A CIASCUNO DI NOI…

Carissimi,

trascorse le festività natalizie che ci hanno, ancora una volta, “incantato” il cuore e la vita con la “grazia” di un Dio che si fa Bambino, eccoci immersi nell'”oggi” della nostra vita di ogni giorno, con i nostri impegni, le nostre responsabilità, i propositi a cui il Natale di Gesù ci ha sollecitati per dare alla nostra vita cristiana la trasparenza ed il fulgore di una fede, di una speranza e di una carità che ci riempiono di Dio.

La fede, la speranza, la carità – virtù teologali – costituiscono l’ossatura della nostra vita cristiana che è tale nella misura in cui è “di Dio”.

Per cui il primo compito che abbiamo è quello di “sprigionare” attorno a noi ciò che è “di Dio”, il suo amore, la sua tenerezza, la sua misericordia. Ed è l’augurio e la preghiera che invoco per la nostra comunità, per le nostre famiglie, per ciascuno di noi.

Anno nuovo: nuovi desideri, nuove paure.

Nell’antica Roma, gennaio era il mese sacro a Giano, il dio degli inizi, degli ingressi, delle aperture: la sua immagine veniva posta sopra le porte. Giano era bifronte, guardava indietro e guardava avanti, come a dire che non c’è progetto senza memoria.

Auguro  a ciascuno di noi questo sguardo che sa andare al passato con tutto quello che abbiamo fatto, scelto, costruito…

Insieme auguro  a ciascuno uno sguardo al futuro, auguro sogni nuovi, traguardi nuovi, per non rischiare di ripiegarsi sul passato. Auguro a ciascuno il gusto della ricerca, dell’oltrepassare il “si è sempre fatto così”, dell’osare strade nuove… i Magi insegnano. Nella certezza che si può, si deve ricominciare. Nella certezza che il nostro Dio non ci “inchioda” ai nostri errori: non ci chiede da dove veniamo, ma dove vogliamo andare.

Infine auguro a ciascuno di sentire su se stesso lo sguardo di Dio: “Lo sguardo che Dio posa sull’uomo ha la dolcezza di un bacio”, scriveva il santo Papa Giovanni Paolo II.

E auguro a ciascuno di avere questo sguardo su se stesso, sulle persone, sul mondo.

“Il pittore di icone bizantine, dopo aver pregato e digiunato, prepara la tavola di legno con alcuni strati di gesso bianco. Quando il fondo è liscio e candido, egli stende su tutta la tavola una foglia d’oro. Ed è come stendere la luce diventata materia. E’ come mettere l’eternità diventata solida. Ed è solo quando la tavola vestita di luce è diventata luminosa che il pittore stende a strati successivi il colore e le figure.”

La icona bizantina è la nostra immagine, è la nostra icona. Noi siamo così, come immagini dipinte da Dio su un fondo d’oro. Sotto un’apparenza oscura o festosa, ogni uomo sorge da un fondo d’oro, luminoso e prezioso, che è la sua somiglianza con Dio. La vita è questo: la gioia e la fatica di liberare tutta la bellezza che Dio ha posto in noi, liberare tutta la luce che è sepolta in noi. Cammino liberante e ascendente, cammino positivo e trasfigurante; in fondo, cammino di felicità…

Là dove è caduto il colore, dove c’è stata abrasione o ferita, non è il vuoto che appare, ma l’oro. La caduta di frammenti, la fragilità, il peccato diventano una breccia attraverso cui può apparire il nostro oro profondo.

Auguro a ciascuno la gioia e la fatica di liberare tutta la bellezza che Dio ha posto in ognuno di noi.


Il Signore vi benedica                                                                                                                                                                                         don Diego