conclude con la morte o si spalanca la pienezza, l’eternità dell’amore di Dio che ci fa risorti con il suo figlio Gesù?
E’ la domanda radicale ed essenziale che queste giornate ci consegnano.
Dalla risposta a questa domanda si dispiega il senso ed il modo del nostro vivere giorno per giorno, delle scelte piccole e grandi con cui camminiamo e costruiamo il percorso della nostra vita.
Ascoltiamo nella profondità e nella trasparenza del nostro cuore ciò che la Parola del Signore e la Chiesa ci dicono: “Chi crede in Me, ha la vita eterna”; “Se moriamo con Cristo con Lui risorgeremo”; “Credo la risurrezione della carne e la vita che verrà”.
Ascoltiamo le parole ed i silenzi dei nostri “morti”; la semplicità della loro esistenza fatta di tanta fatica ma vivificata dalla certezza della fede e dalla dolcezza della carità…
Ascoltiamo i nostri “morti”… Non sono, le loro, parole del passato…
Sono, le loro, le parole che ci consegnano la sapienza della vita, della pienezza della vita.

– In ogni domenica e festa di “precetto” il Parroco è tenuto a celebrare una S. Messa “pro populo” cioè per tutti i vivi e defunti della Comunità (appunto “pro populo”) che il Signore, attraverso il Vescovo,
gli ha affidato.
E, in questa Santa Messa, ci siete tutti, proprio tutti, ad uno ad uno: vivi e defunti….tutti li porta sull’altare e tutti li consegna e li affida all’amore e all’efficacia del sacrificio redentore di Cristo!

– È un atto di squisita e grande carità celebrare Sante Messe a suffragio dei nostri defunti. È il modo più vero e più efficace per esprimere la nostra gratitudine verso i nostri defunti ed è la maniera più necessaria ed utile per “fare del bene” ai nostri cari morti. Che li portano in Paradiso sono appunto la preghiera, essenzialmente la Santa Messa, sacrificio di Cristo, e le opere di carità che noi compiamo in loro suffragio. Ed è bello che ciascuno di noi avverta questa esigenza, questo “dovere” di far celebrare la Santa Messa di suffragio per i loro morti, soprattutto in occasione di un loro anniversario (nascita, onomastico, giorno della morte).

Ciò che conta è suffragare i nostri morti: se poi non cade nella data prefissata il problema è relativo. Alla celebrazione deve accompagnarsi l’impegno a seguire il loro esempio di vita: continuando a volerci bene nelle nostre famiglie, a praticare con fedeltà i loro insegnamenti…

– Da ultimo ricordo che la Chiesa mette nelle nostre mani la possibilità di fare un grande dono ai nostri morti applicando loro il beneficio dell’“indulgenza plenaria”:
“Il giorno 2 novembre, Commemorazione di tutti i fedeli defunti, i fedeli che visitano una Chiesa o il “Camposanto” pregando per i defunti possono acquistare l’indulgenza plenaria.
Durante tutta l’ottava, i fedeli che devotamente visitano il Camposanto e pregano per i defunti possono acquistare l’indulgenza plenaria”.

Che cos’è l’indulgenza plenaria?
È quel dono straordinario che la morte redentrice di Cristo ci fa liberandoci non solo dalla colpa dei peccati commessi, ma anche dalla pena che il peccato esige per essere riparato e che, se non l’abbiamo espiata durante la vita terrena, resta come un debito di cui dobbiamo “purificarci” in Purgatorio.

Ebbene la Chiesa, nella sua sollecitudine di amore misericordioso per i suoi figli vivi e defunti, in determinati giorni e a ben determinate condizioni, attinge al tesoro della grazia della morte e risurrezione di Cristo e ne fa dono a noi.
Quali sono le condizioni richieste?
– Visitare la Chiesa o il Camposanto pregando per i defunti.

– Santa Confessione e Santa Comunione da fare nell’arco di tempo di una quindicina di giorni.
– Pregare secondo le intenzioni del Papa

Il Signore vi benedica            

don Diego